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Ciclofficine, esempi di sostenibilità ed economia circolare

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di ALBERTO NIOI

 

Mi sono trovato a scrivere queste poche righe per Vulcano proprio mentre in tutta Europa si dava inizio alla Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, la EUROPEAN MOBILITY WEEK, promossa dalla Commissione europea e pensavo quanto fossero importanti, in un'ottica di sostenibilità, sia gli interventi strutturali legati alla pianificazione territoriale, alla riconversione del parco mezzi per il trasporto pubblico, la ricerca e tutti quegli sforzi in grande scala in grado di apportare dei benefici in un prossimo futuro, ma quanto altrettanto importanti siano quelle iniziative che rappresentano un approccio “micro” al problema.

Affrontare questo tema in una scala decisamente più piccola, con l'obiettivo di incidere soprattutto sui comportamenti e le scelte dei singoli cittadini, costituisce probabilmente la maniera più efficace e concreta per raggiungere risultati significativi e duraturi.

Realizzare chilometri di piste ciclabili senza accompagnare questi progetti alla formazione di cittadini consapevoli e quindi sensibili ai temi della sostenibilità, quale utilità potrebbe portare ad una comunità oltre che minimi benefici all'economia?

Probabilmente nessuno.

Per questa ragione l'educazione e la consapevolezza dell'importanza di ogni nostro gesto quotidiano rappresentano l'asse portante di una strategia articolata e complessa, che si realizza in fasi diverse.

Occuparsi di mobilità sostenibile, va detto, significa in primis affrontare temi come l'energia, l'inquinamento, il consumo di suolo, la qualità della vita nelle città, la salute della gente, ma non solo di questo.

Esistono altri aspetti apparentemente secondari, non meno importanti, che costituiscono l'approccio “micro” a cui ho fatto cenno prima.

Fra questi vi è certamente l'utilizzo intelligente della bicicletta, il mezzo di trasporto a cui più di ogni altro ricorriamo nella cosiddetta mobilità dolce, dopo i nostri piedi.

Parlo di utilizzo intelligente, intendendo con questo aggettivo, tutto ciò che possa garantire una lunga vita al nostro velocipede, o perché no, l'uso di vecchie bici recuperate e restaurate, la possibilità di ripararle da soli.

Intelligente perché in questo modo il concetto di sostenibilità si allarga e si rafforza unendosi ai principi cardine dell'economia circolare, il sistema che supera il concetto di rifiuto, sposando quelli di recupero e riuso delle materie.

Punto di forza di questa filosofia applicata alla mobilità sostenibile sono diventate le cosiddette “ciclofficine”, luoghi che svolgono anche un'importante funzione sociale quali spazi di formazione, di condivisione e inclusione.

Qui, chiunque può riparare la propria bici, costruirne anche una nuova con pezzi di recupero, imparare a ripararla o come ultima spiaggia, comprarne una usata. L'importante è assicurare lunga vita ai nostri bicicli perchè non è vero che tutto si deve comprare e poi buttare via.

In una ciclofficina gli attrezzi sono a disposizione di tutti, qui entrano mezzi dismessi e pezzi di recupero spesso prelevati dagli ecocentri ed escono biciclette perfettamente funzionanti, il tutto grazie al lavoro di volontari, associazioni o comitati di quartiere.

Il fenomeno si è sviluppato negli anni '80 nel nord e nel centro Italia, in quelle regioni nelle quali la cultura della bicicletta è profondamente radicata nelle popolazioni locali, come l'Emilia Romagna e il Veneto.

Oggi, un po' in tutte le grandi città è possibile trovare almeno una ciclofficina, ed è interessante scoprire come alla vocazione originaria nel frattempo si siano aggiunte altre funzioni, diciamo così, quali quella di centri di animazione culturale, aggregazione e per l'organizzazione di eventi.

La ciclofficina più vicina a noi la troviamo a Cagliari, si chiama “Sella del Diavolo” ed è in via Principe Amedeo 21, aperta Lunedi/Mercoledì e Venerdì dalle 18.30 alle 22.00.

Se anche voi avete a cuore la sostenibilità ambientale della mobilità urbana, ma non solo, e desiderate impegnarvi in prima persona, aprire una ciclofficina può essere un gesto concreto e molto apprezzato.

Se la passione per le due ruote non vi manca, pensateci!

 

29.10.2016

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