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Gara poetica in onore di San Martino Gino Girau: “Incoraggiando la promozione delle “Gare poetiche campidanesi” contribuiamo a salvaguardare le nostre tradizioni e la nostra cultura”

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di SANDRO BANDU

 

Domenica 19 novembre, presso l'auditorium del Policentro di Piazza De Gasperi, si è svolta la “Gara Poetica Campidanese” in onore di San Martino.

L'evento organizzato dal comitato spontaneo “Lingua sarda Decimo”, capitanato dall'irriducibile Luigi Girau, noto Gino, è stato patrocinato dall'Assessorato Regionale alla Cultura, dal Comune di Decimomannu e ha visto la collaborazione della Consulta degli Anziani di Decimomannu.

La gara poetica si è svolta su due temi e ha visto in scena i poeti improvvisatori Dolores Dentoni, Paola Dentoni, Marco Melis e Antonello Orrù, alla chitarra vi era Stefano Campus.

Alla fine non vi è stato un vero vincitore: il pubblico ha tributato onore e merito in egual misura a tutti i contendenti.

La pratica dell’improvvisazione in versi, realizzata nel corso di competizioni pubbliche fra poeti chiamate appunto “gare poetiche”, ha una lunga storia nell’Italia continentale e una diffusione relativamente ampia nell’area del centro-Italia, ed è una pratica che è tuttora viva in Sardegna, ma è seguita da un pubblico con un'età media avanzata e rischia di scomparire nei prossimi decenni.

Per analizzare il caso incontriamo Gino Girau, promotore della serata in onore di San Martino, che ci può dare una chiave di lettura e aiutare a capire questo fenomeno, e perchè le “gare poetiche sarde”, patrimonio delle nostre traduzioni e della nostra cultura, rischiano seraimente di scomparire.

Mi reco nella sua abitazione e il signor Gino mi accompagna nel suo studiolo, dove grazie a un computer inserisce le registrazioni effettuate nelle varie serate tenutesi in tutta la nostra provincia, e, inoltre, tutte i vari spettacoli sono corredati dal prezioso “libretto” accuratamente curato dallo stesso Girau e catalogato paese per paese.

Ormai la preziosa collezione conta oltre 200 libretti. Signor Girau, da quando si interessa di gare poetiche?

Fin da piccolo, quando ancora ragazzo, lavoravo con mio padre nella sua piccola impresa edile; lo sentivo che canticchiava versi conosciuti nelle varie gare poetiche: da lì è partita la mia passione e non me ne sono più staccato”.

Secondo lei, perchè i giovani non si appassionano a questo genere di spettacolo?

Secondo il mio modesto parere, il problema parte da lontano, quando le famiglie decisero, nei decenni scorsi, di abituare le nuove generazioni a parlare in casa solo l'italiano, trascurando la nostra lingua sarda”.

Come si potrebbe invertire questa tendenza?

Non è facile, ma una parte importante la debbono giocare le istituzioni, incoraggiando seminari, dibattiti, e nelle stesse assemblee pubbliche usando la nostra lingua. Introdurre, per legge, lo studio del sardo nelle scuole, a partire da quella primaria.

Senza tralasciare, poi, la promozione di serate come quella di oggi, spiegando e facendo conoscere i meccanismi delle gare poetiche.

Purtroppo queste vanno perdendosi anche perchè i costi economici sono pesanti e ricadoni solo su pochi.

Anche i vari comitati prefericono altri generi di spettacoli che raccolgono un pubblico più numeroso, trascurando le gare poetiche che invece rappresentano la nostra storia, tradizione e cultura”.

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