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ASSEMINI. PNEUMATICI FUORI USO, QUANDO UN PROBLEMA DIVENTA RISORSA

visita studenti presso stabilimento fdg 1
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IL PROGETTO "PER UN CORRETTO RICICLO DEI PNEUMATICI FUORI USO" E' RIVOLTO ALLA REGIONE SARDEGNA E VEDE COINVOLTE DIVERSE CLASSI DI TUTTE LE PROVINCE. ANCHE ASSEMINI HA ADERITO A QUESTA INIZIATIVA CON LE CLASSI 2^ G DELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO LIVELLO "G. PASCOLI" E 2^ R DELL'ISTITUTO TECNICO "M. GIUA".

 

DI ALBERTO NIOI

 

Secondo una società americana di statistica, nel mondo circolano circa un miliardo e duecento milioni di automobili.

Ma i veicoli a motore sono molti di più: a queste infatti andrebbero aggiunti i veicoli per il trasporto pubblico, le macchine ad uso agricolo e industriale e i mezzi a due o tre ruote, dati a cui è più complicato risalire in modo attendibile e di non facile reperibilità.

Tuttavia le proporzioni di questo immenso parco mezzi sono chiare, così come sono intuibili anche i riflessi sul piano ambientale della presenza di così tanti mezzi a combustione di carburante fossile circolanti nel mondo.

Lo dimostrano i continui allarmi sulla qualità dell'aria e i crescenti livelli di sostanze inquinanti in essa disperse, con cui si misurano quasi quotidianamente le regioni più industrializzate del pianeta.

Ma non è solo lo smog portato dai veicoli a motore ad incidere negativamente sul nostro bilancio ambientale, gli stessi veicoli come manufatti, i diversi materiali, le loro componenti e i prodotti industriali necessari al loro funzionamento nel corso della loro vita, rappresentano un grosso problema che necessità di attenta gestione.

Lo sanno bene le case automobilistiche che per iniziativa dell’Unione europea dal 1°gennaio 2015, hanno l’obbligo di utilizzare materiali riciclabili per il 95 per cento del peso totale di una vettura.

E lo hanno imparato anche la maggior parte dei cittadini abituati a smaltire a norma di legge, olii esausti, accumulatori e pneumatici non più utilizzabili.

E' interessante a questo proposito, approfondire il tema del recupero e riciclo dei pneumatici, che rappresentano la componente più soggetta a smaltimento illegale (quando non a traffico internazionale) il cui impatto sull'ambiente e sul decoro urbano ognuno di noi può verificarlo quotidianamente guardandosi intorno, osservando le condizioni in cui vengono ridotte aree agricole inutilizzate, piazzole di sosta e cunette stradali.

Il fenomeno dell'abbandono dei pneumatici è sicuramente in diminuzione ma è ben lungi dall'esaurirsi, e le cause di ciò vanno sicuramente ricercate nella cattiva informazione di molti e nella disonestà di pochi.

La prospettiva di facili (e spesso ridicoli) guadagni unita alla volontà di risparmiare i costi di smaltimento, sono, come vedremo in seguito, le ragioni del proliferare delle discariche incontrollate, i cui responsabili andrebbero ricercati negli ambienti legati ai mercati paralleli delle gomme usate e delle officine meccaniche abusive.

La disciplina italiana sui PFU (acronimo che sta per Pneumatici Fuori Uso) è regolata dal D.lgs 152/2006, che all’art. 228 “assegna ai produttori ed importatori di pneumatici l’obbligo di provvedere – singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale – alla gestione dei quantitativi di PFU pari a quelli dei medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale”.

Questo significa che dal 2006 in Italia chi produce o importa pneumatici ha l'onere di occuparsi della gestione di tutto il processo che segue la loro dismissione, ovvero del recupero presso gommisti ed officine dei PFU, del trasporto presso impianti di trattamento che provvedono al recupero di tutte le componenti riciclabili (gomma, acciaio, tessile), della fornitura all'industria dei materiali recuperati al fine del loro riutilizzo nella produzione di nuovi materiali e beni di consumo.

