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CHE COS’È LA POLITICA

24 politica

 

 

di Luigi Palmas

 

In che modo oggi si può parlare, scrivere, ragionare di politica?

Che cos’è la politica, cosa si intende con essa?

Nel corso del tempo il nome ha assunto significati diversi. Ragionare di politica significa riflettere sulle “cose umane” e sugli “affari che riguardano la città” (tà politikà), la comunità, i cittadini.

In questo modo si differenzia rispetto a un mondo in cui gli uomini tentavano di scoprire e interpretare la natura e di starci non per dominarlo ma per proteggere la propria vita.

La nascita della “polis”(città) ateniese, nel IV° sec. a.C., unisce l’ esperienza del mondo greco che, insieme al commercio, scopre la razionalizzazione del mondo, dell’essere e della realtà con la filosofia.

La politica, quindi, argomenta razionalmente le motivazioni delle proprie posizioni e azioni nella sfera pubblica.

L’uomo, il cittadino, è, dunque, al centro della politica.

Bisogna, dunque, interpretare il mondo e agire, in nome del cittadino e nel suo interesse, rispettando e favorendo i valori, i diritti e gli interessi della comunità, con servizio e onestà.

Le opere, i “Dialoghi” di Platone, la “Politica” di Aristotele, massimi filosofi, greci, del IV sec. a.C., le deliberazioni nell’ “agorà”( la piazza) della “polis”, da cui “politikòs” (cittadino), in Atene, sono l’origine del pensiero e dell’ azione politica, intesa come collegamento di sostanza e naturale tra gli uomini, i cittadini, i molteplici modi di convivenza, civile e pubblico, il pensiero etico comune, l’idea-costruzione della “polis”, la ricerca del massimo bene comune, sociale.

E’ sulle idee opposte di intendere gli interessi dei cittadini e la città, come dovrebbero essere e come sono, che nascono e si sviluppano le forme della politica, i concetti, i fondamenti, le istituzioni, le pratiche e le strutture del governo e del potere.

Il dibattito sulla forma della politica cambia continuamente nelle varie epoche storiche e nei diversi Paesi.

Nei tempi antichi la politica era vissuta come “vita activa” nel luogo pubblico interagendo col discorso, nel Medioevo viene vissuta con sapere e potere mondano sotto la fede e la teologia.

Nei tempi moderni, invece, ha un ruolo centrale nel processo di secolarizzazione differenziando la “ragione di Stato” da altri poteri, con limiti di un sistema autonomo rispetto a valori quali il diritto, l’etica e l’economia, secondo il pensiero di Machiavelli, come scienza e tecnica di governo negli Stati sovrani nascenti.

Dal primo trattato di Aristotele sulla natura, le funzioni, le parti dello Stato e sulle diverse forme di governo, la parola “politica”, da aggettivo di “polis”, ha assunto il significato di arte e scienza del governo sulle cose della città.

Poi, nell’età moderna, dal suo significato originario, il termine ha assunto espressioni quali “scienza/ dottrina dello Stato”, “scienza/ filosofia politica”.

Oggi indica le attività che si riferiscono alla “polis”, cioè allo Stato: il comandare o proibire alcune cose con effetti vincolanti per i soggetti di gruppi sociali, il dominio su un territorio, fare leggi con norme vincolanti per tutti, prendere e distribuire risorse da un gruppo o settore sociale all’ altro.

La politica può conquistare, mantenere, difendere, ampliare, rafforzare, abbattere, rovesciare il potere statale, etc…

Il concetto di politica è connesso con quello di potere, di forza. Le forme di potere sono molteplici e nella politica il rapporto di potere viene espresso per es. come rapporto fra governanti e governati, fra sovrano e sudditi, fra Stato e cittadini, fra comando e obbedienza, etc…

Il potere politico (che usa la forza, ma non solo), è solo una di queste, le altre sono sociali, ideologiche ed economiche, con rapporti interconnessi, come hanno affermato molti studiosi, ricordando solo alcuni, moderni e contemporanei, tra cui Weber, Marx, Gramsci, Habermas, Rawls, Bobbio…

La differenziazione conoscitiva fra le scienze aumenta quanto più la politica si distingue, se proprio non si contrappone, al dominio sociale.

Nei tempi moderni la società diventa ambito dei bisogni, dove al continuo sviluppo della coscienza individuale del singolo si aggiunge la costituzione delle masse e la costruzione della collettività in cui le persone diventano moltitudine.

Il riconoscimento di identità dell’ individuo si accorpa alla formazione di identità collettive nel confronto tra politica (luogo del potere e del governo) e società (luogo degli interessi e dei conflitti).

Il pensiero politico contemporaneo è dunque un insieme di idee e ragionamenti in movimento, con autocorrezioni e autoriflessioni interne, che si protendono verso l’ esterno con indirizzi importanti di analisi sul linguaggio, retorica e discorso politico, sull’ etica del discorso, democrazia e opinione pubblica, sul pensiero femminista, diritti e parificazione, sul pluralismo, liberalismo, ragione pubblica.

I grandi problemi della odierna società e del mondo globalizzato pongono nuove riflessioni sul multiculturalismo, le minoranze, i diritti, sulla giustizia, la moralità e la razionalità, sul postcolonialismo e l’Occidente, sulla biopolitica e il potere, sulla politica repubblicana e sull’utilitarismo, sulla giustizia distributiva, i diritti individuali, sull’incertezza delle scelte e le proposte politiche in un mondo globale e complesso.

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