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Non saranno certo loro a tirarci fuori dai guai…

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Sperare che personaggi come Di Maio, Salvini o Berlusconi possano davvero risolvere i crescenti problemi della società italiana, significa non aver ben chiara la vera origine di quegli stessi problemi: ostinarsi a restare in quest’Europa ci porterà al disastro completo, come la Grecia col voltagabbana Tsipras.

 

Di GIANNI RALLO

 

Il 4 marzo, il popolo italiano ha espresso la sua rabbia rispetto alle politiche fin qui adottate da governi imposti - per mezzo di ricatti, minacce, manovre di borsa e politici di buona volontà - da Bruxelles.

Ben pochi hanno ormai dubbi su questa lettura delle recenti e meno recenti tornate politiche.

Il fatto che persino i mass media ufficiali si pronuncino – con tutta la prudenza del caso, si capisce – in questo senso, la dice lunga su come stiano veramente le cose.

E’ probabilmente per questo che l’establishement europeo, che di fatto è il nostro vero governo, ha visto di buon occhio l’assillante ed esclusivo sfilare, durante la campagna elettorale, delle tre sole possibilità di scelta che sembravamo avere a disposizione: la destra razzista e antieuro (ma europeista), opportunamente infiltrata dalla mummia di Arcore (ormai pronta a tutto pur di rientrare nelle grazie di quell’Europa dalla quale ha, a suo tempo, avuto il duro benservito che sappiamo) in modo da poterne smorzare gli slanci “populisti” (o, al limite, sfasciare il centrodestra, come pare stia accadendo), il Movimento 5 stelle, portatore di tutte le possibili promesse ma - previo disciplinato pellegrinaggio del suo candidato premier negli Usa e in Germania - garante della non uscita dell’Italia dall’Euro (vera causa, però, della sua progressiva rovina), e un prediletto PD, padre di autentici guardiani di quello stesso Euro, meritevole di tutto il sostegno possibile e al quale lo stesso Berlusconi rivolge uno sguardo di pressante invito al sostegno esterno, sostegno che, col nuovo corso Martina, sembra disponibile senza rimorsi.

A questo PD l’Europa (questa Europa, sia chiaro) deve, non dimentichiamolo, l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione al tempo del massone Monti (con il benevolo appoggio per senso di responsabilità di uno svagato Bersani) – il che rende vani molti dei princìpi sanciti nella prima parte della Costituzione stessa –, l’annullamento dell’articolo 18 e il Job Act (con lo scopiazzamento, non solo linguistico, di pessime consimili regole americane da parte di un focoso Renzi “facciotuttoio”) che ha, di fatto, precarizzato il lavoro, abbassandone il costo e rendendo ricattabile il lavoratore, cioè sfruttabile a piacere.

Checché se ne voglia dire.

Ora questa rabbia sembra destinata ad impantanarsi nel solito giochetto dell’”acchiappapoltrona” che ben conosciamo (il fatto di ritrovarsi una Boschi o il figlio di un De Luca in Parlamento, tanto per dirne una, dovrebbe aprire gli occhi anche ai morti).

La ricerca di equilibri, compromessi, dialoghi (puntualmente negati ma spudoratamente in corso), accordi, condizioni e cedimenti porterà probabilmente ad una situazione di “responsabile equilibrio” in vista di prossime elezioni, quando il giochetto, cambiate le regole a vantaggio di qualcuno, ricomincerà: basta che gli Italiani non si rendano conto della vera causa delle loro disgrazie (l’Euro, ripetiamolo, cioè il denaro dato a prestito dalla BCE e da restituire ad interesse: ecco le origini di un debito pubblico che non dovrà né potrà mai scendere; solo così potranno tenerci legati all’infame meccanismo che negli anni Ottanta ha distrutto il Terzo Mondo), che non si facciano venire in mente di volerne uscire, che non pretendano di recuperare la propria sovranità monetaria, cioè politica, che non comincino, insomma, a pensare con la propria testa.

Ogni governicchio avrà , allora, come quello precedente, un compitino da svolgere, cioè un altro pezzo di democrazia da distruggere.

Forse l’articolo quinto della Costituzione (obiettivo fallito dal precipitoso Renzi), forse la privatizzazione o svendita a stranieri di altri grandi pezzi dell’economia italiana, dell’acqua, dell’aria, del pensiero, magari (e non sto scherzando)? O quello di entrare in guerra - a fianco di Usa, GB, Francia e Germania – contro la Russia/Cina?

Non siamo forse andati a combattere in Niger per proteggere il gas francese?

Fatto trenta si potrebbe fare trentuno, perché no?

E qui siamo alle dolenti note. Nel senso che se qualche politico saltasse su a promettere che, a dispetto del resto del mondo, l’Italia sarà miracolosamente esente dalle pericolose variazioni climatiche, non ci vorrebbe molto a capire che sta mentendo: sarebbe palesemente assurdo.

E non è altrettanto assurdo promettere sviluppi, crescite, lavoro per i giovani, assegni a destra e a manca, futuri radiosi per un’Italia cacciata, a parte la faccenda UE, fino al collo in una pericolosissima situazione internazionale che non promette niente di buono a nessuno?

Forse la disastrosa globalizzazione di cui i più vanno euforicamente cianciando senza sapere di cosa realmente si tratti si fermerà agli italici confini, scatenandosi su altri popoli meno fortunati di noi, pentastellati o leghisti o del PD?

