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Seconda edizione Birr’ajò

80 - 31 seconda edizione birrajò
• di DANIELA CORDA


Dopo il successo dell’anno scorso, non poteva mancare anche quest’anno il tanto atteso Street Beer Festival. A darne la notizia, oltre che su internet e sui social network, anche la trasmissione televisiva UnoMattina.
L’evento si è tenuto sabato 12 luglio ed è stato organizzato dalla Consulta dei Giovani di Uta di cui incontriamo il presidente, Enrico Corda.
Come nasce l’idea di organizzare Birr’ajò?
Birr’ajò è un festival delle birre artigianali sarde, ed è nata più o meno due anni fa perché tra i ragazzi della Consulta ci sono degli appassionati, io poi lavoro nel settore alberghiero quindi conoscevo le caratteristiche dei vari produttori e dei prodotti. Si è deciso d’intraprendere questa strada, di portare avanti questo discorso cercando di ampliarlo, mantenendo però la manifestazione a carattere regionale, con sole birre artigianali sarde.
Poi qualcuno di noi la fa in casa la birra, quindi continua a specializzarsi, a capire meglio i meccanismi, che tipo di prodotto ci vuole e così via.
Ha influito il fatto che Uta sia uno dei comuni  sardi dove si consuma più birra?
Ha influito sì e no, anche perché partecipano molte più persone da fuori che non di Uta. Non parlo di visitatori, quanto di consumatori di birre artigianali: a Uta c’è un alto consumo di birra industriale (Ichnusa, Nastro Azzurro ecc.), le birre artigianali sono diverse. Noi portiamo queste birre a Uta con i mastri birrai, a differenza di altre manifestazioni dove si portano i birrifici ma senza mastri birrai. Mentre invece bisogna considerare che non c’è miglior persona che te lo possa spiegare del birraio che produce la sua birra: chi la fa, sa com’è fatta e sa come te la può servire e a che temperatura. Quest’anno ha riaderito il birrificio Terrantiga di San Sperate, Dolmen di Uri (in provincia di Sassari), il birrificio di Domusnovas e Lara di Tertenia. In più se ne sono aggiunti degli altri quest‘anno, come La volpe e il Luppolo di Simaxis, il birrifico 4 Mori di Guspini, il birrificio di Irgoli Marduk Brewery, Horo di Sedilo, Ilienses di Lanusei, il birrificio Chemu che è stato il primo a credere in noi e ci ha dato conferma già dall’anno scorso, infine il birrificio Brew Bay Beer, che è un birrificio appena nato e che ha fatto l’esordio da noi. Le birre artigianali sono molto particolari, per esempio al birrificio di San Sperate, che sono apicoltori, fanno una birra al ginepro che si chiama ’li nibari’, una birra al miele e farro ’Istadi’, e una al miele che si chiama ’Bresca’.Ci sono tanti prodotti che hanno tante sfaccettature diverse, e infatti la particolarità delle birre artigianali è che non ne troverai mai una uguale ad un’altra, hanno tutte delle particolarità diverse.
Poi c’è il birrificio Mezzavia di Selargius e il Dan di Carbonia.
Come mai avete deciso di organizzarlo dentro il paese?
Perché eravamo anche stanchi di vedere le varie manifestazioni organizzate a Santa Maria. Esiste un paese, perché non far vivere il paese? Abbiamo ritenuto importante che si riaprissero le porte del paese alla gente, che si riportassero le famiglie in piazza, coi bambini che potessero giocare al parco giochi, un po’ come si faceva un tempo. Se continua ad organizzarsi tutto a Santa Maria il paese muore, si svuota. Invece così il paese rivive e rivivono anche le attività commerciali che per l’occorrenza possono guadagnare qualcosina in più facendo girare l’economia in paese. Infatti tutte le attività della zona hanno contribuito dando la loro sponsorizzazione.
