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Saline Conti-Vecchi: a 100 anni si ritorna alle origini

35 panorama saline - foto giampiero piero farci
34 saline conti vecchi insaccamento sali di magnesio - foto darchivio
Col nuovo Piano Industriale previsto il rilancio della veterana fra le industrie del CACIP

 

 di ALBERTO NIOI

  

Nella foto in alto, Panorama saline - foto Giampiero Piero Farci. In basso: Saline Conti Vecchi insaccamento sali di magnesio - foto d'archivio

 

Luigi Conti-Vecchi, toscano tutto d'un pezzo classe 1849, di progetti ne aveva realizzati tanti.

Era ingegnere e impresario, specializzato in opere ferroviarie, figlio di imprenditori quindi con quell'attitudine manageriale che se non ce l'hai di tuo, di sicuro la erediti in famiglia.

Uno che usava la testa insomma.

A corollario di una brillante carriera a cinquant'anni ottiene la nomina di Direttore Generale della Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde ed è da Cagliari, sede della sua nuova attività, che in lui prende corpo l'idea che lo accompagnerà sino alla fine dei suoi giorni, forse il più ambizioso dei suoi progetti, l'ultimo: trasformare quella enorme palude malsana posta alle porte del capoluogo e lambita dai binari che attraversavano Santa Avendrace, in una delle più importanti saline d'Europa.

Un chiodo fisso che non lo abbandonò neppure quando, alla soglia dei settant'anni, venne richiamato al fronte per partecipare al primo conflitto mondiale come alto ufficiale.

Lui, con una carriera militare interrotta nel Genio Militare, fece parte del contingente di 13000 ufficiali che il corpo mise in campo nei lunghi mesi della guerra, fra il maggio 1915 e il novembre 1918.

Poi arrivò l'armistizio di Compiègne, che, scherzi della storia, fu sottoscritto proprio in un vagone ferroviario e quell'ingegnere un po' visionario, che aveva steso binari qua e la per l'Italia, torna nell'isola deciso a concretizzare quell'idea di cui era sempre più convinto e che ora sembrava finalmente realizzabile: il ministro sardo Francesco Cocco Ortu aveva appena emanato alcuni provvedimenti a sostegno degli interventi di bonifica, stanziando pure ingenti risorse a beneficio dei privati per interventi in aree demaniali.

Un anno dopo il suo progetto stava sul tavolo del Ministro ai Lavori Pubblici e l'11 marzo 1919, presso il municipio di Cagliari, l'ingegnere presenta il suo programma al pubblico non senza subire qualche critica.

Ma alla fine il grande giorno arrivò: il 29 luglio 1921 la firma della convenzione novantennale fra Luigi Conti Vecchi e lo Stato sancì l'avvio formale dei lavori.

Esattamente 10 anni dopo, il Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Sardegna, “constatata l’ultimazione, l’entrata in esercizio e l’efficienza della salina e del connesso impianto industriale” dichiarava avviato il periodo di convenzione la cui scadenza fu fissata al 10 luglio 2021.

Dopo quasi un secolo di vita le saline Conti Vecchi possono essere considerate a ragione la più antica industria chimica sarda e probabilmente non solo la più longeva ma anche una delle più importanti con i suoi 115 dipendenti diretti e 200 circa dell'indotto.

Una lunga storia che si intreccia con quella di un'isola e della sua gente, della sua sofferta stagione industriale, sopravvissuta anche alla crisi del polo petrolchimico di Cagliari sorto sulla spinta di quel Piano di Rinascita che rappresentò un fallimento totale.

Il passaggio dalla Conti-Vecchi s.p.a. alla SIR di Rovelli avvenuto negli anni '70 segnò la prima fondamentale conversione delle attività industriali dell'impianto saliniero la cui produzione venne quasi interamente assorbita dall'industri chimica che per il territorio ha segnato un'epoca: la Rumianca.

Si realizzò così un connubio tra realtà solo in apparenza inconciliabili: l'industria più eco-sostenibile di tutte, che utilizzava il mare come materia prima e il sole ed il vento come fonti energetiche, al servizio dell'industria chimica più inquinante che potessimo ospitare. Per oltre vent'anni agli impianti petrolchimici di Macchiareddu entrava l'oro bianco di Santa Gilla e ne uscivano i peggiori veleni, diretti sempre a Santa Gilla.

Adesso che quella sciagurata stagione ce la siamo lasciata alle spalle e che sulle macerie del nostro comparto industriale qualcuno cerca di nuovo, a fatica di fare impresa, la Luigi Conti-Vecchi spa oramai di proprietà pubblica (controllata dell'ENI), affronta la crisi ritornando alle origini e scommettendo sulla sua vocazione di industria “pulita”, ad impatto zero.

Una riconversione partita nel 2013 che prevede il riavvio delle produzione del sale ad uso alimentare e la realizzazione di nuovi impianti per lavaggio, essiccazione e insaccamento del sale a cui si aggiunge una novità importante: la valorizzazione in chiave turistica di tutto il compendio.

Un piano industriale che prevede un investimento complessivo di 60 milioni di euro, parte dei quali appunto, riservati ad interventi di recupero del ricco patrimonio architettonico, ambientale e storico, e lo studio di un progetto di fruizione che vada dall'accoglienza dei visitatori sino allo sviluppo di itinerari naturalistici e culturali all'interno dei 2700 ettari di bacini evaporanti e caselle salanti, compresi, lo ricordiamo, in un Sito di Interesse Comunitario oggetto di rigorosa tutela ambientale.

Un progetto assolutamente innovativo per il quale è stata sottoscritta la partnership con il FAI, Fondo Italiano per l'Ambiente in un rapporto di collaborazione che durerà dieci anni. Avvio delle attività previsto per il 2017.

Tutte queste importanti novità si realizzano nella cornice storica che coincide con la scadenza della concessione novantennale ed il suo rinnovo, che la Conti-Vecchi ha richiesto alla Regione Sardegna, e che verosimilmente coinciderà col periodo di ammortamento dell'investimento industriale programmato.

A distanza di un secolo la storia si rinnova e questa, per tutti, rappresenta una grande lezione, per le comunità del territorio, per la politica e per il management industriale.

Se dopo cento anni le saline Conti-Vecchi oggi sono ancora lì e guardano con ottimismo al loro futuro, la ragione è principalmente una: la sostenibilità ed il rispetto dell'ambiente nel processo industriale sono la migliore garanzia di un successo duraturo per qualsiasi intrapresa.

Errare lo sappiamo è umano, per Conti-Vecchi perseverare sarebbe stato diabolico (e fatale).

 

02.02.2017

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