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La bufala della zona franca integrale per la Sardegna

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dal Vulcano n° 94

 

di ALBERTO NIOI

 

Sarà che le elezioni regionali si avvicinano, sarà che in Catalogna le spinte secessioniste stavolta sono state (inutilmente) più forti, sarà l'agitazione di molti movimenti autonomisti europei, fatto sta che è riemerso, dall'oblio in cui era finito, il tormentone della zona franca: aiutooo!

Indipendenza e zona franca in Sardegna fanno il paio si sa: mancando l'una si rivendica l'altra, ergo ripartono le rivendicazioni.

Tutti la chiedono, molti ne scrivono e nessuno di questi sembra capirne nulla.

A cominciare dal Movimento Zona Franca che in Sardegna è nato sulla scia di questa illusione collettiva, da esso stesso abilmente alimentata per altro.

Un Movimento che in verità sembra più una setta, bisogna ammetterlo, guidata da persone che ormai hanno assunto il ruolo di capi spirituali e dalle cui labbra pendono migliaia di aderenti.

Personalmente ho una posizione molto critica su come agisce questa organizzazione, in virtù di alcune semplici considerazioni: la prima riguarda proprio l'argomento zona franca e come si affronti il dibattito, sovrapponendo concetti e termini che hanno tecnicamente significati differenti.

Chi dovrebbe, anzichè portare chiarezza, produce minestroni di regolamenti, sentenze, leggi statali e regionali che sembrano fatti apposta perchè la gente non ci capisca nulla.

Mi chiedo: questo è il risultato di una strategia consapevole o l'esito inconsapevole del lavoro di persone inadeguate? Chissà, in ogni caso la cosa è grave.

La seconda considerazione che faccio è che troppa gente si lascia imbonire senza dimostrare un minimo di senso critico, per semplice pigrizia.

E' vero che molti aderenti al movimento potrebbero non avere adeguati strumenti per decifrare tutte le panzane che vengono loro propinate, ma è altrettanto vero che non è per tutti così, sarebbe sufficiente leggere qualche pagina per avere maggiore contezza sul tema.

In sostanza non c'è confronto, non si elabora alcun pensiero, tutti vengono imboccati da pochi.

A ciò si aggiunga l'evidente ambizione dei registi di questa operazione di convertire il riscontro ottenuto in questi anni in consenso politico e quindi in posti all'interno delle istituzioni.

Basta vedere il logo del Movimento Zona Franca per rendersi conto che non c'è praticamente differenza con un simbolo di partito, è già pronto per essere inserito nelle schede elettorali.

Riporta anche il nome del suo leader.

Di solito, quando questo succede, un Movimento di cittadini ha già perso le ragioni della sua esistenza avendo mutato la sua natura originaria.

E meno male che almeno gli organi di informazione ci vengono in soccorso per dipanare questa intricata matassa della zona franca.

Si, si, come no. Dal sito dell'Unione Sarda on line di giovedì 2 novembre, titolo: Domusnovas è “Zona Franca”, il Consiglio comunale approva l'atto di indirizzo.

Nell'articolo si dà notizia della deliberazione fatta dal consiglio comunale con apparente enfasi, quasi a sottolineare un momento storico.

Quelle virgolette hanno un senso chiaro, ma ai più questa sottigliezza sfugge, e il quotidiano bene farebbe ad occuparsi in maniera chiara del tema.

Informare correttamente i lettori sulle concrete possibilità di realizzazione della zona franca integrale, sulla vera utilità di simili iniziative delle amministrazioni comunali, senza lasciare troppo spazio ai deliranti proclami di amministratori senza arte ne parte.

Perchè poi la gente legge e ci crede pure.

Fra le tante perle riportate dall'articolo leggiamo: << Non vedo perchè – dice il sindaco di Domusnovas Ventura – non possiamo avere le stesse condizioni favorevoli ottenute da Livigno, Bolzano, la Valle d'Aosta, rispetto ai quali abbiamo ben altri ed enormi svantaggi come l'insularità che non ci rende competitivi>>.

