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Attività all'aria aperta: prima di tutto la sicurezza

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di ALBERTO NIOI

 

Passata la lunga stagione estiva si avvicina anche per noi quella fredda che porterà, si spera, le attese piogge.

Per i molti appassionati di trekking fra qualche settimana diverranno più frequenti passeggiate tra i boschi ed escursioni in montagna, praticamente impossibili da maggio a settembre a causa delle temperature africane che si raggiungono alle nostre latitudini, mentre per gli amanti dei funghi si profila la fine del “fermo biologico” che a tanti di noi procura sofferte crisi d'astinenza.

E' il popolo che vive la montagna soprattutto nei fine settimana, con numeri in costante crescita per altro, quello che scarponi ai piedi e zaino in spalla (o in sella ad una bici) si prepara ad attraversare in lungo e in largo le foreste più selvagge dell'isola alla ricerca di natura incontaminata e paesaggi che deliziano il corpo e lo spirito.

Ma come sempre capita, al crescere degli indicatori che accompagnano un fenomeno di massa che impatta sull'ambiente, aumentano in parallelo i suoi riflessi positivi o negativi e, a proposito di questi ultimi, nel caso delle attività outdoor si tratta di conseguenze che in alcuni casi possono essere anche molto negative: si pensi per esempio agli incidenti, all'aumento dei rifiuti in aree delicate, al disturbo degli animali e così via.

Una di queste è senza dubbio il crescere dei casi di smarrimento, di perdita di orientamento di escursionisti che non riescono a trovare la via del ritorno e che procurando allarme mettono in moto una complessa macchina di soccorso.

Andare per boschi è sicuramente un piacere ma può rappresentare un pericolo se non si mettono in pratica alcune regole basilari tra cui la prima, la più semplice, dice che se non conosci una zona non ti ci devi avventurare, soprattutto da solo.

Con una serie di articoli rivolti a chi desidera vivere la montagna in totale sicurezza, noi di Vulcano desideriamo affrontare nelle prossime settimane proprio questo aspetto e provare a dare indicazioni utili al fine di scongiurare la possibilità di perdita di orientamento nei boschi e in aree impervie.

Affronteremo in modo semplice temi come le tecniche di orientamento, le coordinate, l'uso della bussola, la cartografia e l'impiego delle carte durante le uscite, l'uso dei dispositivi elettronici come i gps (Sistema di Posizionamento Globale) divenuti ormai alla portata di tutti anche se non tutti riescono ad utilizzarli al meglio.

Per poter seguire con efficacia i suggerimenti e le indicazioni che daremo nei prossimi articoli può essere utile dotarsi da subito di una bussola, una porzione di cartina IGM (naturalmente in seguito ne parleremo nel dettaglio) facilmente reperibile in rete.

La cartina sarebbe meglio fosse di una zona a voi vicina e che magari già conoscete.

Chi già possiede un gps ma non riesce ad utilizzarlo avrà il vantaggio di seguire con più facilità i brevi tutorial che realizzeremo, provando subito quanto appreso.

 

LA BUSSOLA

Una cosa importante riguarda la bussola.

Ne esistono di molti tipi e modelli e tutte ovviamente basano il loro funzionamento sul campo magnetico terrestre che orienta a Nord un ago libero di muoversi nei quadranti Nord, Est, SUD ed Ovest.

Attenzione: tutte sono simili ma non tutte svolgono il lavoro che a noi interessa.

Incominciamo col dire che le bussole della app degli smartphone le dobbiamo lasciare perdere perchè non sono utili per i nostri fini.

Le bussole che fanno il nostro caso sono quelle definite cartografiche, spesso realizzate su piastre di plastica trasparente come quelle dei modelli che potete vedere in questa pagina e che hanno un costo medio di 20 euro circa.

Se decidete di acquistarne una, tenete conto di quanto vi sto dicendo.

Nel prossimo articolo entreremo nel dettaglio e cominceremo a trattare gli argomenti citati in precedenza.

 

18.10.2017

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