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Giuliano Giuliani presenta a Decimomannu il libro “Non si archivia un omicidio”

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DURANTE IL G8 DI GENOVA DEL 2001

di Sandro Bandu

 

Domenica 31 marzo, Giuliano Giuliani ha presentato a Decimomannu, presso gli Orti Sinergici La Bio Zolla, in località Marè, di Silvio Melis, il suo libro “Non si archivia un omicidio”, che fa luce e rende più vere le agghiaccianti giornate di Genova dal 20 al 22 luglio 2001, dove si svolse il tristemente famoso G8.

Giuliano Giuliani è il padre di Carlo Giuliani, il ragazzo di 23 anni, che in quei giorni trovò la morte ad opera di Mario Placanica, un carabiniere ausiliario di 21 anni, praticamente suo coetaneo, che si trovò, secondo la versione ufficiale, in difficoltà perché assalito da un gruppo di manifestanti.

Come si sa il Placanica, per tale vicenda, è stato indagato per omicidio e poi prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi.

Da tredici anni Giuliani raccoglie documenti, legge e cerca verità.

Da circa un anno e mezzo, precisamente dal luglio 2013 data di stampa del libro, gira l'Italia per dimostrare che tutto quello che successe a Genova in quei giorni non è mai emerso del tutto, e che le verità ufficiali celano i fatti e le gravi responsabilità politiche, per anni Giuliani chiede invano una Commissione parlamentare, e degli alti responsabili delle forze dell'ordine che gestirono tutte le vicende e che sfociarono nelle repressioni da macelleria messicana operate alla scuola Diaz.

Giuliani è già stato in Sardegna lo scorso anno, ma quest'anno è tornato su invito di Bruno Carboni che lo ha portato in pochi giorni a presentare il suo libro in vari Circoli come Sa Domu, La Casa del vento e anche presso il Liceo Siotto di Cagliari.

Decimomannu è una tappa significativa e il padrone di casa Silvio Melis è felice per la riuscita dell'iniziativa e per la nutrita partecipazione alla conferenza tenuta da Giuliani che è stata seguita con interesse e religioso silenzio.

I fatti raccontati da Giuliani, supportati da documenti, foto, filmati e intercettazioni fornitegli direttamente dal Tribunale di Genova, lasciano pochi dubbi e praticamente esterrefatti i presenti.

Una cosa è leggere il libro, che comunque fa impressione; un'altra è sentire le voci concitate, o anche tranquille ma dure e ciniche, degli attori che si sono esibiti in quel tragico teatro di Genova. La documentazione in questione è quella che in Cassazione e in Appello hanno modificato tutta la vicenda sui fatti della macelleria messicana alla Diaz e che ha permesso di condannare severamente gli alti dirigenti delle forze dell'ordine che comandavano sul campo.

Ma come spesso avviene in Italia, molti di loro anziché lasciare i propri posti sono stati addirittura promossi e ancora ricoprono incarichi di prestigio.

Durante la conferenza Giuliani ci svela che quando il figlio Carlo giaceva ormai moribondo perchè colpito al capo da un colpo di pistola partito dal carabiniere ausiliaro Placanica, e investito almeno due volte dalla camionetta in fuga degli stessi militari, un terzo carabiniere gli spacca la testa con una pietrata per mettere in piedi quel disperato e squallido tentativo di depistaggio che ha visto protagonista il vicequestore Adriano Lauro che ha urlato "Bastardo quello l'hai ucciso tu con un sasso" al manifestante che gridava "Assassini".

Intervisto Giuliano Giuliani e vedo in lui una persona serena con la schiena dritta, ma tenace nel portare in giro per l'Italia la sua verità sui fatti che si svolsero a Genova.

Signor Giuliani, perchè ha scritto questo libro?

“Perchè non si poteva far passare l'idea che migliaia di persone accorse a Genova fossero dei delinquenti pronti solo a sfasciare la città. Lì in mezzo c'erano tanti ragazzi, ragazze, anziani e anche suore e scout, che si sono dati appuntamento a Genova per manifestare pacificamente contro le politiche dei potenti della terra”.

Purtroppo, però la gente inizialmente ha approvato le azioni delle Forze dell'ordine dopo che ha visto che i manifestanti stavano devastando la città.

“Ecco il punto. La cosa strana e che io posso dimostrare è che la Polizia prima fa in modo che in mezzora i famosi Black bloc devastino la città suscitando lo sdegno e l'incazzo della popolazione: tutto questo per avere il pretesto di intervenire e massacrare gli altri manifestanti pacifici. Stranamente però non si è mai saputo dell'arresto di un black bloc, che nel frattempo erano spariti”.

Se la sente di parlare di Carlo?

“Sono qui per questo. Ho scritto questo libro, “Non si può archiviare un omicidio”, per ridare dignità a Carlo, uno che solleva un estintore a quattro metri da una pistola puntata, lo fa per difendersi e non per lanciarlo: ci vorrebbe una forza sovrumana perché quell'estintore arrivi in testa a qualcuno da quella distanza. Le intercettazioni parlano chiare: quando senti: “Vi ammazziamo tutti bastardi comunisti” o dopo lo sparo a Carlo “ Siamo uno a zero per noi”, è chiaro che siamo di fronte a delle persone che non vogliono fare una normale gestione di una manifestazione, ma una vera e propria repressione”.

Il film Diaz racconta la verità?

“Sì, è molto vicino alla realtà, anche se quest'ultima è stata ancora più crudele”.

Cosa le lascia questa nuova esperienza in Sardegna?

“Tanto. Qui ho avuto e ho sentito proprio sulla mia pelle l'affetto da parte di tutti. Mi ha particolarmente colpito l'incontro che ho avuto, nei giorni scorsi, con gli studenti del Liceo Siotto di Cagliari. È stato un incontro ricco di emozioni; si vedeva nel volto dei ragazzi l'emozione e la commozione per i racconti, supportate dalle documentazioni, che facevo. È stato emozionante anche per me”.

Ringrazio Giuliano Giuliani per l'intervista e le emozioni derivate. L'evento presso gli Orti Sinergici La Bio Zolla di Silvio Melis, è poi proseguito con un pranzo che i partecipanti hanno molto gradito.

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