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UTA PREMIA L’ISTRUZIONE Borse di Studio per diplomati e laureati Intervista al Sindaco Giacomo Porcu

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di CARMEN CORDA

 

Signor Sindaco, la ringrazio per avermi ricevuto. Ci piaceva dare risalto alla vostra iniziativa che ha voluto premiare i diplomati e i laureati del paese. Da cosa nasce questa decisione?

"Faceva già parte del nostro programma elettorale. Avevamo deciso di destinare parte della nostra indennità alla costituzione di un fondo da mettere a disposizione della popolazione per fini sociali o culturali e istituire borse di studio per i giovani studenti: ci è sembrato il miglior modo per dare senso alla rinuncia della Giunta e dare anche un segno tangibile di vicinanza alla popolazione da parte delle Istituzioni. Inoltre, la nostra indennità è già ridotta del 50% perché tutti lavoriamo, oltre ad amministrare il paese".

Un’iniziativa che premia l’istruzione e la cultura quindi.

"Sì, perché l’auspicio è che i nostri giovani possano crescere, considerato che saranno la classe dirigente di domani, professionisti in qualunque settore vogliano operare. Ci sembrava importante dare questo tipo di segnale".

E immagino che sia stato recepito positivamente, anche dalle famiglie.

"Assolutamente. Ad oggi abbiamo premiato sedici ragazzi il primo anno e nove quest’anno; premiamo sia le Lauree di primo livello sia le Lauree Magistrali. Abbiamo premiato anche chi si è distinto nello sport, nello specifico i ragazzi della pesistica che hanno raggiunto grandi risultati ai mondiali giovanili. E poi, ci tengo a sottolinearlo, abbiamo premiato due bellissime storie umane, quella di Donatella Pili e Ignazio Porcu che hanno fatto al mezza maratona di New York: due belle metafore di vita. Quella di Donatella è una rinascita, Ignazio purtroppo non ha potuto partecipare per un problema dell’ultimo minuto, ma se avesse potuto correre lo avrebbe fatto indossando una maglietta con l’immagine di Tore, un ragazzo morto per un incidente sul lavoro. Quindi a prescindere dal risultato sportivo abbiamo voluto premiare il buon cuore. Si è campioni anche se non si vince e, in questo caso, anche se non si partecipa".

La vostra iniziativa si inserisce in un momento non proprio roseo per l’Italia, un paese dove certamente non si vive di cultura e nel quale la scuola ha ricevuto e riceve duri colpi che stanno portando al suo declino. Parliamo quindi di Scuola: a Uta c’è un problema di dispersione scolastica?

"Sì, purtroppo abbiamo questo problema al quale stiamo cercando di dare soluzione con il progetto di una nuova scuola, un progetto molto ambizioso che prevede anche un’architettura ai massimi livelli ma soprattutto un progetto pedagogico all’avanguardia. Nel nostro programma elettorale Scuola e Lavoro erano al primo posto e per dare attuazione a questo siamo entrati nell’Asse Uno del Progetto Regionale Iscol@ “Scuole del Nuovo Millennio”. Il nostro progetto risponde a dei dati importanti che riguardano la crescita demografica del paese la dispersione scolastica, problemi ai quali si unisce la disoccupazione giovanile. A giugno dovremmo partire con il bando di progettazione per un plesso unico che andrà a inglobare tutte le scuole elementari, le scuole medie e le scuole per l’infanzia. L’offerta pedagogica sarà molto ampia, con una particolare attenzione all’ambiente, e la previsione di laboratori teatrali e corsi di cucina. L’idea è quella di sfruttare al massimo il potenziale di quel plesso perché possa diventare un polo di attrazione per Uta e per tutto il territorio. Mi sento di dire che, in questa fase, è il progetto più importante di tutta la Regione Sardegna".

Considerato che avete ben chiaro come far fronte al problema della dispersione, le chiedo invece a cosa si deve. Come si spiega un così alto tasso di dispersione scolastica?

