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COSTITUZIONE ITALIANA Modifica dell’ art. 81: “Pareggio di bilancio”. Eliminato un altro pezzo della sovranità dello Stato

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di LUIGI PALMAS

 

Il 18 4 2012 il Parlamento ha votato la modifica dell’art. 81 della Costituzione, senza dibattito pubblico e informazione da parte dei giornali e televisioni di potere.

PdL, PD e Terzo Polo, uniti, hanno votato un provvedimento che consegna definitivamente ad enti sovrannazionali il controllo della finanza pubblica italiana. La riforma costituzionale attua cosi’ un impegno del precedente governo Berlusconi, confermato dall’esecutivo Monti, per rassicurare i mercati sulla sostenibilità del debito pubblico italiano col “Patto Europlus” nel marzo 2011 e col “Six Pack” nell’ottobre 2011 dal Consiglio ECOFIN (successivamente ribaditi nel “Fiscal Compact” nel gennaio 2012).

Con questa violenza ai cittadini italiani e alla Costituzione il sistema del debito, cioè l’impossibilità per lo Stato di emettere moneta e l’obbligo di chiederla in prestito ad un ente privato, la B.C.E., Banca Centrale Europea, e a pagare, ogni anno, enormi somme di interessi che aumentano progressivamente sempre di più, il noto “debito pubblico”, entra definitivamente nel “sistema legale immorale”, studiato e creato scientificamente da note organizzazioni economiche, finanziarie e politiche mondiali con teorie e meccanismi neoiperliberisti e dalla Commissione Trilaterale, la cosiddetta Troika, a cui appartengono importanti personaggi politici e della finanza, nei posti chiave, anche italiani.

Il Parlamento tedesco e altri Parlamenti Europei, consapevoli, hanno votato NO.

Non c’ è stato nessun dibattito e il provvedimento è stato votato in fretta, nel silenzio dei media allineati e sotto la copertura di notizie “civetta” per distrarre l’attenzione dell’ opinione pubblica.

Cambiare la Costituzione significa cambiare le regole del gioco, della nostra vita civile.

In Italia si è intervenuti altre volte sulla Costituzione, ma è la prima volta che si fa con tale velocità, con una così grande maggioranza politica a favore, senza dibattito parlamentare e senza coinvolgere i cittadini.

La rapidità del voto è stata determinata da una maggioranza favorevole superiore ai due terzi dei votanti che non aveva nessuna intenzione di coinvolgere il popolo sia nell’iter che attraverso il referendum.

Una modifica della Costituzione non è semplice o veloce da attuare, richiede mesi o anni di dibattiti e prevede un iter particolare: Senato e Camera approvano due volte ciascuno il progetto di legge costituzionale, la seconda approvazione avviene non meno di tre mesi dopo la prima e se la modifica non viene approvata dai 2/3 del Parlamento, c’è la possibilità di indire un referendum. Hanno abrogato il divieto di stabilire nuove spese o tributi tramite la legge di bilancio e hanno inserito l’obbligo del pareggio di bilancio per lo Stato.

La modifica degli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione, riguardanti i bilanci degli enti locali, li costringe all’indipendenza con autonomia di spesa ma li obbliga a rispettare il pareggio di bilancio, senza ricorrere al debito per finanziare la gestione ordinaria.

Cos’è il pareggio di bilancio?

Stato e amministrazioni pubbliche, gravate da debiti considerevoli, non potranno spendere più di quanto incassano. Detta così non sembra una cosa negativa, vero?

Invece è la condanna dell’Italia alla recessione ed al declino economico e sociale.

Non sarà più possibile spendere a deficit per stimolare la domanda e far ripartire l’economia nei momenti difficili, come questo che stiamo vivendo.

Il disavanzo assorbe le risorse produttive che non sono occupate per insufficienza della domanda e garantisce la piena occupazione e la crescita del reddito, con la sicurezza che il deficit viene ripagato con la ripresa.

Se questo testo fosse stato sottoposto a referendum, con ampio dibattito, sarebbe stato sicuramente respinto dal corpo elettorale.

