TESTAMENTO BIOLOGICO Cosa prevede e come farlo

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di CARMEN CORDA

 

Giovedì 14 dicembre 2017 è stata approvata in Italia la cosiddetta legge sul Testamento Biologico: “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” (DAT).

Il Legislatore ha così sancito il diritto costituzionale a sospendere le cure, anche attraverso un testamento biologico che consente di decidere per sé nel caso in cui, ad un certo punto, non ci si trovi più nelle condizioni di poterlo fare, ossia nel caso di una futura incapacità ad esprimersi.

Più precisamente: Il Testamento biologico è una dichiarazione di volontà da parte di una persona, fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell'eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione d’incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire ad alcun trattamento terapeutico o di sostegno.

Come farlo?

Diverse associazioni propongono un modulo scaricabile in rete e alcuni Comuni hanno già istituito un registro del Biotestamento.

In base al comma 6 dell’articolo 4 della legge, le DAT possono essere redatte in diverse forme:

1. per atto pubblico (atto redatto con un funzionario pubblico designato o attraverso un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio);

2. per scrittura privata autenticata (atto redatto con un funzionario pubblico designato o attraverso un qualsiasi pubblico ufficiale, come un notaio);

3. per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l’ufficio dello stato civile del proprio comune di residenza (ufficio che, se istituito, provvede all’annotazione nell’apposito registro);

4. presso le strutture sanitarie, qualora la Regione di residenza ne regolamenti la raccolta.

Se le condizioni fisiche della persona interessata non le permettono di usare le precedenti forme, il testamento biologico può essere espresse attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare.

Nelle sue DAT il paziente non potrà esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali.

Riguardo a tali richieste, il medico non ha obblighi professionali.

La legge contempla inoltre la possibilità - ma non l’obbligo - di nominare un fiduciario, ossia una persona in cui pone la massima fiducia, che si assuma la responsabilità di interpretare le volontà contenute nella disposizione anticipata, anche alla luce dei cambiamenti e delle nuove prospettive offerte dalla medicina.

Ancora prima che il Parlamento approvasse la legge in via definitiva, alcune associazioni avevano dichiarato che si sarebbero appellate all’obiezione di coscienza, obiezione che non solo la legge non prevede, ma che espressamente vieta.

Il comma 9 dell’art. 1 della legge, infatti, così recita: “Ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei principi di cui alla presente legge, assicurando l’informazione necessaria ai pazienti e la formazione del personale”.

 

20.01.2018

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