"Io credo che la dispersione scolastica si spieghi, intanto, con la perdita di alcuni valori, soprattutto in ambito familiare. Oggi, per esempio, verifichiamo costantemente la preoccupazione dei genitori per una nota presa a scuola: si cerca sempre di giustificare il bambino andando contro l’istituzione scolastica. Non si sta assolvendo al compito di insegnare il senso del “dovere”. Quindi la scuola non viene rispettata in primo luogo dalla famiglia e questo porta i ragazzi, non solo a non innamorarsene, ma a non dedicarsi proprio a quella che, insieme alla famiglia, dovrebbe essere la “palestra” più importante per i cittadini di domani".

Una delegittimazione costante dell’autorità sia in ambito scolastico, sia all’interno della stessa famiglia, mi permetto di aggiungere. Quindi un problema educativo.

"Esattamente. È proprio un atteggiamento generale: i cittadini tendono ad autoassolversi e praticano la critica e la lamentela verso le istituzioni che pongono delle regole. Poi riconosco che qualche problema c’è anche nei programmi scolastici che potrebbero essere aggiornati per essere più attrattivi per i ragazzi. Manca anche l’interazione: il progetto Iscol@ apre la scuola al mondo e forse unire la scuola ad altre attività potrebbe davvero essere molto stimolante. Anche l’idea di conseguire una laurea e poi dover andare all’estero contribuisce a disinnamorare i ragazzi. Il mercato del lavoro italiano offre poche opportunità".

Faccio un piccolo passo indietro e le chiedo di spiegarmi meglio un aspetto che mi sembra molto interessante: lo standard architettonico del vostro progetto. Lei ha parlato di “architettura ai massimi livelli”.

"Gli standard architettonici rispondono soprattutto alle esigenze di massima sicurezza. Le scuole qui a Uta si trovano per lo più in zone a rischio idrogeologico, noi abbiamo invece individuato un’area sicura, un’area verde, un ex- terreno dell’AGRIS, dove realizzeremo il campus scolastico. Si tratta di una zona “libera”, senza nessun vincolo o rischio di tipo idro-geologico. Gli standard sono anche quelli del massimo risparmio energetico, con costi di manutenzione bassissimi e altissimi standard di autonomia. Voglio sottolineare che si tratta di una scuola che deve sposare un progetto pedagogico di inclusione e di rispetto per l’ambiente; il giardino, per esempio, verrà curato da noi insieme al WWF per utilizzare delle specie autoctone che necessitino della minor quantità di acqua possibile. Il fine è quello di creare per i bambini un ambiente confortevole e familiare".

Avete già dei riscontri positivi sul progetto da parte della popolazione? Lo avete in qualche modo presentato?

"Ci sono stati diversi incontri con la popolazione, riunioni tra docenti, pedagogisti e genitori, e abbiamo anche fatto compilare dei questionari ai bambini dai quali sono venute fuori cose davvero eccezionali. Stiamo lavorando da più di diciotto mesi per raggiungere questo livello di programmazione perché vogliamo una scuola che faccia innamorare gli alunni, che li faccia sentire a casa loro. Allo stesso tempo, i genitori devono sentire la scuola come un luogo di protezione per i loro figli. C’è stato un grande coinvolgimento e quindi, già da adesso, ognuno la sente un po’ sua questa nuova scuola. C’è molta curiosità e attenzione anche da parte della Regione verso il nostro progetto".

Quali saranno i tempi di realizzazione?

"La speranza è che in tre anni possa essere conclusa: l’obiettivo è il 2020".

Quindi entro la fine del vostro mandato.

"È quello che ci auguriamo".

Vi faccio i nostri migliori auguri e anche i complimenti per aver compreso una cosa importante e per averne fatto il vostro principale obiettivo: i giovani non sono il futuro, come si è soliti dire, ma sono il presente. E abbiamo il preciso dovere di non trascurarli, di non perderli mai di vista.

 

04.08.2017

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