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Decimomannu, miracolo in via Sassari al numero 5

21 tore cabiddu
21 tore cabiddu presepe

 

di SANDRO BANDU

 

Tore Cabiddu, 63 anni, decimese doc, 40 anni dedicati allo sport paesano e soprattutto alla sua Aurora, una società di calcio che tanto ha dato ai ragazzi decimesi e della quale ora, dopo trent'anni di attività e successi in tutti i campi di metà Sardegna, rimane solo la sede in via Sassari al numero 5, dove ancora si ritrovano vecchi dirigenti e tifosi della blasonata società biancorossa.

Ma non è di calcio che voglio parlare in questo articolo. Voglio invece focalizzare l'attenzione sull'uomo Tore Cabiddu, che qui all'interno del “Circolo Culturale Aurora”, rappresenta una figura carismatica che ti conquista per la sua umiltà, semplicità e umanità.

Personaggio anticonformista e da sempre uomo di sinistra, comunista doc per la precisione, che a causa delle sue idee ha avuto non pochi grattacapi a cominciare dalla perdita del posto di lavoro di sarto, presso la base Nato di Decimomannu.

 

Le foto sono di Tonino Uscidda

 

Quarant'anni fa era ancora alto il muro della guerra fredda e lo scontro fra militanti DC e PCI era vero e feroce; era praticamente impossibile per un comunista trovare lavoro all'interno della struttura militare decimese.

Attualmente la situazione è diversa ed è tangibile il fatto che è peggiorata per tutti indistintamente: purtroppo oggi è quasi impossibile trovare qualsiasi lavoro.

Oggi parliamo di Tore Cabiddu perchè quest'anno presso il “Circolo Culturale Aurora” è stata inaugurata la decima edizione del Presepe.

I decimesi più attempati potrebbero storcere il naso e chiedersi: “Che ci azzecca il presepe con Tore Cabiddu?”.

Che ci azzecca un evento religioso con un uomo che durante le partite più dure e palpitanti non disdegnava di far scendere dal calendario tutti i santi compresa la vergine Maria e i suoi amati padre e figlio?

Ma tant'è: ecco perché qualcuno parla di miracolo in via Sassari al numero 5.

Ma ormai ci dobbiamo abituare ai cambiamenti repentini.

Niente nella vita è così impossibile: non ci sono più sicurezze e tutto può cambiare da un giorno all'altro.

Mi reco in via Sassari e cerco Tore.

Lo trovo circondato da tanta gente; persone semplici, molte disoccupate che qui trovano accoglienza e qualcuno anche un pasto caldo perché a casa non c'è niente da mangiare.

Tore è anche questo, mette a disposizione dei più deboli la sua struttura e le sue poche risorse vengono divise e distribuite con queste persone che la società tiene lontane ed emargina.

Tore mi accoglie con un gran sorriso e mi porta nella stanza, cinque metri per tre, del grande presepe che quotidianamente viene visitato da tanta gente.

É bellissimo, è animato dai classici personaggi tradizionali, ma anche da tanti altri che rappresentano i mestieri: c'è il taglialegna, il pescatore, l'asinello che gira e recupera l'acqua dal pozzo e altri ancora che si muovono grazie a meccanismi che Tore ha recuperato da vecchi elettrodomestici ormai in disuso.

Chiedo: Tore da che mese inizi a preparare il presepe? Qui c'è un lavoro enorme e non è una questione di pochi giorni.

“Dici bene Sandro. Qui c'è un lungo lavoro che parte dagli inizi di ottobre: praticamente la settimana dopo Santa Greca”.

Quando è avvenuta l'inaugurazione?

“L'inaugurazione si è tenuta il 7 dicembre e il presepe sarà aperto sino all'8 gennaio dell'anno prossimo. E' stato un evento che mi ha reso felice, perché insieme al parroco don Andrea Lanero erano presenti anche il Sindaco Anna Paola Marongiu e centinaia di concittadini”.

Spiegaci questa tua passione per il presepe?

“L'ho sempre avuta sin da piccolo. A casa lo facevo io, ci metto passione e la ritengo un'arte”.

I personaggi che si muovono sono delle vere opere d'arte: chi li ha realizzati e come?

“Li ho fatti io recuperando i motorini da vecchi girarrosto: sono quelli che si prestano meglio perché girano lentamente”.

Cosa rispondi a coloro che storcono il naso quando il tuo nome viene accostato a questo evento religioso?

“Che dire, forse queste persone non conoscono il vero Tore Cabiddu. Forse costoro pensano che parlare del comunista Cabiddu è sinonimo di laicità e basta. Io ho sempre rispettato tutti anche quando non condividevo le loro idee. Io ero quello che quarant'anni fa cercava il dialogo con tutti e ti ricordo che per il clima di allora era impossibile anche salutare un democristiano. Quante volte ho litigato con i miei compagni di partito per questo fatto”.

Cosa ti piace di più del tuo presepe?

“Quando vengono a trovarmi i bambini. Mi piace la loro allegria, il loro stupore, la loro vivacità. Il fatto che le mamme li debbano trascinare perché non vogliono andar via”.

Grazie Tore per la tua disponibilità e per quello che regali al nostro paese con il tuo Circolo.

“Ah scusa Sandro. Naturalmente tutto questo non è solo opera mia. Vorrei che si sapesse che io sono il presidente del “Circolo Culturale Aurora”, ma che il direttivo è composto anche da Roberto Cabula (vicepresidente), Antonio Caria (segretario) e dai consiglieri Mario Piredda Stefania Cabiddu, Saba Maurizio e Ottavio Cabiddu”.

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