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Tribunale di Roma. 10 mila euro di risarcimento per le foto del figlio su Facebook

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di CARMEN CORDA

 

Il Tribunale di Roma ha disposto un risarcimento di 10 mila euro per un ragazzo di 16 anni, qualora la madre non ottemperasse all’ordine di rimozione delle sue foto e di tutti i post che lo riguardano da Facebook.

Beneficiario del risarcimento è anche l’ex marito della signora, padre del minore.

Il giovane era da tempo in aperto conflitto con la madre la quale, a seguito della separazione dal marito, avevo preso l’abitudine a postare – in maniera compulsiva – racconti e foto del figlio, accompagnate qualche volta da pesanti giudizi e illazioni che vanno dal “malato mentale” all’ “assassino”.

Il giovane ha chiesto inoltre di potersi allontanare «dall’attuale contesto sociale, nel quale tutti i compagni sarebbero a conoscenza delle sue vicende personali, rese note dalla madre con uso costante e sistematico dei social network».

Nella sentenza i giudici scrivono che «la massiccia presenza mediatica (sui social) della vicenda del minore giustifica il turbamento dello stesso e la resistenza a proseguire gli studi in un contesto nel quale particolari della propria vita personale, sono ampiamente noti».

Non è la prima volta che un tribunale è chiamato ad esprimersi in materia e questa volta lo fa con una sentenza che segnerà indubbiamente un chiaro orientamento in giurisprudenza.

In questo modo l’Italia si allinea alle disposizioni in materia previste dagli ordinamenti di altri paesi, quali ad esempio Stati Uniti e Francia, che prevedono la cancellazione dai social network di tutte le «immagini, informazioni e ogni dato relativo» a un minore, quando pubblicati senza il consenso di quest’ultimo. La fattispecie si aggrava se i contenuti in questione sono, in qualche modo, lesivi della sua immagine e della sua reputazione.

Il nostro ordinamento prevede – sin dalle disposizioni generali della Carta Fondamentale e del codice civile – piena tutela per i minori.

Per il caso sopra descritto la normativa di riferimento è quella sul diritto di autore (1941) e il più recente codice sulla privacy (d.lgs. 196/2003).

È prevista inoltre una tutela rafforzata, sulla base del dettato dell’art. 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata a New York nel 1989 e ratificata in Italia nel 1991: «Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti». 

Vale la pena di ricordare che ancor prima di qualunque disposizione di legge, i primi chiamati a tutelare i figli minori sono proprio i genitori che invece, non di rado, li espongono nelle piattaforme digitali o per vanità o per ragioni “altre”.

 

16.01.2018

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