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VILLASPECIOSA. I nostri giovani e il miraggio dell'emigrazione all'estero. Sempre più spesso i giovani lasciano l'Italia e partono all'estero per cercare lavoro e fare nuove esperienze.

6 municipio villaspeciosa

 

Dal Vulcano n. 92 in distribuzione

 

di GIULIANA MALLEI

 

Parlare di emigrazione a Villaspeciosa sembra strano.

Infatti, considerato il numero di abitanti, da sempre molto inferiore rispetto a quello dei paesi vicini, non si può certamente parlare di emigrazione di massa.

Se poi andiamo a leggere i dati demografici, Villaspeciosa è un paese la cui crescita raggiunge livelli esponenziali, non rischiamo di certo lo spopolamento.

Non è sbagliato quindi affermare che Villaspeciosa è luogo di immigrazione, piuttosto che di emigrazione.

Non ci riferiamo agli extracomunitari che sono ospitati nel nostro paese, ma a tutte quelle giovani coppie che negli ultimi 10/15 anni hanno scelto (e scelgono) di venire ad abitare a Villaspeciosa per tutta una serie di ragioni: tranquillità del posto, decoro del centro abitato, puntuale organizzazione dei servizi, ma anche per la felice posizione lungo la S.S. 130 e per l'esigua distanza da Cagliari.

Eppure anche da qui qualche giovane è partito. Già nel 1912 i fratelli Ernesto e Giuseppe Cabula partirono per andare a far fortuna negli USA, e la fecero davvero, grazie al loro ristorante di Manhattan (la loro storia è stata raccontata da Vulcano n°69 del 2011).

Negli anni '60 un'altra famiglia lasciò Villaspeciosa alla volta del Canada, dove si stabilì felicemente senza però fare fortuna.

Anche qualche altro compaesano è partito alla volta dell'Olanda, del Belgio e della Francia.

Ma stiamo parlando di numeri irrisori, la maggior parte degli speciosesi, se ha lasciato il paese, lo ha fatto per amore, ossia in seguito alle nozze.

In tempi più recenti, circa trent'anni fa, altri giovani sono partiti, ma poi sono tornati e hanno messo su famiglia a Villaspeciosa.

In questi ultimi anni alcuni altri giovani, dopo aver conseguito il diploma, sono partiti alla volta dell'Inghilterra o della Spagna e hanno trovato occupazione nel settore della ristorazione.

La maggior parte dei giovani non vede l'ora di terminare gli studi superiori perché vuole sentirsi libero, si sente infatti ingabbiato dalla Scuola che vive come un qualcosa di frustrante, inutile e lontanissimo dalla realtà.

Molto più probabilmente la propaganda mediatica contribuisce a convincere i nostri giovani che partire è “figo” e chi non parte all'estero è uno “sfigato”.

E' vero che chi parte dopo la laurea (quella quinquennale, non quella triennale che è del tutto inutile) ha più probabilità di trovare un'occupazione gratificante all'estero più che in Italia.

E qui sta l'incongruenza.

La nostra Nazione investe tantissimi soldi per la formazione dei nostri giovani e poi li “regala” agli altri stati europei che li prendono senza aver speso un euro. Non è vero che in Italia il lavoro non c'è, è altresì vero che c'è il malcostume di assumere poche persone....

 

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