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Anselmo Urru, alias Ziu Memmu, l'uomo che si è fatto tutto da solo

memmo giovane 001
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di SANDRO BANDU

 

Quando percorri la Strada Statale 196, quella che da Decimomannu porta a Villasor, subito dopo il Villaggio Azzurro, incontri sulla sinistra un Agriturismo denominato “ZIU MEMMU”, e inevitabilmente ti assale un quesito: “Ma chi è questo Ziu Memmu? Sarà una persona fisica, o è uno dei tanti nomi commerciali fittizi?”.

No, è tutto vero, è il nome di una persona che oggi non c'è più, perché Anselmo Urru, alias Ziu Memmu, è scomparso nel 2008, ma era la classica persona che partita dal nulla ha creato, con il suo ingegno, la sua creatività, la sua voglia di fare, un piccolo capolavoro imprenditoriale che spazia dall'impresa edilizia a quella agricola, passando per quella turistica rappresentata, appunto, dall'agriturismo.

Sono passati ormai otto anni dalla sua scomparsa, ma tutti i decimesi lo ricordano ancora con affetto.

Un uomo piccolo di statura, ma grande lavoratore: non c'è via a Decimomannu, e dintorni, dove la sua impresa edilizia non abbia effettuato un lavoro.

La sua impresa famigliare ancora esiste e vi lavorano i suoi tanti figli: pensate ne ha avuto ben 14, di cui 11 maschi e 3 femmine.

I primi 10 tutti maschi, e solo dopo 16 anni dal primogenito è nata Romina: la prima donna e per questo, forse, la più amata.

Proprio Romina mi ha cercato, per tributare al padre questo ricordo e per rendere omaggio alla sua grandezza. Anselmo Urru non era un uomo facile, era senza fronzoli: era un uomo con la testa sulle spalle che badava al sodo.

Originario di Guspini, era nato il 7 ottobre del 1932, ma già dalla tenera età, a causa del lavoro del padre in una miniera di Iglesias, la sua famiglia si trasferì a Decimomannu.

Era il terzo di 8 figli e, come gran parte dei bimbi della sua epoca, non frequentò quelle che si dicevano le “scuole alte”, aveva infatti solo la quinta elementare, ma lui la scuola la frequentò sul campo, direttamente nel mondo del lavoro.

La sua vita lavorativa iniziò in un grande terreno, di oltre 14 ettari, dove pascolava un enorme gregge di pecore, quasi più alte di lui: per noi oggi vedere un bimbo così piccolo già alle prese con un lavoro così duro sarebbe uno scandalo.

Ma prima si faceva così: la vita era dura e i soldi pochi.

I bambini dovevano diventare adulti già dalla tenera età. Oggi questo terreno, che insiste sulla SS 196 strada per Villasor, che era di una famiglia agiata decimese, dopo tanti anni è diventato il suo e lui ci ha realizzato un florente vivaio e il famoso Agriturismo che prende il suo nome: “Ziu Memmu”, per l'appunto.

Ma non tutto è stato rose e fiori.

Dopo l'apprendistato da pastorello, il nostro piccolo Anselmo si cimenterà giovanissimo nel mestiere di muratore e il primo lavoro, meglio definirlo regalo, lo farà ai genitori: costruirà per loro, a soli 18 anni, la casa. Inizia così la sua attività imprenditoriale nel campo edilizio.

Si sposò a soli 21 anni con Giacomina Angiargia, e diede vita a una bella famiglia con tanti figli che inserirà puntualmente nella ditta di famiglia.

Ma facciamo parlare direttamente Romina.

Mio padre a primo acchito poteva sembrare scorbutico, ma era il suo modo di fare. Era invece un uomo dal grande cuore. Era un uomo che proveniva dal mondo del lavoro e che conosceva il sacrificio. Per questo non voleva che il frutto del suo lavoro venisse vanificato e sperperato: non si doveva buttare niente. Bisognava essere parsimoniosi e autosufficienti in tutto: ci ha insegnato, infatti, a preparare le provviste per tutto l'anno. Noi facevamo solitamente a fine autunno, le provviste per l'intero anno: facevamo in casa il formaggio, le salsicce e la testa in cassetta”.

Romina, parlami di tuo padre.

Mio padre iniziò a lavorare giovanissimo, da bambino faceva il pastorello, poi seguì la carriera del padre e per qualche anno andò a lavorare, in bicicletta, nella miniera di Masua, ma questa vita gli stava stretta e mollò subito per dedicarsi all'edilizia.

Quest'ultimo senza dubbio è il mestiere che lo ha gratificato di più. Ma non aveva dimenticato le sue origini, quando iniziò a lavorare nel terreno dei signori Camerota, dove pascolava le pecore. Appena fu in grado di farlo, acquistò quel terreno e si dedicò anche all'agricoltura.

Anche lì inserì alcuni figli e ci realizzò un vivaio che ancora esiste ed è gestito da Marco, uno dei miei fratelli. Nel frattempo pensò anche a noi figlie e costruì questo agriturismo”.

Certo che tuo padre non si perdeva in chiacchiere...

Sicuramente no, era molto concreto, forse burbero, ma generoso: ha aiutato molta gente. Ma se si poneva un obiettivo non mollava sino a quando non veniva realizzato”.

A che età è scomparso?

Mio padre ci ha lasciati a 76 anni, nel 2008, a causa di un male incurabile, ma sino all'ultimo ci ha voluti vicini. Ricordo che nelle feste organizzava la grande tavolata con tutti noi figli e i numerosi nipoti: furono feste memorabili che oggi ci mancano”.

Ultima domanda Romina: siamo sotto Natale...

"Sì, questo è l'ottavo Natale senza di lui e il tempo non riesce a mitigare la sua scomparsa. Mi mancano la sua voce, i suoi discorsi, i suoi consigli. Però ci ha lasciato questo agriturismo che mandiamo avanti con orgoglio e con la consapevolezza  che questo è il frutto della sua lungimiranza e del suo sudore. Finchè vivrò non smetterò mai di ringraziarlo".

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