Il sindaco non lo vede il perchè, forse perchè non conosce come stanno le cose: Livigno ha solo 6000 abitanti, è posto al confine con la Svizzera e si trova a 1800 mt di altitudine, in mezzo alle montagne.

Gode sin dal 1500 di speciali deroghe in tema di tasse perchè da sempre questa località è rimasta interi inverni isolata dal mondo.

Solo nel 1952 è stata aperta l'unica via di comunicazione col territorio italiano, prima bisognava aspettare che si sciogliesse la neve.

C'è una certa differenza con la Sardegna.

Nella provincia autonoma di Bolzano (non a Bolzano) di zona franca neanche l'ombra.

Le tasse si pagano come nel resto d'Italia, con la differenza che questa provincia trattiene tutte le imposte statali, regionali e locali e in più è esonerata dalla solidarietà verso le regioni del sud.

La zona franca non c'entra nulla, ritorna il minestrone.

In Valle d'Aosta, anche qui, non c'è alcuna zona franca, non c'è mai stato accordo con lo stato e quindi tutto è fermo.

Esiste solamente un regime transitorio di benefici fiscali su una serie di prodotti di consumo (pochi) le cui quantità sono però contingentate, diciamo ad uso delle famiglie e che non sono in grado di incidere su iniziative d'impresa.

Sindaco Ventura, ma di cosa stiamo parlando?

Solo dichiarazioni rilasciate a “pera” senza un minimo riscontro, giusto per perorare una causa (quale?) e illudere le persone sul nulla.

Ma ovviamente il vero problema non è rappresentato dall'informazione che dovrebbe essere più attenta ai contenuti ma direi soprattutto dal lavorio del Movimento Zona Franca che affida alla rete la sua strategia di comunicazione.

Sono tanti soprattutto i video e le interviste che si possono trovare su internet, anche se non mancano pagine web scritte con lo stesso stile sconclusionato al limite del delirio.

Adesso pure su WhatsApp! Di recente, nello stesso giorno due diversi amici mi hanno inoltrato la videointervista di uno degli animatori del Movimento, rilasciata alla tv Alghero Channel.

Sono arrivato sino al minuto 1,30 poi ho spento perchè non ho resistito.

E' stata questa frase, la solita, a darmi l'input: << ... bisogna andare dal proprio commercialista e chiedere che trasmetta la dichiarazione d'intento che significa comunicare all'agenzia delle entrate che abbiamo intenzione di utilizzare un nuovo sistema fiscale che è quello che compete ai territori che hanno determinati svantaggi, come la Sardegna che è un'isola. Quindi sono i vantaggi fiscali che ci son stati già concessi quando nel 1998 lo Stato Italiano, dopo aver contrattato con l'Europa, ha emanato il decreto legislativo n°75/1998 nel quale ci sta scritto che TUTTA la Sardegna è stata dichiarata zona franca>>.

In primis mi sono riservato di verificare cosa fosse la dichiarazione d'intento, mi sembrava il minimo.

Ho scoperto che è la manifestazione espressa da parte di un“esportatore abituale”, attraverso un apposito modello ministeriale, di effettuare acquisti sul mercato nazionale, intracomunitario o extracomunitario di beni e servizi senza applicazione dell’IVA. No, non avete capito male, bisogna essere esportatori abituali.

Il Movimento si sta rivolgendo SOLO ad aziende che fanno import ed export?

L'avranno spiegato bene alla gente che li segue?

Però la ciliegina, la vera ragione per cui ho eliminato il video, è rappresentata dalla parte conclusiva della frase, questa: << i vantaggi fiscali che ci son stati già concessi quando nel 1998 lo Stato Italiano.... ha emanato il decreto legislativo n°75/1998 nel quale ci sta scritto che TUTTA la Sardegna è stata dichiarata zona franca >>.

Il decreto lo conosco bene, questa è una bugia, la balla vergognosa su cui si basa tutto il castello di chiacchiere inutili e che non meriterebbe neanche un minuto di attenzione se non fosse che troppa gente finisce per crederci.

