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LA STRAGE SILENZIOSA DELLE PECORE E DELLE CAPRE Una terribile malattia virale sta uccidendo lentamente le pecore e le capre sarde, la pastorizia è in ginocchio. Non possiamo ignorare l'incalcolabile danno al settore trainante della nostra economia

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di Giuliana Mallei

 

L'economia nazionale, come ben sappiamo, è in forte crisi da qualche anno; il settore trainante della nostra economia è l'agricoltura.

Sempre più spesso la nostra attenzione viene catturata da notizie positive che riguardano questo settore.

Nonostante ciò, le politiche nazionali e comunitarie non tutelano in modo adeguato il comparto agricolo e spesso scordano, o più semplicemente sottovalutano, il potenziale economico con ricadute occupazionali proprie di questo settore.

In particolare la Sardegna vanta cifre di tutto rispetto relative all'agricoltura e all'allevamento, specie ovi-caprino (oltre che suino, bovino ed equino).

Chi scrive ha l'onore di essere stato contattato da operatori nel settore dell'allevamento ovi-caprino al fine di parlare di un serio problema che ha colpito il bestiame di questa specie.

Una malattia si è diffusa tra le pecore e le capre e lentamente le sta portando alla morte, mettendo in ginocchio le aziende agricole, con seria compromissione della produzione latteo – casearia e della carne.

La malattia, nota col nome di Visna Maedi (per le pecore) e CAEV (per le capre), è proveniente dall'Islanda ed è giunta in Italia attraverso importazioni di ovini provenienti dalla Germania che erano infetti in modo asintomatico.

Questa malattia è contagiosa e di origine virale, la segnalazione della sua esistenza è avvenuta nel 1974, ma il virus è stato isolato nel 1980.

Il virus si trasmette di madre in figlio prevalentemente attraverso l'allattamento, ma anche attraverso il sangue, per via aerogena e lambitura.

La malattia si presenta dopo un periodo di incubazione di 2-3 anni e si presenta negli animali adulti sotto forma di artrite, mastite, polmonite e provoca un generale decadimento fisico, l'animale invecchia precocemente, ha degli aborti spontanei, riduce la produzione lattea; talvolta, ma più raramente, nei capretti dai due ai sei mesi di età la malattia compare sotto forma di encefalite con conseguente paralisi degli arti posteriori e tetraplagia con esito letale.

Attualmente non esiste un vaccino, ma solo cure antibiotiche che finora hanno contenuto il problema senza risolverlo.

Le misure adottate in tutta Europa si differenziano in base al genotipo della malattia e hanno dato ottimi risultati laddove è stato approntato un serio protocollo sulla base di studi specifici del settore.

Purtroppo non si può dire altrettanto per la Sardegna che negli ultimi 15/10 anni ha varato dei protocolli, esclusivamente per il settore caprino, poco mirati che spesso si sono rivelati inapplicabili e comunque insufficienti.

Solo di recente l'attenzione è stata rivolta anche agli ovini.

Data l'enorme importanza dell'argomento, Vulcano si propone di affrontarlo in modo adeguato e approfondito nel prossimo numero, dando voce agli allevatori ovi-caprini e cercando di comprendere le ragioni della lentezza negli interventi.

Nel mese di agosto è stato disposto in via definitiva che il regolamento (CE) 21/2004 venga obbligatoriamente attuato.

Esso prevede l'istituzione dell'anagrafe ovi-caprina, ogni singolo capo dovrà essere indentificato elettronicamente e registrato. Tutti gli animali nati a partire dal 1° gennaio 2010 dovranno essere identificati attraverso l'apposizione di due mezzi: uno convenzionale e uno elettronico.

Fino ad ora era obbligatoria solo la registrazione nel Registro d'azienda dei codici identificativi degli animali presenti in azienda.

Le aziende avranno tempo fino al prossimo 30 novembre per effettuare l'identificazione elettronica dei capi; a tal proposito la Regione Sardegna, attraverso la Misura 131 del PSR, ha disposto il finanziamento per la copertura delle spese per tale registrazione.

I numeri sono esponenziali, infatti si tratta di registrare 3 milioni e 269 mila e 688 capi di bestiame ( di cui ben 3milioni e 28 mila 373 pecore, e 241 mila e 315 capre).

E' importante specificare che la malattia non è trasmissibile all'uomo, ma ciò non di meno deve essere assolutamente debellata.

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