Guardando alla storia, si stanno replicando gli errori compiuti negli anni ’30 del secolo scorso: di fronte alla recessione i privati investono meno e senza un intervento pubblico scompare la possibilità di uscire in fretta e in modo controllato dalla crisi, e si condannano la società e in particolare le classi sociali più deboli e meno protette a farsi carico delle conseguenze e dei costi economici.

Con costi economici s’intende in primo luogo la disoccupazione ma anche l’assenza o la scarsità dei servizi sociali necessari, dalla sanità all’istruzione, ai trasporti, alle pensioni, come stiamo vedendo e subendo.

Ci saranno molte risorse in meno da utilizzare, per tutto, e di conseguenza la società sarà in balia del “libero” mercato, che non è libero ma condizionato dai poteri forti a livello mondiale, che il mito vuole capace di autoregolarsi, mentre la storia ci mostra per quello che è: una bestia stupida e insaziabile, immorale e asociale, con forti pulsioni distruttive, guerre nel mondo, soprattutto, che stiamo oggi vedendo...

Ci si è affrettati a eseguire quanto richiesto dalla C.E.E., spinti dai mercati finanziari.

Alcune conseguenze sono già prevedibili e certe:

1) l’obbligo del pareggio di bilancio comporta la perdita da parte dell’Italia della sovranità politico-economica-fiscale;

2) l’Italia, cosi’, con il suo enorme debito pubblico, non può riuscire a mantenere il pareggio senza tagli, privatizzazioni e nuove tasse.

3) Ciò genera recessione, porta al collasso dell’economia nazionale e accresce le difficoltà di mantenere il pareggio, dando così il via a una spirale distruttiva senza fine per l’economia e la società.

La B.C.E, ente privato, dà il denaro alle banche a un interesse basso; per ripagare gli interessi del debito pubblico, l’Italia è costretta a rivolgersi alle banche private per vendere i titoli di stato ed è costretta a pagare un interesse maggiore (spread); per ripagare questi interessi in regime di pareggio di bilancio, deve chiudere con un notevole avanzo primario e per fare questo, non avendo più sovranità monetaria, deve tassare di più, vendere beni pubblici e tagliare servizi e stato sociale; e questo deve farlo ogni anno, drenando ricchezza, svendendo beni pubblici, impoverendo i cittadini, uccidendo il tessuto produttivo.

In realtà con questo regime monetario e un così grande debito pubblico, il pareggio di bilancio è impossibile da realizzare, con conseguenze disastrose.

Tutto ciò è un trasferimento di potere e sovranità dai singoli stati europei all’Europa, non politica ma economica, la CEE, dalle democrazie elette a enti sovrannazionali non eletti, influenzati o nelle mani dei grandi poteri finanziari, mondiali.

Ciò è solo un passo di un cammino più lungo, perché i registi, all’ opera da molti decenni, continueranno e noi, dopo la perdita della sovranità monetaria ed economica, assisteremo alla perdita della sovranità politica degli Stati.

Il Prof. Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale, già nel 1969 scriveva che il pareggio del bilancio deve essere un obiettivo politico e non un obbligo giuridico.

L’appello di cinque premi Nobel per l’economia ed altri illustri economisti al Presidente degli U.S.A. Obama chiede che: “…venga respinta qualunque proposta di emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo vincoli di pareggio del bilancio che è una scelta politica estremamente pericolosa anche se il Paese ha gravi problemi dei conti pubblici che vanno affrontati con misure che producono effetti quando l’economia è forte abbastanza da poterle assorbire”.

Le democrazie sono al declino e non sappiamo quello che seguirà. Soprattutto non siamo sicuri che quelli che ci governano e ci governeranno in futuro siano in grado di fare il bene del Paese.

Temiamo invece che si dedicheranno a ciò che hanno dimostrato di saper fare meglio: i propri interessi a spese della collettività, oggi e domani.

Stupisce come nel nostro Paese in cui su questioni di scarsa rilevanza ci sono campagne di stampa roboanti, su un tema così importante, di modifica della Costituzione e di stravolgimento della politica economica e sociale presente e futura, il silenzio dei giornali e televisioni, non solo di quelli allineati e finanziati dallo Stato, è totale.

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