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Eletto il primo consiglio metropolitano di Cagliari

sindaci cagliari città metropolitana

 

DI ALBERTO NIOI

 

Domenica 3 aprile 2016 erano più di trecento, fra sindaci e consiglieri comunali, gli amministratori dei 16 comuni della neonata Città Metropolitana di Cagliari (il 17° è commissariato), che si sono ritrovati ai seggi predisposti negli uffici della ex provincia, in via Giudice Guglielmo, chiamati ad eleggere i loro 40 colleghi, che faranno parte del nuovo Consiglio Metropolitano.

Come è noto la legge regionale di riordino degli Enti Locali ha ridisegnato il sistema regionale di governo ed ha istituito il nuovo ente che sostituirà parte della vecchia provincia di Cagliari.

Si è trattato quindi di un passaggio storicamente importante, un passo concreto verso il definitivo superamento delle province (che per ora rimangono, in barba al referendum che le ha abrogate), la novità più rilevante introdotta dalla legge regionale n° 2 del 4 febbraio scorso, ma certamente non l'unica.

Il provvedimento, che ha visto impegnato il consiglio regionale per molti mesi, è stato esitato con non poche difficoltà, contestato dai territori del nord Sardegna, che lo considerano troppo “cagliaricentrico”, ma dai sindaci in generale, chiamati a riorganizzarsi obbligatoriamente in unioni di comuni, reti metropolitane e reti urbane.

Insomma, una terra che da sempre viene rappresentata con la massima “POCOS, LOCOS Y MAL UNIDOS” (pochi, matti e disuniti), definizione che, bisogna ammetterlo, calza a pennello, dovrebbe ora mettere in atto un'autentica rivoluzione culturale.

Vedremo.

Va detto che effettivamente, questa legge, nata male e fra mille polemiche, ha dei contenuti che, non a torto, fanno storcere il naso a molti, per quanto già detto in precedenza e per il fatto che moltiplica poltrone, centri decisionali e quindi aumenta la burocrazia.

Personalmente sono pure convinto che i suoi aspetti più contraddittori, le sue criticità maggiori, saranno evidenti, quando le nuove norme verranno concretamente applicate, per cui immagino saranno in molti allora, a chiederne subito la revisione.

Giusto per fare un esempio e per tornare all'elezione del nuovo consiglio metropolitano, come è noto l'assemblea è costituita da 40 consiglieri più il sindaco metropolitano (la città metropolitana di Milano ne conta 26 (sic!)), ed il suo rinnovo avverrà sempre in concomitanza del rinnovo del consiglio comunale di Cagliari.

L'elezione avviene secondo liste di consiglieri e sindaci che prescindono dai comuni di provenienza, ovvero non esiste nessun obbligo di rappresentare tutti i 17 comuni in seno alle liste.

Questo significa che già in partenza alcuni comuni potrebbero non avere rappresentanti in lista.

Ma non basta.

Quand'anche ci fossero e venissero eletti in consiglio metropolitano, alla scadenza del proprio mandato di amministratore comunale, decadrebbero anche da consiglieri metropolitani.

Ogni città o paese che andrà andrà a elezioni perderà i suoi consiglieri metropolitani e non potrà rinnovarli subito, dovrà aspettare che Cagliari vada a elezioni.

I posti vacanti in seno al consiglio metropolitano verranno coperti mediante surroga, pescando tra i non eletti delle liste di provenienza.

Questo vuol dire che nel corso dei cinque anni in cui rimane in carica l'assemblea, man mano che i comuni minori vanno ad elezioni, perdono i propri consiglieri metropolitani eventualmente eletti, sino ad arrivare ad una situazione in cui, nell'ultimo anno prima delle elezioni del capoluogo, rimarranno in carica solamente i consiglieri provenienti da Cagliari e dai centro che vanno ad elezioni nello stesso anno (Capoterra, Sarroch, Sinnai, Monserrato).

Se non si verificano crisi e chiusure anticipate di consigliatura in qualche comune, tra il 2020 e il 2021, il consiglio metropolitano avrà esponenti di soli 5 centri anziché dei 17 dell'area metropolitana.

E in quell'anno che si fa?

Che decisioni politiche si sarà in grado di prendere in un'assemblea così poco rappresentativa?

Come dicevo sono diverse le criticità e non è utile e necessario dilungarsi in questa sede, però a me pare che sarà inevitabile che da subito si ponga rimedio quanto meno alle criticità più pesanti.

Intanto queste prime elezioni si sono concluse con l'affermazione delle liste di centrosinistra, col PD che esprime 15 consiglieri, il centrodestra 12, 7 consiglieri il Partito Sardo d'Azione e 6 la Sinistra Autonomista.

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