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Il referendum in Catalogna

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“¿Voleu que Catalunya sigui un estat independent en forma de República?” (Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?)

 

a cura di Alessio Caria

 

È questo il quesito fondamentale al quale i cittadini della Catalogna sono stati chiamati a rispondere nel referendum del primo ottobre 2017.

Una questione, quella di una delle 19 Comunità Autonome della Spagna, davvero intricata e complessa, che necessita un'analisi accurata.

Il referendum relativo all'indipendenza è stato promosso da Carles Puigdemont, dal 2016 Presidente della Generalitat di Catalunya, il governo della regione, con una proposta che ha ottenuto l'approvazione di ben 700 sindaci su un totale di 948.

Un secondo tentativo, insomma, di provare ad ottenere l'indipendenza dal governo centrale dopo la decisione del Tribunale Costituzionale spagnolo di considerare illegittima la consultazione informale del 2014.

La decisione del presidente Puigdemont ha immediatamente suscitato pareri contrastanti e, soprattutto, la ferma opposizione del Governo centrale e del Presidente del Governo di Spagna Mariano Rajoy, il quale ha immediatamente messo in atto delle azioni volte a bloccare il possibile referendum.

Il 20 settembre, la Guardia Civil ha sequestrato 9 milioni di schede elettorali, irrompendo inoltre negli uffici della Generalitat di Barcellona e arrestando varie figure istituzionali di rilievo.

Nel frattempo, il Tribunale Costituzionale aveva provveduto a sospendere lo stesso referendum e tutte le varie norme ad esso correlate.

Eppure, nonostante tutto, Puigdemont e i suoi sostenitori hanno perseguito nella loro politica, continuando a sostenere la legittimità del voto, in quanto diritto fondamentale dei cittadini.

Il primo ottobre, dopo numerosi scontri tra la popolazione locale e la Guardia Civil, 3056217 cittadini della Catalogna, il 57,2% degli aventi diritto al voto, si sono espressi attraverso il quesito referendario.

Una vittoria schiacciante del si, favorevole all'indipendenza, con una percentuale del 92,01%, contro il 7,99% unionista.

Un risultato che ha subito indotto la frangia indipendentista del Parlamento della Catalogna a sottoscrivere una dichiarazione con l'obiettivo di proclamare la costituzione della Repubblica Catalana, un vero e proprio stato indipendente.

La replica del Governo centrale non si è certo fatta aspettare.

Dopo l'annullamento da parte del Tribunale Costituzionale della legge regionale per l'istituzione del referendum, il Consiglio dei Ministri, in data 27 ottobre, ha optato per l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione spagnola, mediante il quale sarebbe stato possibile commissariare la Catalogna e, inoltre, sciogliere il parlamento della Generalitat con annesse nuove elezioni fissate, successivamente, per il 21 dicembre di quest'anno.

Puigdemont, in seguito alla destituzione della Generalitat e alla sua conclusione del mandato di Presidente, è stato inoltre accusato di vari reati, tra i quali la sedizione e la ribellione, fatto che lo ha portato a prendere la decisione di trasferirsi a Bruxelles, da dove ha potuto apprendere la notizia dell'emanazione di un mandato d'arresto di tipo europeo contro di lui.

La questione della Catalogna ha senza dubbio caratterizzato la scena politica e mediatica non solo spagnola ma, a livello più generale, l'intera Europa, ponendosi al centro di numerosi dibattiti e separazioni.

In molti si sono chiesti il perché di questo arduo tentativo di separazione.

Una domanda alla quale è possibile rispondere sulla base di quattro punti di vista differenti.

In sostegno dell'indipendenza, difatti, i separatisti propugnano molti elementi, prima di tutto di tipo storico.

Già nel 1640, nel bel mezzo della guerra dei 30 anni, i catalani insorsero in seguito alla decisione del Conte di Olivares, politico spagnolo fedele a Filippo IV, di instaurare un regime di imposizione fiscale in Catalogna.

Il denaro ricavato avrebbe dovuto finanziare l'esercito castigliano di stanza nella regione e, in particolare, lungo il confine con la Francia.

La sollevazione popolare portò, alla fine, alla costituzione della Repubblica Catalana e alla sua alleanza con la stessa Francia.

Fu solo con la Pace di Westfalia che la regione tornò sotto il dominio spagnolo.

Emblematica anche la situazione creatasi durante il periodo franchista, quando non solo la Catalogna perse molti dei suoi privilegi ma fu addirittura vietato l'utilizzo della lingua catalana.

Un fatto, quest'ultimo, che si riconduce ai motivi culturali legati alla questione dell'indipendenza.

Nella regione spagnola si parla una lingua, il catalano, totalmente differente rispetto alla lingua ufficiale dello Stato.

Emblematica anche la coesistenza del corpo di polizia locale, i Mossos d'Esquadra, che convivono con la Guardia Civil nazionale, fatto che ha generato non poche incomprensioni e scontri nell'ultimo periodo.

Molti abitanti del luogo, a sostegno della loro idea separatista, fanno inoltre riferimento a dei fattori di tipo economico.

La Catalogna conta il maggior numero di imprese della Spagna e il suo PIL corrisponde a cinque decimi di quello dello Stato.

I dati relativi all'anno 2015 hanno riferito che il PIL catalano corrisponde, in generale, a quello dell'intera Finlandia.

I separatisti, pur consapevoli che la separazione causerebbe l'immediata uscita dall'Unione Europea, sono dunque altamente convinti che la Catalogna sarebbe perfettamente in grado di essere economicamente autosufficiente.

Per quanto concerne, infine, le ragioni di tipo politico, è necessario ricordare che la Catalogna possiede un Governo della regione, il quale però non ha la possibilità di operare in certi ambiti.

In essi, difatti, è il Governo centrale a prendere le decisioni ed è per questo motivo che molti catalani e lo stesso Puigdemont rivendicano una maggiore indipendenza per poter così gestire il territorio nella più totale autonomia.

Come possiamo vedere, il tema legato all'indipendenza della Catalogna non è così facile da intendere.

Per comprenderlo al meglio ed esprimere un parere a riguardo è necessario operare un'analisi completa del problema.

Solo in questo modo è possibile comprendere a fondo una questione di estrema importanza nel panorama politico non solo spagnolo ma, al contempo, europeo.

Le decisioni prese dal Governo centrale legate alla proclamazione dell'illegittimità del referendum hanno certamente dato una svolta decisiva alla faccenda, senza però sedare la moltitudine di opinioni contrastanti legati a questo tema del quale, certamente, sentiremo parlare ancora a lungo.

 

20.11.2017

 

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