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La SS 130 ora fa meno paura

DI SANDRO BANDU
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Il 22 dicembre 2005 è una data da ricordare per tutti i paesi che gravitano e si affacciano sulla SS 130 dal sesto al ventesimo chilometro.

Quel fatidico giorno,dopo l’ennesimo incidente mortale, nasce a Decimomannu il Comitato per la Sicurezza e la Continuità Territoriale della SS 130.

Il Comitato spontaneo, non si perde in mille fronzoli e tante chiacchiere e con una manifestazione clamorosa la SS 130 sarà occupata da centinaia di decimesi e non (vedi Vulcano 45 dal titolo emblematico: SS 130 una strada che fa paura), in prossimità dell’incrocio Decimomannu-San Sperate, con striscioni e stendardi.

Gli automobilisti in transito nei due sensi di marcia, in direzione Cagliari e Iglesias, nonostante i disagi e le lunghe code, capiscono che non è una manifestazione qualsiasi e pretestuosa, ma si tratta di un’importante azione per mettere finalmente le basi e avere finalmente una risposta dalle istituzioni competenti (Anas e Regione Sardegna in primis),rei di aver sottovalutato per troppo tempo la pericolosità dell’importante arteria stradale della Sardegna meridionale.

Per altri sette lunghi anni, però, nonostante le belle parole che si sprecano in ogni assise che parli dell’annoso problema della sicurezza della SS 130, viene fatto poco o niente, ma nel frattempo, in seguito ad altri tragici incidenti, altre 32 persone hanno perso la vita: qualcuno là, nella stanza dei bottoni, dovrà farsi un bell’esamino di coscienza.

Solo con l’azione sinergica dei tre sindaci di Decimomannu, Assemini ed Elmas, rispettivamente Luigi Porceddu, Paolo Mereu e Walter Piscedda, si riesce a dare una concreta spinta e a convincere la Regione e l’Anas a reperire i fondi per le tanto agognate barriere spartitraffico.

Un’azione, comunque, incessante e pressante, mettendo in prima linea anche il prefetto Giovanni Balsamo, perché, come spesso capita in Italia, per uno sporco gioco delle tre carte del politico furbetto di turno, i fondi assegnati erano stati distratti dal capitolo SS 130 per essere dirottati verso altre opere.

Ora, quasi terminati i lavori della sistemazione del guardrail, mancano poche centinaia di metri dall’incrocio per Villasor sino al ventesimo chilometro.

La messa in sicurezza della SS 130 deve essere completata con l’eliminazione di una miriade di incroci a raso che adesso sono ancora più pericolosi in quanto le carreggiate sono state ridotte sensibilmente.

L’Anas sta già affilando le armi e ha già dichiarato di voler chiudere quasi tutti gli incroci a raso che insistono nei tratti dei Comuni di Assemini e Decimomannu.

I sindaci prendono tempo e non accetteranno supinamente questi ultimatum perché metterebbero fuori gioco intere famiglie e aziende che vedrebbero aumentare i disagi per poter accedere alle proprie abitazioni o ai propri posti di lavoro.

Si chiede pertanto un ulteriore sforzo finanziario per realizzare, negli incroci che si intende mantenere, le corsie di accelerazione, che farebbero della SS 130 una super strada moderna, fruibile da tutti e finalmente in sicurezza.

Partendo proprio dal caso della sicurezza della SS 130, questo nostro numero apre un’inchiesta e approfondirà la problematica della viabilità e della condizione delle strade dei nostri Comuni.

27/04/2012

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