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La polemica dei sacchetti di plastica

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di CARMEN CORDA

 

Tramite un emendamento inserito nel decreto legge Mezzogiorno, (legge 123/2017) l’Italia ha recepito una Direttiva Comunitaria (2015/720) secondo la quale «gli Stati membri dovrebbero adottare misure per diminuire in modo significativo l'utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, in linea con gli obiettivi generali della politica sui rifiuti e con la gerarchia dei rifiuti dell'Unione» (punto 10).

La Direttiva stabilisce che l’impegno degli Stati «sarà tanto più ambizioso quanto più alti sono i livelli di utilizzo» e che le misure «possono prevedere l'uso di strumenti economici come la fissazione del prezzo, imposte e prelievi, che si sono dimostrati particolarmente efficaci nella riduzione dell'utilizzo di borse di plastica».

Dal 1°gennaio gli esercenti sono obbligati a far pagare al consumatore i sacchetti sotto i 15 micron, cioè quelli che vengono di solito usati per la frutta, la verdura e i farmaci: il prezzo medio è di 2 centesimi, costo che – per intenderci – pagavamo anche prima, sebbene non comparisse negli scontrini ma venisse spalmato sul costo dei prodotti.

La polemica sui social e le accuse.

Il Governo è stato accusato di aver favorito – con questa manovra – la Novamont, guidata da Catia Bastioli, che ha brevettato il cosiddetto Mater-Bi, la materia prima con la quale i produttori di circa 150 aziende italiane realizzano sacchetti biodegradabili ultraleggeri.

In altre parole, la Novamont sarebbe a monte della filiera della bioplastica.

L’azienda rivendica sì la paternità di una tecnologia che è «unica al mondo», ma respinge le accuse ritenendole una «strumentalizzazione vergognosa: nessun vantaggio personale e nessun favore politico».

La risposta del governo.

 La misura intende segnalare apertamente che i sacchetti ultraleggeri hanno un costo per tutti, per lo smaltimento dei rifiuti.

Indicarlo come voce a sé nello scontrino significa far prendere coscienza dei nostri comportamenti. Fino al 31 dicembre questo costo è stato anticipato dalle aziende della grande distribuzione e dagli esercenti che l’hanno scaricato a valle sugli utenti incorporandolo come servizio aggiuntivo nei prezzi degli alimenti.

Si trattava di un costo occulto, per questo passava sotto traccia e senza polemiche.

Per il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti «l'entrata in vigore della normativa ambientale sugli shopper ultraleggeri è un atto di civiltà ecologica che pone l'Italia all'avanguardia nel mondo nella protezione del territorio e del mare dall'inquinamento da plastiche e microplastiche (…). Le polemiche sul pagamento di uno o due centesimi a busta sono solo un'occasione di strumentalizzazione elettorale».

Per il Codacons è «un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori».

Per Legambiente, invece, «non è corretto parlare di caro-spesa. L'innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa».

E comunque il 1° gennaio sono scattati anche i rincari delle tariffe autostradali, della luce e del gas, decisamente più considerevoli ma curiosamente meno “rumorosi”.

 

05.01.2018

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