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Antonio Carta lo spazzacamino decimese: “Ecco come inventarsi il lavoro”

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di Sandro Bandu

 

Antonio Carta, noto Antonello, 51 anni, decimese doc, sposato e padre di due figli adolescenti, è una persona molto pratica.

Un uomo che, a causa della crisi economica che ha colpito mezzo mondo, ha perso il lavoro, ma non si è pianto addosso, anche perché non c'era tempo da perdere neanche per piangere.

E poi ci sono una moglie e due ragazzi che hanno bisogno che il capofamiglia porti qualcosa a casa.

Ma non è facile di questi tempi trovare il lavoro dall'oggi al domani, soprattutto nella nostra Sardegna.

Bellissima, splendida terra, ma terribilmente povera e avara di opportunità lavorative. Ma Antonello è quello che si dice un genio.

Forse, anzi senza forse, ha avuto tra le mani anche un biglietto vincente della lotteria, quello che ti capita una sola volta nella vita, ma non lo ha saputo incassare.

Alcuni anni fa, precisamente nell'agosto del 1997, ebbe un'intuizione geniale: si trovava in una spiaggia del litorale di Pula e quel giorno il sole picchiava da far paura; dopo un bagno in mare andò a sdraiarsi su un letto naturale di alghe.

Casualmente la sua mano, come guidata da qualcuno, andò ad infilarsi all'interno di questo ammasso di posidonie che le mareggiate avevano depositato sulla spiaggia.

Con grande stupore constatò che lì dentro la temperatura era molto più bassa, quasi ghiacciata.

Cercò di mettere fuoco alle alghe e incredibilmente appurò che queste erano ignifughe: solo fumo ma niente fiamme.

Al nostro piccolo genio si accende la fatidica lampadina e, nel giro di pochi giorni, realizza, nel suo piccolo laboratorio domestico, dei pannelli ignifughi che potrebbero trovare ampio uso nel settore edilizio.

Brevetta il suo progetto dei pannelli ignifughi e coibentanti, il cui isolamento è garantito dalle alghe, un materiale naturale che nella nostra Sardegna si può trovare in quantità industriali.

Il suo progetto viene preso in considerazione anche da aziende nazionali che gli offrono cifre strabilianti.

Ma Antonello non cede il suo brevetto e, forse anche perché malconsigliato, nel giro di poco tempo la sua lampadina geniale pian piano si affievolisce e il sogno di diventare un grande imprenditore rimarrà tale per sempre.

Inoltre scopre che l'utilizzo della posidonia non è così facile: l'Unione Europea (con la direttiva 92/43) pone delle limitazioni ben precise.

Poi c'è da combattere anche con gli ambientalisti, secondo i quali la presenza di resti di posidonia sulla spiaggia è indice di alta qualità ambientale, molto meglio di una “bandiera blu”; al limite durante l'estate puoi rimuovere le alghe dalle spiagge, ma poi, a fine stagione, le devi riportare al loro posto originario.

Purtroppo il biglietto aveva una scadenza, ma nessuno lo aveva avvisato. Nel frattempo passano gli anni e lui continua a fare il suo lavoro: il rappresentante per tutta la Sardegna di addobbi floreali e tutto ciò che ruota attorno ai fiori.

Ma la crisi morde e alla fine di tante giornate in giro per la Sardegna si rientrava a casa con pochi contratti, neanche sufficienti per sopravvivere. Era diventato uno dei tanti, troppi sardi, senza un lavoro.

Che fare?

Come sbarcare il lunario?

Tante notti insonni attaccato al computer per scoprire che anche il web non dà una mano: le opportunità sono veramente poche per continuare a tirare la carretta che trasporta un nucleo famigliare di quattro persone.

Però una sera, proprio durante un faticoso tira e molla a casa di un cliente per strappare un agognato contratto per decorazioni floreali, capita qualcosa di inaspettato: ce lo racconti tu Antonello?

“Sì, cercavo disperatamente di concludere un affare, quando involontariamente ho assistito a una telefonata della moglie di questo cliente che si lamentava che il tecnico, che annualmente le puliva la canna fumaria del camino, non poteva andare a casa sua prima di un mese. Questa donna era letteralmente furiosa e non sapeva a che santo rivolgersi, perché voleva che la pulizia fosse effettuata prima dell'inverno ormai imminente ”.

Quindi?

“Quando sono rientrato a casa mi sono collegato al computer e sono andato alla voce “Pulizie canne fumarie”. Ho letto velocemente qualcosa. Per alcuni giorni ho chiesto informazioni ad alcuni addetti ai lavori e mi sono documentato grazie alle varie schede tecniche che mi ero procurato. Anche se si trattava di un mestiere molto diverso dal mio non mi sembrava una cosa impossibile da fare. Io sono testardo e quando mi metto una cosa in testa, per lo meno ci debbo provare”.

Le tue prime esperienze da spazzacamino?

“Dopo essermi ampiamente documentato ho fatto i primi esperimenti presso amici e parenti. Mi sono iscritto a vari corsi tenuti dall'ANFUS (Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini) e ho potuto constatare che, anche in questo settore, non ci si può improvvisare. Ci sono delle disposizioni e delle incombenze burocratiche molto particolari. Ho dovuto effettuare vari corsi che, oltre ad avermi formato dal punto di vista meramente tecnico, sono strettamente necessari perché attengono alle questioni della sicurezza sul lavoro. In questo mestiere ti capita di lavorare anche sopra i tetti e ad altezze importanti e pericolose e pertanto devi conoscere i sistemi di imbragatura e sicurezza che la legge prevede e giustamente ti impone”.

Sembra tutto facile?

“Detto così velocemente sì, ma dietro adesso c'è un'esperienza quinquennale”.

Lavori da solo?

“Mi dà una mano mia moglie Graziella, soprattutto nella fase di allestimento della scena. Bisogna fare tutto perfettamente e cercare soprattutto di non sporcare. I clienti sono esigenti e da questo punto di vista li abbiamo sempre accontentati”.

Come va il lavoro?  Le richieste arrivano?

“Sì, per fortuna. Abbiamo richieste un po' dappertutto: anche dal nuorese”.

Fate solo la pulizia delle canne fumarie?

“No, adesso dopo vari corsi di specializzazione, facciamo anche la pulizia e la manutenzione straordinaria delle stufe a pellet e a legna”.

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