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Sinistra o destra, la confusione è totale. La truffa anche.

palazzo madama s

 

E’ forse ora che qualcuno attiri l’attenzione degli zombie twittanti al governo su come stiano veramente le cose sulla Terra.

Ad esempio, le categorie di destra e sinistra sono davvero scomparse?

Cioè non ci sono più sfruttati e sfruttatori, paraculi al servizio del potere e cittadini inermi massacrati in nome di sporchi interessi di casta?

 

PRIMA PARTE

 

Di Gianni Rallo

 

Fa ridere sentir dire a certe facce di bronzo del Pd che “loro” stanno facendo “cose di sinistra”.

Non mi riferisco solo all’attuale Pinocchio nazionale non eletto da nessuno, ma anche ai vari pinocchietti di contorno, anch’essi più o meno ignoranti, più o meno ipocriti, più o meno complici di un imbroglio epocale, talmente epocale che ci sta distruggendo la vita.

E non in senso figurato. Fa ridere e fa rabbia, tanta, perché costoro non hanno neppure una pallida idea di cosa significhi “fare una cosa di sinistra”.

Che qualcosa non quadri, beninteso, l’hanno capito; che, forse, tagliare la sanità, le pensioni, sfasciare la scuola, rendere precario il lavoro e via cantando fino all’abolizione di un Senato elettivo, cioè democratico, non sia proprio di sinistra cominciano a sospettarlo, questo bisogna concederglielo.

Ma, dicono, sono i tempi, la modernità, il progresso, la crisi – Dio, ‘sta crisi! (prevedibile, prevista, quindi voluta) – esigono coraggio e decisioni forti.

Finiamola, dunque, coi vecchi dogmi della sinistra di un tempo, coi sindacati, con ‘sta storia dei diritti, coll’ingiusto divario tra lavoratori protetti e lavoratori non protetti: precarizziamoli tutti e non se ne parli più, questa è la democrazia.

La loro, beninteso. Infatti, dicono, l’Italia sta ripartendo.

Peccato che i dati oggettivi, gli euromeccanismi finanziari in drammatica azione (vedi Grecia, tanto per capirci, e poi muori) e la percezione comune dicano inevitabilmente ben altro.

Ma già, loro sono moderni, e la modernità è virtuale, così siamo “virtualmente” in crescita.

Se poi noi non siamo tra gli aficionados persi di twitter sono solo cavoli nostri e ci tocca vivere nel mondo reale.

Perdonerete, spero, il piccolo sfogo, tanto più che non credo di interpretare solo me stesso, e che di rabbia, in giro, ce ne sia ben di più.

Bisognerà vedere cosa accadrà quando la misura sarà colma (ma penso che, con la scusa del clima di terrore, si stia provvedendo anche a questa probabile evenienza).

Basta.

Mi premeva dire due parole su cosa possa essere definito di sinistra e cosa no, storicamente parlando.

Le idee possono cominciare a chiarirsi a partire dall’origine dei due termini, destra e sinistra.

Siamo all’inizio della Rivoluzione francese, nel 1789: il Re convoca gli Stati Generali, organo composto dai rappresentanti di Clero, Nobiltà e Terzo Stato (del quale facevano parte tutti coloro che non erano né nobili né preti, la stragrande maggioranza della popolazione, cioè).

I rappresentanti del Terzo Stato prendono posto secondo il loro orientamento politico: a sinistra i progressisti o radicali, decisi ad abbattere il cosiddetto Ancien régime (il secolare potere dei nobili in secolare combutta con la Chiesa), a destra i conservatori, coloro che, pur di ottenere maggiori aperture per il proprio tornaconto personale, erano disposti, invece, a collaborare con nobili e preti.

L’ambiguità di questa situazione era, già allora, talmente palese che, appena scoppiata la rivoluzione e appena ottenuti i primi risultati, le due parti si dividono in Terzo Stato (la borghesia, destra) e Quarto Stato (quello che, nel XIX secolo, sarebbe diventato il proletariato, sinistra).

E qui entriamo nel vivo della questione (anche se resta un’ulteriore articolazione della quale parlerò nella seconda parte dell’articolo): la borghesia è una classe di imprenditori, commercianti e professionisti (per carità, non infiliamoci gli impiegati di vario livello perché quelli, oggi, sono di fatto proletarizzati) i quali, senza volere offendere nessuno, pensano più al profitto che ai diritti di coloro che glielo procurano e, anzi, quando questi diritti erodono un po’ del loro profitto (vedi welfare o stato sociale) si mettono volentieri di traverso.