Un grosso sforzo organizzativo a cui le aziende interessate fanno fronte consorziandosi e finanziandosi grazie al cosiddetto contributo ambientale, quota parte in danaro che il cliente paga all'acquisto dei pneumatici nuovi.

Quindi un processo di recupero e riutilizzo delle materie che è sostenuto dai consumatori, i quali avrebbero tutto l'interesse a non disfarsi illegalmente dei vecchi pneumatici considerato che acquistando i nuovi ne hanno già pagato lo smaltimento.

Un meccanismo che normalmente funziona, a meno che non si acquistino pneumatici usati, nel qual caso il discorso si fa più delicato, richiedendo una dose maggiore di attenzione al fine di verificare personalmente che i nostri soldi e le nostre vecchie gomme vadano a finire nelle mani giuste.

Uno dei consorzi più importanti nella gestione dei PFU, che opera in ambito nazionale si chiama ECOPNEUS, organizzazione che conta circa 60 fra aziende produttrici e importatrici, tra cui i marchi più conosciuti dai consumatori come Pirelli, Continental, Goodyear, Bridgestone, Michelin ed altri. ECOPNEUS nel 2015 (ultimi dati disponibili) ha raccolto quasi 250 mila tonnellate di pneumatici fuori uso prelevate da 25 mila punti di generazione PFU, ovvero gommisti, officine, autodemolizioni ecc.

Un processo virtuoso cui è legato un indotto che conta migliaia di occupati in piccole e medie imprese che riutilizzano i materiali di risulta proveniente dal trattamento di recupero: dalla gomma che diventa suola per scarpe sino alla fibra tessile da cui si estrae del gas.

Tra le mission del consorzio c'è anche l'impegno a diffondere adeguata informazione sui benefici e le opportunità offerte dal corretto smaltimento dei PFU, e in quest'ottica si inserisce un progetto didattico con annesso concorso di idee rivolto alle giovani generazioni, e nello specifico agli studenti di tutta Italia delle scuole primarie e secondarie di 1° e 2° livello.

Il percorso, a titolo gratuito, prevede un’attività multimediale da realizzare sul web, materiali didattici con schede grafiche stampabili e laboratori per ragazzi.

Quest'anno il progetto, il cui titolo è Per il corretto riciclo dei pneumatici fuori uso, è rivolto alla regione Sardegna e vede coinvolte diverse classi di tutte le provincie.

Anche Assemini ha aderito a questa iniziativa con le classi 2a G della scuola secondaria di primo livello “Giovanni Pascoli” e 2a R dell'Istituto Tecnico “M.Giua”.

Tutte le classi coinvolte hanno seguito un breve percorso di formazione in aula per poi dedicarsi alla parte più stimolante ovvero la partecipazione al concorso finale i cui termini di scadenza sono stati fissati per il 31 marzo.

Ogni classe ha prodotto un videospot con l'obiettivo di lanciare un messaggio di cambiamento, di speranza, di stimolo ad essere cittadini attivi, promuovendo il corretto smaltimento dei PFU ed informando delle innumerevoli possibilità di utilizzo della gomma riciclata.

Di grande interesse per gli studenti è stata la visita del centro di stoccaggio, trattamento e recupero di PFU di Iglesias, della ditta “FDG srl”, unico impianto in Sardegna ad operare per conto del consorzio ECOPNEUS.

Tre saranno le classi premiate.

Alla prima classificata spetterà il rifacimento della superficie di un impianto sportivo scolastico (palestra o impianto outdoor) contenente gomma da PFU; alla seconda e terza classificate verranno donati arredi per interno/esterno realizzati sempre con gomma riciclata da PFU (es. rastrelliere per biciclette, panchine, sedute, fioriere ecc…).

Per approfondire il tema del riciclo dei pneumatici fuori uso è consigliabile una visita al sito internet http://www.legambientescuolaformazione.it/ecopneus/ curato dall'associazione ambientalista parter del progetto.

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