Vediamola questa pericolosissima situazione, al solito e per maggiore chiarezza, in modo schematico: non v’è dubbio che lo scontro tra il gigante Usa (e suoi alleati) e il gigante Cina (e suoi alleati) stia aggravandosi: gli Usa non vogliono cedere lo scettro del primato politico ed economico ad una Cina ormai incontenibile, e sono disposti – ben guidati in questa disperata direzione da un Trump ottuso e manipolabile come non mai – al tutto per tutto (vedi la storia dei dazi, ottimo innesco bellico, non sarebbe la prima volta);

il fallimento dell’operazione Corea del Nord ad opera dell’intervento cinese ha costretto, perciò, gli Usa a riaprire i giochi in Medioriente, attaccando Iran (importante alleato cinese) e Siria (importante alleato della Russia che, proprio in Siria, ha la sua unica base aerea in Medioriente);

la Russia, da una quindicina d’anni sottoposta al gioco dell’accerchiamento da parte di Usa e Nato, avverte però di aver messo a punto armamenti nucleari (i missili Avangard e Sarmat oltre a droni sottomarini dotati di testate nucleari) in grado di sfuggire ad ogni controllo Usa e di togliersi dalla testa l’idea di poter contare su una vincente riuscita al primo colpo (il cosiddetto first strike), in caso di guerra nucleare;

non solo, ma avverte di essere pronta ad intervenire immediatamente ad eventuale sostegno dei suoi alleati (leggi Cina e Siria);

la UE, da sempre contesa fra Usa ed Eurasia e sede della Nato, sarebbe, proprio per questo, la prima ad essere colpita, avverte la Russia (e non dimentichiamo che l’Italia ospita una cinquantina di basi Nato);

in questo quadro, la vicenda della spia russa avvelenata dal gas nervino in Inghilterra potrebbe benissimo fungere da ulteriore motivo scatenante per una guerra che avrebbe ben altre motivazioni (stesso meccanismo d’inizio delle due scorse guerre mondiali, d’altra parte): le alleanze sono infatti subito scattate (e noi in mezzo, costretti a schierarci coi nostri padroni tedeschi e americani);

allarghiamo il campo e passiamo a notare che la Nasa si propone di accelerare le operazioni di installazione di una base umana su Marte, così da poter salvare la specie umana in caso di guerra nucleare (cosa sanno che noi non sappiamo?);

ancora: il fondamentale libro “Le nuove povertà” del compianto Zygmund Bauman ci avverte con estrema chiarezza e crudezza che nel mondo globalizzato non c’è più posto per la nuova valanga di disoccupati – diventati “esuberi”, in più, inutili, non più necessari – e che non essendoci più colonie dove “esportarli”, si pone il serio problema di cosa farne;

in tutto il mondo il lavoro umano è sempre meno necessario alla produzione robotizzata, il divario fra ricchi e poveri è sempre più scandalosamente ampio (il 2/3% della popolazione mondiale ne detiene il 90% della ricchezza), il movimento di masse di disperati alla ricerca di una possibilità di vita è destinato ad aumentare;

c’è da stupirsi allora se, in questo contesto, si “scopre” una misteriosa Malattia X, nascosta in un laboratorio segreto, che potrebbe uccidere milioni di persone senza possibilità di intervento da parte degli Stati?

C’è da stupirsi se si paventa la possibilità che qualche “organizzazione terroristica” potrebbe violare quel laboratorio e diffondere questa malattia?

Non c’è parecchio da riflettere, invece, sapendo che nel 2012 la giunta di Kiev (Ucraina) ha concesso al Pentagono di poter installare sul suo territorio ben tredici laboratori militari dediti allo studio di agenti infettivi (vaiolo, antrace, botulino, etc.) e che la popolazione locale ha dovuto registrare una enorme quantità di morti per motivi misteriosi?

Si potrebbe continuare fino alla nausea, ma voglio terminare ricordando che l’attuale, disastrosa situazione mondiale è dovuta, in grandissima parte, a due meccanismi che, distruggendo il sistema finanziario e produttivo precedente, hanno aperto le porte ad una globalizzazione senza freni che non lascia presagire niente di buono: questi due meccanismi sono la digitalizzazione della finanza, cioè la possibilità di spostare, con un semplice clic, capitali enormi da una parte all’atra del mondo alla ricerca del massimo profitto a discapito di ogni altro effetto collaterale (disoccupazione di massa, abbassamento dei salari, delocalizzazioni, destabilizzazioni politiche e sociali, guerre, cambiamenti climatici, inquinamento, etc.), e la robotica, cioè la possibilità di sostituire il lavoro umano, anche quello intellettuale, con macchine o software.

I grandi manovratori e gli stessi specialisti del settore avvertono che, se anche qualche nuovo lavoro è possibile crearlo, mai si potrà assorbire l’enorme massa di disoccupati che questo sistema produrrà.

Che farne, dunque, considerando che soldi per il welfare non ce ne vogliono più essere (altra questione che sarebbe da vedere meglio)?

Ora ce li vedete, voi, il povero e raggiante Di Maio, il duro e puro Salvini e l’inquietante mummia parlante di Arcore (lasciamo stare Renzi che, fosse per lui, avrebbe già risolto tutto) alle prese con le enormi questioni che solo uno Stato sovrano e capace potrebbe tentare di affrontare alla ricerca del minor danno possibile per i suoi cittadini?

Piccola bibliografia:

Le nuove povertà, Sygmund Barman, Castelvecchi, 2018

Cartismo, Thomas Carlyle, Liberilibri, 1999

Noi moderni, Alain Finkielkraut, Lindau, 2011

La disuguaglianza programmata, Ruggero D’Alessandro, Carocci editore, 2015

Panopticon, Jeremy Bentham, biblioteca Marsilio, 2009

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