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Decimoputzu unico Comune della Sardegna a recarsi a Montecitorio per dire NO all'IMU agricola

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di Carlo Contu

 

Il 21 maggio scorso, il Sindaco di Decimoputzu Ferruccio Collu, si è recato a Roma, a Montecitorio, con alcuni consiglieri comunali, per incontrarsi con altri sindaci e consiglieri pervenuti da tutta Italia, per ribadire la contrarietà e la richiesta di annullamento della patrimoniale sui terreni agricoli.

Decimoputzu infatti, come tanti altri comuni italiani, rientra nella fascia dei comuni classificati “non montani” soggetta al pagamento della tanto contestata tassa.

I motivi della contrarietà sono tanti:

- in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, questo nuovo balzello, diventerebbe un vero e proprio sopruso ai danni degli agricoltori e verso tutti coloro che hanno un terreno di proprietà;

- c'è il rischio che gli oneri siano estremamente superiori nei casi in cui si tratti di zone particolarmente predisposte alle coltivazioni intensive;

- l'economia del paese di Decimoputzu è fondata proprio sulle colture serricole, e questo sarebbe il colpo di grazia per un intera comunità già messa in ginocchio dalle gravi conseguenze della famosa legge 44;

- questa tassa può in alcuni casi superare anche il valore dei fondi concessi tramite gli aiuti comunitari, e questo può scoraggiare la nascita di nuove imprese e di nuovi posti di lavoro ed il rischio, serio, di chiusura delle imprese esistenti;

- ci può essere il rischio tangibile che gli imprenditori agricoli non riescano a pagare questa tassa, privando così il Comune stesso degli introiti che avrebbero dovuto sostituire i fondi non più trasferiti dallo Stato.

Inoltre non dobbiamo mai dimenticarci che parlare di agricoltura equivale a parlare di cibo, e se il compito dell'agricoltura è anche quello di nutrire il mondo, questi provvedimenti non contribuiscono a raggiungere questo scopo.

Se aggiungiamo poi che l'Italia ospita un esposizione internazionale sull'alimentazione, l'Expo di Milano, è a dir poco contraddittorio e ipocrita che si vada a tassare ulteriormente chi il cibo lo produce.

Come se non bastasse il territorio di Decimoputzu, come molti altri Comuni, sta vivendo pericolosi fenomeni di speculazione energetica e di Land Grabbing da parte di grosse multinazionali che continuano a sottrarre centinaia di ettari di terreni agricoli, deprezzandone in questo modo la cultura e la coltura che hanno questi territori.

Un esempio è l'impianto solare termodinamico che la società Flumini Mannu ltd vorrebbe realizzare in ben 270 ettari di area agricola proprio a Decimoputzu, vedi Vulcano n° 79, dove ad oggi si attende un parere, si spera negativo, da parte del ministero dell'Ambiente.

L'introduzione del'IMU sui terreni agricoli sarebbe un ulteriore incentivo a svendere le aree agricole a questi speculatori, portando la Sardegna ad una graduale desertificazione e deprezzamento dei prodotti tipici. Eppure l'Europa sta andando in direzione totalmente contraria.

Lo dimostrano i finanziamenti per nuove imprese agricole previsti dalla nuova programmazione PSR 2014 – 2020, o le politiche della PAC, che mirano alla creazione di un nuovo tipo di agricoltore, in grado anche di creare turismo e quindi di valorizzare al meglio i propri prodotti agricoli.

In effetti la Sardegna ha ancora tanto bisogno di agricoltura, in un periodo in cui purtroppo si importa l'80% dei prodotti alimentari.

Decimoputzu con le sue 600 aziende agricole fonda la sua economia proprio sull'agricoltura, si può quindi immaginare l'incidenza che si avrebbe nel paese.

L'aliquota non è ancora stata decisa e spetta al Comune, come per la normale IMU delle case, stabilire la quota prendendo in considerazione le cifre già decise dallo Stato.

Il Comune di Decimoputzu si trova quindi davanti ad un bivio: da un lato non vorrebbe gravare ulteriormente sugli agricoltori, già in ginocchio dalle numerose problematiche del settore, dall'altro verso potrebbe vedersi il bilancio ridotto di circa 380 mila euro, una cifra che farebbe andare in dissesto l'intero bilancio comunale.

Ancora una volta il Governo scarica le proprie responsabilità sulle amministrazioni comunali e lo fa in modo alquanto cinico e ingiusto seguendo logiche superficiali, senza alcuna vera strategia di sviluppo, con il solo scopo di pareggiare i conti della spesa pubblica. Oggi tocca all'agricoltore: domani chi sarà il prossimo?

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