Birr’ajò sta diventando un marchio e questo significa che stiamo lavorando bene.
In quanti siete attualmente alla Consulta dei Giovani?
Siamo una decina e abbiamo lavorato al massimo, perché comunque è un impegno non indifferente la preparazione di questo evento. L’impegno ce lo metti perché ci credi, io ci credo e come me gli altri della Consulta che devo dire sono davvero delle persone preziose. Persone così non è facile trovarle.
Il paese ha risposto bene, abbiamo raccolto molti sponsor e c’è chi avrebbe voluto darcelo ma non glielo abbiamo chiesto perché non siamo riusciti a passare da tutti.
Quanto tempo avete impiegato per i preparativi?
Un anno. Finito un evento si comincia a lavorare per quello dell’anno venturo.
Adesso è nato anche il sito internet di Birr’ajò
Il sito è nato un po’ così, Roberto Piscedda che è un carissimo amico della Consulta, e ha il negozio ‘Bitlabs’ in via Roma, l’anno scorso ci aveva promesso che ci avrebbe fatto il sito internet gratuitamente e così ha fatto: noi gli abbiamo fornito il materiale e lui ha fatto il sito. Lo abbiamo fatto in modo che fosse funzionale soprattutto per chi veniva da fuori e voleva delle informazioni su questa manifestazione, cercando di includere tutte le indicazioni relative all’evento. E siamo molto soddisfatti perché è venuto molto bene. E’ stato un contributo importante.
Quest’anno avete organizzato anche il corso per fare la birra in casa
Sì, tramite un rivenditore di San sperate, Roberto lasio che è un appassionato di birre e che vende i kit per la preparazione della birra in casa, a cui è venuta l’idea di organizzare un corso che si è tenuto al ristorante pizzeria ‘da Cadorna e Giancarlo’ dove si è organizzato un menù ad un prezzo popolare. Per cui i partecipanti al termine del corso hanno ricevuto un attestato, una birra in omaggio e hanno potuto pranzare lì. Hanno partecipato più di sessanta persone.
E il kit?
Il kit si poteva acquistare direttamente da noi al costo di 70 euro.
Inoltre quest’anno in piazza abbiamo avuto altri due stand di gastronomia, uno di Roberto Cadorna e uno di Antonello Ambu. Questo perché non hanno partecipato cinque birrifici come l’anno scorso ma quattordici, quindi abbiamo previsto una maggiore affluenza che c’è stata. Abbiamo cercato di creare una manifestazione a misura di cittadino, cercando di venire incontro alle esigenze degli ospiti.
Quanto è stato speso per organizzarla?
Questa manifestazione ci costa quasi dieci mila euro: ci sono soldi delle altre manifestazioni organizzate dalla Consulta, soldi dei soci e soldi delle offerte dei cittadini.
Devo dire che il Comune ci ha dato una grossa mano, idem i vigili urbani, l’ufficio tecnico, il sindaco, la protezione civile, le varie attività, Mauro e Maruska che ci hanno prestato i frighi, Gino Meloni, lo Zenit Club, Romano Massa con la Pro Loco, dobbiamo ringraziare veramente a tutti. E poi c’è l’associazione ‘Fermento sardo’ di Olbia, i quali organizzano una manifestazione simile a Olbia che si chiama ‘a Olbia c’è fermento’, e sono venuti da noi anche quest’anno e ci hanno fornito i gettoni e hanno messo su un info point che ha rappresentato un appoggio dal punto di vista tecnico.
Ringraziamo Enrico Corda e ci autoinvitiamo per la prossima edizione.
Quest’anno è stato messo inoltre a disposizione un pullman in partenza da Cagliari, per ovviare ai disagi causati dall’etilometro, a disposizione di tutti coloro che ne avessero fatto richiesta. Perché si può bere anche in maniera consapevole e, per usare le parole di Enrico, perchè ‘in fondo la birra unisce’.


(Vulcano n° 80)

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