Vediamolo questo decreto legislativo n.75, è brevissimo, ha un solo articolo di tre commi ed è facile da capire:

1. In attuazione dell'articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.

2. La delimitazione territoriale delle zone franche e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operativita' viene effettuata, su proposta della regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

3. In sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del porto di Cagliari e' quella di cui all'allegato dell'atto aggiuntivo in data 13 febbraio 1997, dell'accordo di programma dell'8 agosto 1995 sottoscritto con il Ministero dei trasporti.

Dove c'è scritto che la Sardegna è stata dichiarata tutta zona franca?

Dove?

C'è scritto ben altro, ovvero che nella regione vengono istituite zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.

E' chiaro il concetto?

Solo nei porti ed eventualmente nelle zone industriali che la regione vorrà delimitare e proporre (oltre il porto di Cagliari che viene considerato il primo già delimitato).

Capiamoci: il termine istituite significa che si può procedere, nel rispetto dei regolamenti comunitari, nella loro concreta attivazione che non è automatica.

Per esempio uno dei problemi principali che deve affrontare la Regione nell'individuare le zone franche è quello della separazione fisica col resto del territorio, della delimitazione con recinzione dell'area interessata.

Recinzione e vigilanza, ovviamente.

E se ai porti si volesse collegare un'area industriale, anche questa andrebbe delimitata, recintata e dotata di ingressi presidiati dalla polizia di frontiera.

Quindi la legge ha individuate le potenziali zone franche della Sardegna e queste, per diventare concretamente operative devono rispondere a rigidi requisiti.

Ad oggi neppure Cagliari è ancora zona franca operativa.

Pensate che la delibera con cui il Consiglio Comunale di Domusnovas ha espresso gli atti di indirizzo (?) per l'istituzione della Zona Franca riporta tra le righe << Di dare atto della istituzione della Zona Franca nel territorio del Comune di Domusnovas in quanto territorio collegato via terra con la Zona Franca del Porto di Portovesme ...>>.

Roba da ridere.

Si sa che Domusnovas è praticamente attaccata a Portovesme, ci sono solo 26 km di distanza!

E non fa nemmeno parte del Consorzio Provinciale che gestisce l'area industriale di Portovesme.

Un delirio collettivo.

Tornando al concetto di zona franca, è doveroso specificare che questo decreto istituisce zone franche che devono intendersi zone franche doganali (basta leggere i Regolamenti CEE citati nel decreto), che nulla hanno a che vedere con il miraggio di zona franca integrale di cui vaneggia il Movimento.

Lo spieghino bene ai loro aderenti che questo decreto offre la possibilità di essere esonerati dai dazi doganali alle sole aziende che operino all'interno dei porti franchi o delle eventuali zone industriali collegate.

Aziende, non privati cittadini.

Quindi i benefici possono essere concessi SOLO sulle tasse doganali (mica su tutto) e a determinate condizioni per i destinatari: essere un'azienda che si occupa di import ed export l'import ed export deve svolgersi su territori fuori dalla comunità europea occuparsi dell'eventuale trasformazione delle merci importate e poi esportate sempre su territori fuori dalla comunità europea operare all'interno del porto franco o della zona industriale collegata sotto controllo della dogana.

Ma tutti quelli che si battono e che protestano invocando la zona franca di cui al decreto 75/98 lo sanno questo? Rappresentano tutti aziende che operano su mercati internazionali?

Io sinceramente avrei qualche dubbio.

Ricordo alcuni anni fa, schiere rumorose di artigiani e commercianti che a tutte le manifestazioni organizzate dal Movimento agitavano striscioni e cartelli di protesta.

Alcuni di questi erano sempre in prima fila e sempre i primi a rilasciare dichiarazioni e protestare contro la politica regionale.

Oggi quelle facce non si vedono più.

Sparite.

Avranno capito (tardi) che la zona franca integrale per l'isola è solo un'illusione costruita ad arte da alcuni contaballe?

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