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Adolescenza = sballo?

20140323 index

 

di Monica Atzei

 

Fare questo genere di articoli fa male, fa male a chi li scrive, a chi li legge...

Solo il pensiero che in meno di un mese due giovani vite non ci siano più mi sconvolge.

Ma chi scrive deve essere obiettivo, non farsi coinvolgere...

Scherziamo?

No, non ci riesco…

Quindi anche questo articolo sarà una “riflessione”.

Nuovamente accusatori, denigratori, tuttologi.

L’Italia per questo genere di notizie ha tutte le figure competenti.

Ma loro?

Ma i ragazzi?

Come sempre ai posteri l’ardua sentenza.

I fatti li conosciamo, due regioni diverse, due discoteche, due ragazzi, uno di 16 e uno di 19 anni morti, motivi sussurati, parole a mezza voce.

E ora si parla di “sballo”, di discoteche da chiudere, di ragazzi che vogliono tutto e subito.

Ma perché venti anni fa non c’era lo “sballo”?

Certo che si!

Non nascondiamoci dietro a un dito, dietro al solito “ ai miei tempi non era così”…non esiste, non è vero.

E noi adulti lo sappiamo.

E allora perché non parlare con questi ragazzi?

Non vale sempre la legge del “Non devi fare, non devi dire…” hanno fame di esperienze, come l’avevamo noi.

Loro che sono impegnati a crescere, a qualunque costo, non possono prendersi cura di noi rassicurandoci, non esiste...dobbiamo rassicurarli noi, perché loro sono in una fase della vita in cui sono concentrati su se stessi, e non di certo si dedicano a placare le inquietudini degli adulti.

Lo sballo in adolescenza rappresenta tante cose, può essere una scorciatoia per crescere, un modo per attirare l’attenzione, un mezzo per scaricare la rabbia o un compromesso con se stessi, che aiuta a gestire emozioni troppo intense per essere tollerate.

Gli adolescenti vogliono essere autonomi, i cambiamenti nei ragazzi di questa età sono repentini e si riversano nella relazione con i genitori, che la maggior parte delle volte non riescono ad assistervi senza preoccuparsi.

Quando sono sani gli adolescenti si allontanano volontariamente dai genitori e dall’idea di dipendere da loro: ecco allora che affermano visioni in contrasto con quelle degli adulti, prendono decisioni da soli, tendono a stare fuori casa, passano ore su chat e social network, ma soprattutto smettono di raccontare ciò che fanno e che pensano.

Da questo silenzio “inquietante” vengono le preoccupazioni degli adulti, perché il silenzio è la prima forma di distanza generazionale, i genitori si sentono in questo momento soli, addirittura si pensa che l’adolescenza di un figlio sia un attacco ai valori e all’unità della famiglia.

In realtà, se ci pensiamo bene, attaccare i valori della famiglia, quelli che ci sono stati tramandati, non significa distruggerli, ma poterne dubitare.

E molte volte devono cavarsela da soli e noi dobbiamo imparare ad aiutarli a non farsi del male, ma questo vale per tutte le situazioni, per tutte le emozioni, per tutte le fesserie e per le cose serie.

Riflettiamo noi per primi, parliamo con loro, raccontiamo senza vergognarci, ci sentiranno più vicini a loro e dubiteranno su quello che è possibile o meno fare.

Dubitare come nuovo verbo anziché vietare o non fare.

Dubitare perché conoscano, dubitare perché non caschino, dubitare perché sia di stimolo e di conoscenza per la loro formazione.

 

13.08.2015

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