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La Prociv Italia in prima linea nell'emergenza terremoto. L'asseminese Emilio Garau nei luoghi della tragedia a poche ore dal sisma che ha colpito il Centro Italia

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di LUCA PES

 

Una notte apparentemente tranquilla.

Siamo al confine tra Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Alle 3.36, un boato squarcia il silenzio. La terra trema violentemente per 142, lunghissimi, secondi.

I più lesti e fortunati riescono a mettersi in salvo prima che la propria abitazione diventi una trappola letale.

In tanti rimangono schiacciati sotto il peso delle macerie. Molte persone vengono estratte vive e trasportate negli ospedali più vicini.

Il bilancio è tragico: circa 300 morti, centinaia di feriti, migliaia gli sfollati. Abbiamo incontrato Emilio Garau, responsabile nazionale emergenze Prociv Italia, che si è recato nei luoghi colpiti dal sisma a poche ore dalla tragedia.

Signor Garau, a che ora è stato messo al corrente del sisma avvenuto nel Centro Italia?

"Sono stato allertato alle quattro. Meno di un'ora dopo la prima e devastante scossa".

Quali sono state le procedure attivate nelle prime ore del mattino?

"Il Dipartimento della Protezione Civile ha richiesto l'invio immediato di una squadra di scouting (attività esplorativa) per verificare cosa fosse accaduto nei luoghi colpiti dal sisma e poter programmare gli interventi più urgenti. Abbiamo fatto partire un gruppo di soccorso da Latera (Viterbo) verso Norcia, uno dei centri più popolosi coinvolti. Dopo aver fatto un rapporto sulla situazione, i volontari, su disposizione dello stesso Dipartimento, sono stati convocati alla Scuola Interforze per la Difesa di Rieti, dove si son riuniti con le altre squadre coinvolte nelle prime operazioni di soccorso. Il gruppo da noi coordinato è stato inviato ad Amatrice, uno dei centri andati quasi completamente distrutti".

Lei è stato sul posto?

"Sono partito la sera del 24 agosto in compagnia di un altro componente del settore emergenze, Efisio Pilia, portando il minimo equipaggiamento indispensabile per l'eventuale apertura di un campo di accoglienza e per gestire direttamente in loco l'emergenza. Giunti sul posto, abbiamo incontrato le Unità Cinofile dei Vigili del Fuoco di Cagliari, con le quali abbiamo collaborato per diverse ore. La situazione richiedeva tempestività e sangue freddo; in quei momenti si stava scavando, anche a mani nude, per salvare una bambina di cinque anni. Sono rimasto sul territorio per tre giorni, fino al momento in cui il Dipartimento ha disposto il rientro di tutte le squadre di scouting".

Per quale motivo è stato richiesto il vostro contributo per un tempo così limitato?

"Ci sono delle differenze sostanziali tra questo e altri terremoti. L'area colpita non è molto vasta e i numeri della popolazione coinvolta sono limitati. Parliamo di 4.500 sfollati a fronte dei 70.000 dell'Aquila. Le squadre di soccorso provenienti dalle località più vicine sono state molto celeri nel sistemare i senzatetto allestendo i posti letto necessari. A quel punto, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ha deciso di far rientrare le squadre non più necessarie e di tenerle pronte nel malaugurato caso in cui dovessero esserci nuove emergenze. Come sostengono i geologi, infatti, non è remota la possibilità che si abbiano altre forti scosse negli stessi luoghi o in aree limitrofe".

Qual è la situazione attuale?

"Dovrà recarsi nuovamente nelle zone colpite dal sisma? Pian piano gli sfollati vengono trasferiti all'interno di alberghi e di altre strutture ricettive, anche perché le temperature, alte durante la giornata e piuttosto fredde nelle ore notturne, richiedono una sistemazione immediata per la popolazione. Il nostro compito, per il momento, si è esaurito con l'attività di scouting e con i primi interventi".

Quali sono state le situazioni più difficili da affrontare dal punto di vista logistico-organizzativo?

"E' stato molto complicato scavare tra le macerie, in particolare con i mezzi meccanici, e occorreva muoversi..."

 

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