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Gli animali intorno a noi, anche in città

picchio rosso maggiore
tarabuso

 

di ALBERTO NIOI

 

Nella foto in alto un Picchio rosso maggiore in basso un Tarabuso

 

 

Il passero proprio all'ultimo secondo era riuscito a schivare i suoi artigli, abbandonando in un lampo il posatoio, mentre il giovane gheppio, evidentemente alle prime esperienze di caccia, imparava che un rapace che si rispetti deve essere meno titubante quando lancia l'attacco.

Una scena bellissima, di quelle che vedi nei documentari in tivù, proprio sotto casa, in mezzo al traffico.

Era una delle tante giornate in cui anziché osservare con più attenzione ciò che mi circonda in strada, camminavo col naso all'insù, molto più incuriosito da ciò che capita per aria, tra gli alberi e le siepi dei giardini.

Perché pure in città, esiste un mondo parallelo al nostro, abitato dagli animali, in cui soprattutto uccelli di ogni specie, conducono la loro esistenza, nascono, si nutrono, si riproducono e muoiono del tutto ignorati dai più.

E a me quel mondo parallelo affascina parecchio, anche perché parallelo non lo sento per niente, lo considero il mio, l'unico; e poi perché nonostante tutto, nonostante l'impegno che noi uomini ci mettiamo per distruggerlo, questo resiste, c'è.

Ed è una bella consolazione.

Non è stata l'unica volta che anziché sentirmi dove realmente mi trovavo, ovvero su un marciapiede qualunque di un quartiere qualunque, ho avuto la sensazione di trovarmi altrove, all'aria aperta ai margini di un bosco.

No, mi capita spesso.

Come quella sera d'estate in piazza, in cui decine di rondoni sfreccianti in traiettorie circolari vennero attaccati da un bellissimo falco pellegrino.

Due o tre tentativi in picchiata sullo stormo stridente che si aprì come in un fuoco d'artificio per poi ricomporsi una volta scampato il pericolo.

Non mi era mai capitato di vedere in azione il “re dei cieli”, tanto meno in volo sui tetti delle case, eppure la scena non lasciava dubbi: quella sagoma scura, indefinita nei colori del piumaggio ma inconfondibile per il profilo e lo stile di volo, non poteva che essere lui.

Ci sono voluti molti anni e però poi l'incontro ravvicinato c'è stato, non proprio in città ma in campagna, qualche mese fa, a poche centinaia di metri dall'abitato, tra i campi di grano e i frangivento di eucapalipti: aveva appena cacciato un piccione e se lo stava mangiando appollaiato sui fili del telefono.

Fantastico!

Badate non occorre essere esperti birdwatcher per accorgerci che questi animali stanno molto più vicini a noi di quanto non immaginiamo, può bastare la semplice curiosità e del sano spirito di osservazione.

Fatevi un regalo, acquistate un libro che vi introduca al riconoscimento delle diverse specie, suggerisco “Guida al riconoscimento degli uccelli d'Europa” (Francesco Mezzatesta – Editoriale Giorgio Mondadori) pratico, tascabile, e se potete anche un bel binocolo.

Vedrete vi si aprirà un mondo e, piano piano, capirete che quelli uccellini che vi capita di vedere nel vostro giardino non sono tutti passeri, anzi probabilmente non lo sono per niente.

Nel giardino di casa mia per esempio capita di osservare le capinere, le cinciallegre, i pigliamosche.

Ora che siamo nel bel mezzo della stagione fredda, come ogni anno sono tornati i codirossi spazzacamino, inconfondibili per i colori grigio/rosso delle loro livree.

Mai un passero, insomma.

Alcuni di questi uccelli talvolta hanno pure l'ardire di metter su il nido tra le fronde dei miei alberi, incuranti dei quattro gatti che presidiano il giardino, come i cardellini che tornano a maggio e cercano il loro compagno emettendo melodiosi canti di richiamo.

Presenza costante tutto l'anno è invece quella dei merli e delle tortore dal collare che ormai si dividono le granaglie con le mie due galline ovaiole.

Se la mangiatoia rimane incustodita ecco che arrivano loro.

Muovetevi a piedi nei giardini pubblici o nelle zone più periferiche della città, con un po' di fortuna potrebbe capitarvi di incontrare il picchio rosso maggiore, presenza costante anche tra i pini ed i pioppi in città.

Quando ne avrete memorizzato il verso, vi renderete conto che quel canto caratteristico sicuramente lo avete sentito tante altre volte senza mai farci caso.

Concedersi il tempo di lente passeggiate anche in bicicletta, consente di osservare meglio l'ambiente che ci circonda e di godere di incontri talvolta inattesi.

L'estate scorsa per esempio, a pochi metri dalle ultime abitazioni del quartiere oltre ferrovia, stazionavano in un canale una decina di fenicotteri rosa e in quello stesso canale qualche settimana prima mi era capitato di osservare una rara testuggine d'acqua.

Mi è capitato spesso di passeggiare lungo i suoi argini, specie la mattina presto, ed è sempre un susseguirsi di piacevoli incontri, anche quando mi capitò di trovare un esemplare di crocidura ormai morta, probabilmente vittima di un predatore.

La circostanza certo era triste, ma piacevole è stato rinvenire le spoglie di uno dei più piccoli mammiferi esistenti, non facile da osservare, testimonianza di un certo dinamismo dell'ambiente anche a ridosso dell'abitato.

Assemini è una città che vive uno stretto rapporto con l'acqua, per via dei numerosi canali che anticamente la attraversavano, per la vicinanza di due importanti fiumi e ovviamente della laguna di Santa Gilla.

Questo ha sempre favorito una certa biodiversità che si è tradotta in presenza di animali di molte specie, in primis folaghe, anatidi ed aironi.

Le ex Fornaci “Scanu”, appena oltre la stazione ferroviaria, ormai dismesse da decenni, hanno lasciato in eredità al territorio oltre che un notevole patrimonio di architettura industriale, anche una serie di cave (da cui si estraeva l'argilla per i mattoni) che con la risalita della falda si è trasformata in un interessante sistema di laghetti, più o meno estesi, protetti da fitti canneti, nel quale trova rifugio una straordinaria varietà di specie acquatiche.

Qui una volta mi è capitato osservare un tarabuso, immobile col collo allungato, che tentava di mimetizzarsi tra le canne.

Ecco, abbiamo un piccolo Molentargius dietro casa ma nessuno se ne cura, ed è un vero peccato.

Si, le nostre città talvolta sono un po' tristi e grigie, ma a guardare bene qualche nota di colore la si può anche trovare.

L'importante è saperla cercare.

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