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Disaffezione dei giovani alla politica, un problema di credibilità

6 disaffezione dei giovani alla politica. . .
• di GIOVANNI CASULA

 

Non credo ci si possa stupire della evidente disaffezione dei giovani nei confronti della politica.

Essa è il risultato di un processo che da tempo è sotto gli occhi di tutti. Basti guardare ai dati sul crescente astensionismo registrati alle recenti elezioni amministrative, politiche ed europee. Tutti palesi indicatori di un nutrito sentimento di sfiducia nei confronti della classe politica.

Se ancora nel 2014 assistiamo al protrarsi di questo fenomeno, lo dobbiamo al fatto che partiti e classi dirigenti, negli anni, non hanno saputo svolgere il proprio mestiere: oggi manca la “cultura”politica, mancano i luoghi della formazione e dell’aggregazione. Una volta c’erano le case del popolo e gli oratori, oggi le nostre comunità sono svuotate dei luoghi di incontro. Non ci si ascolta e non ci si incontra più. La politica si chiude dentro ai Palazzi, alimentando quella sensazione di lontananza delle istituzioni dai bisogni della gente comune.

La stessa architettura di questi Palazzi sembra rispondere alla medesima logica: si pensi al Consiglio regionale in via Roma, sede del “parlamento” sardo, la cui facciata è rivestita da vetri oscurati, quasi a volerne celare l’attività interna dagli occhi indiscreti dei passanti. Per citare un contro esempio, i vetri che rivestono gli edifici della Commissione europea a Brussels sono trasparenti, cosicché dalla famosa Rue de la Loi risulti possibile vedere i funzionari che lavorano al suo interno.

Certo, scegliere vetri trasparenti al posto di quelli oscurati non è che un atto simbolico.

Ma è anche con simboli e buoni esempi che si costruisce la credibilità. Quella credibilità che la classe politica ha perso nel corso degli anni: gli scandali (da tangentopoli ai giorni nostri con le varie inchieste su Mose, Expo e Mafia Capitale) hanno contribuito a consolidare e sedimentare nell’elettorato l’idea che “sono tutti uguali”, cosicché omnia munda mundis, omnia sozza sozzis (tutto è puro per i puri, tutto è impuro per gli impuri).

Sappiamo bene che ciò non è vero, ci sono uomini e donne impegnati con dedizione, dentro e fuori i Palazzi della politica, a combattere ogni giorno per restituire credibilità e dignità alle istituzioni.

Ma occorre fare di più, occorre che chi rappresenta un’istituzione, a tutti i livelli, abbia una corretta percezione del nobile incarico che riveste. Ciò che occorre recuperare, per combattere astensionismo e disaffezione, sono due semplici valori etici e morali che dovrebbero guidare una oculata gestione del bene comune: grande sensibilità istituzionale e alto senso dello Stato. Questi mancano a molti rappresentanti delle istituzioni, che dovrebbero dare l’esempio.

Ma che esempio possono dare, per citarne solo alcuni, il senatore Razzi, ex esponente dell’Italia dei Valori oggi in Forza Italia, che ai microfoni di La7 candidamente ammise – in maniera colorita – di aver garantito la sopravvivenza dell’ultimo Governo Berlusconi solo per garantirsi la pensione, mosso quindi da interessi squisitamente personalistici?

Che esempio dava l’ex-Prefetto dell’Aquila, oggi interdetta dai pubblici uffici e sotto inchiesta per turbativa d’asta, quando di fronte alla Casa dello Studente appena crollata “commentando la sua prima giornata ufficiale nella città martoriata dal terremoto – scrivono i pm – scoppiava a ridere, ricordando come si era (falsamente) commossa davanti alle macerie e ai bambini rimasti orfani”?

Che esempio danno i giovani grillini, quando al posto di Paolo Borsellino commemorano il fratello Salvatore, fortunatamente ancora in vita? O quando, compilando il proprio stato civile nella dichiarazione patrimoniale che annualmente viene pubblicata nel sito della Camera, non sanno distinguere tra l’essere “celibe” o “nubile”, e pensano di poter intercambiare i termini senza problemi?

E ci fermiamo qui per amor di patria, perché volendo continuare ci sarebbero anche i deputati “a cinque stelle” che ammettono di credere alle sirene. E prendono 14mila euro netti al mese.

Si capisce quindi che non è solo un problema di onestà. Il vero politico onesto è quello capace, diceva Croce. Ci vuole quindi intelligenza, capacità e cultura politica per poter rappresentare degnamente le istituzioni. Ed è compito dei partiti fare in modo che ciò avvenga, selezionando con cura e merito la classe dirigente.

Solo riacquisendo credibilità si potrà combattere il problema della disaffezione.

 

(Vulcano n° 82)

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