Possiamo così dire, per ora semplicisticamente, che tutto ciò che va ad esclusivo interesse dei percettori di profitto, a danno dei lavoratori, è di destra.

E’ sempre stato così, anche da quando, alla metà del Settecento, si afferma il sistema-fabbrica, cioè il modo di produzione contemporaneo: nessun progresso potrà mai mutare questa realtà insita nella stessa natura umana; nemmeno il progresso, d’altronde, è senza padroni.

Alcuni esempi caldi caldi che ci riguardano da vicino:

un jobact che rende precario il lavoro consentendo, di fatto, lo sfruttamento di lavoratori precari e senza protezioni (se non minime, giusto per salvare la faccia) è di destra;

una scuola che, rendendo impossibile il processo didattico tramite la stupida burocratizzazione, la sottrazione di risorse e la progressiva privatizzazione è di destra perché impedisce la formazione di quel profondo senso critico auspicato dalla Costituzione preferendo l’addestramento (vedi stage in azienda, progetti assistiti dalle banche e via dicendo);

la privatizzazione della sanità, non tutelando più i meno abbienti (che infatti rinunciano a curarsi), è maledettamente di destra;

un Senato formato da personaggi che non sono eletti e non hanno nemmeno il tempo per adempiere al loro incarico, non è democratico e quindi è di destra (la quale vede la democrazia come il fumo negli occhi, preferendo il liberalismo o, meglio di questi tempi, il liberismo selvaggio);

tutto questo è previsto e imposto, per inciso, dai Trattati europei.

Così, un governo che segue i dettami di una cricca di aguzzini neoliberisti non eletti da nessuno, senza porsi alcun problema morale nel raccontare bugie su bugie è di destra (non me ne vogliano quelli del PD, dove la D sta ormai per “destra”, guardino piuttosto in faccia la realtà).

Si potrebbe andare ancora avanti con la riforma elettorale, con la storia dell’Isis (ne parliamo un’altra volta, magari) e del clima di terrore a bella posta creato, e poi fomentato da una stampa asservita come non mai, o con la guerra prossima ventura in Medio Oriente che poi chissà come finisce.

A tal proposito Pinocchio se ne esce oggi (6 dicembre) dicendo che lui “non insegue le bombe degli altri”: certo, ha le sue.

L’industria delle armi italiane è una delle più attive nel vendere strumenti di morte a Paesi arabi che ufficialmente vengono criticati per la loro vicinanza all’Isis: di fronte agli affari di occhi se ne possono chiudere anche due.

Il Quarto Stato, per proseguire il discorso, è quello che, a partire, dalla metà dell’Ottocento – seconda Rivoluzione industriale, nascita del pensiero socialista e delle prime organizzazioni operaie – ha duramente lottato per i diritti del cittadino e del lavoratore, riuscendo ad ottenere che per breve tempo, al termine della seconda guerra mondiale, ci fossero nel mondo occidentale alcune democrazie veramente tali: in essi gli egoismi individuali o di classe furono regolamentati ed indirizzati da illuminate Costituzioni repubblicane (Francia, Italia, Usa, Inghilterra, etc.).

Ed è appena una ventina d’anno dopo che cominciano i guai: l’eccesso di democrazia (il ’68, le lotte per i diritti civili) costringe gli Usa a porre termine alla guerra in Vietnam, vera manna per gli affaristi della guerra, così parte la controffensiva neoliberista di cui sempre più palesemente, oggi, si vedono i contorni.

Torneremo su questo nel prossimo numero, anche perché ho lasciato in sospeso una questione particolarmente importante nonché il ruolo dell’Illuminismo nella storia del XIX e del XX secolo, fino ai nostri giorni.

Prima di chiudere, consiglio vivamente la lettura di almeno due testi: E’ arrivata la bufera di Giulietto Chiesa, dove si chiarisce come il raggiungimento del punto di non ritorno della crisi ecologica si sommi all’attuale pesante momento economico, e Massoni, Società a responsabilità illimitata – La scoperta delle Ur-Lodges di Gioele Magaldi, primo di una triade, un testo che rivoluziona la storia recente rileggendola da un punto di vista sorprendente.

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