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Chiude Buoncammino e si inaugura la nuova Casa Circondariale “Ettore Scalas” di Uta

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Intervista al direttore Gianfranco Pala • di SANDRO BANDU

 

Ci siamo lasciati con il dottor Franco Pala, decimese doc, direttore della Casa Circondariale “E. Scalas” di Uta, nel gennaio del 2008, quando andammo a intervistarlo nel carcere di Buoncammino a Cagliari.

Quella intervista era incentrata soprattutto sul nuovo carcere di Uta, appunto, che stava nascendo con molte difficoltà e che comunque pareva in dirittura d'arrivo.

Le previsioni sono state clamorosamente smentite, perché in quella intervista il direttore, con grande ottimismo, si sbilanciò e ci disse che nel 2012 il nuovo carcere di Uta sarebbe stato verosimilmente aperto.

Ma l'onesto Pala non aveva fatto i conti con la burocrazia e con le immancabili situazioni tutte italiane, ormai da mettere in conto per quanto riguarda le opere pubbliche, e degli inevitabili ammutinamenti degli operai che le costruiscono: i quali spesso fanno sciopero e rallentano i lavori perché non vengono pagati puntualmente in quanto le imprese che vincono gli appalti, a loro volta, non ricevono i quattrini dallo Stato che ha commissionato l'opera. Purtroppo questa è la situazione del nostro Paese: quante ditte hanno fallito a causa di questo problema? Quante ditte hanno addirittura pagato, paradossalmente, in anticipo l'IVA per un lavoro effettuato per lo Stato e sono in attesa, dopo vari anni, di ricevere il giusto compenso per un'opera terminata e addirittura consegnata? Ma questo problema sarà un argomento di una nostra prossima inchiesta.

Il dottor Pala ci riceve nel suo ufficio, al primo piano di un'elegante palazzina, ve ne sono tante all'interno della Casa Circondariale di Uta, dedicata agli uffici amministrativi del nuovo penitenziario. L'ufficio è nuovo, ma gli arredi, ci tiene a puntualizzare il direttore, sono quelli che già aveva a Buoncammino e che mostrano i segni dell'usura.

Dottor Pala, ce l'abbiamo fatta...
“Sì, dopo tante vicissitudini adesso siamo qua a Uta”.

Ci dica quando è iniziata la costruzione della Casa Circondariale di Uta e quando avrebbero dovuto consegnarvela.
“Guardi, ma perché ci diamo del lei. Con te mi viene difficile. Dunque ti dicevo, l'opera è stata iniziata nel 2005 e il fine lavori con la consegna era prevista per l'anno 2009. Abbiamo avuto ben cinque anni di ritardo: tra varianti in corso d'opera, problemi con gli operai delle varie ditte e altri inconvenienti, i tempi si sono dilatati. Però adesso è andata e dalla fine del 2014 siamo finalmente qui a Uta”.

Sì, siete qui ma vedo che ancora qualcosina rimane da fare...
“Si rimane da completare il parcheggio interno per il personale, il campo sportivo per gli agenti e il padiglione per i detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Inoltre c'è da terminare il teatro con la messa in opera delle poltroncine che sono in arrivo”.

A pieno regime, questo carcere quanti detenuti può ospitare?
“Sulla carta deve contenere massimo 650 detenuti. Attualmente ve ne sono circa 450”.

Rispetto a Buoncammino, oltre al fatto che è una costruzione nuovissima, cosa è cambiato per i detenuti?
“Intanto, come dicevi tu, è una nuova costruzione nuova e rispetto al plurisecolare caseggiato di Buoncammino è più luminoso, più caldo e in ogni cella, oltre ai bagni, che già erano presenti anche a Cagliari, vi sono le docce che i detenuti possono utilizzare in ogni ora del giorno. A Buoncammino invece, potevano farsi la doccia, in locali fuori dalle celle, solo due volte alla settimana e seguendo una precisa turnazione”.

Altri problemi da risolvere qui a Uta?
“Sì, ancora dobbiamo sistemare qualcosina, d'altronde è inevitabile quando si inaugura una nuova struttura: prima di entrare a regime devi rodare e viverci per capire dove bisogna mettere mano. Per esempio i collegamenti con Cagliari, tramite il CTM, sono ancora da definire. Attualmente le corse sono quattro, ma se vi sarà un aumento dell'utenza chiederemo al CTM di implementarle”.

I detenuti come trascorrono le giornate?
“Molti lavorano fuori dal carcere per conto terzi, vengono definiti i semiliberi, e poi rientrano a dormire: c'è una palazzina a loro dedicata. Altri lavorano all'interno del carcere: sono quelli che si occupano della mensa, alla pulizia dei vari ambienti, al verde; altri ancora vengono inviati a Buoncammino dove si occupano della manutenzione della struttura, al trasporto di arredi che ancora sono rimasti lì, al trasporto di documentazione varia e ad altri lavori di facchinaggio”.

Altre iniziative lavorative?
“Sì, grazie per la domanda. All'interno del carcere abbiamo molte richieste: molti detenuti vorrebbero lavorare ma le risorse non bastano e non possiamo soddisfare tutti. Stiamo pensando di aprirci alle ditte esterne. Noi disponiamo di locali e potremo metterli a disposizioni di privati che vogliono intraprendere una qualsiasi attività. Si potrebbero effettuare lavori per Enti Pubblici, o per lavori di lavanderia, falegnameria, riparazione di computer e così via. La manodopera non manca, così come i locali. Chi fosse interessato può fare richiesta alla nostra amministrazione”.

Mi dicevi che il padiglione per i detenuti sottoposti al 41 bis non è ancora terminato: mi dici chi sono i detenuti destinati a quel padiglione e quanti ne potrà ospitare?
“In quel padiglione potranno essere ospitati massimo 92 detenuti. Il regime del 41 bis, il cosiddetto carcere duro, è previsto per quei detenuti ritenuti personaggi di spicco della malavita organizzata. È lo stesso Ministro di Grazia e Giustizia che decreta ad personam questo regime e solo lui può revocarlo ogni sei mesi. È un regime carcerario molto restrittivo che serve principalmente per far perdere i contatti con l'esterno: il detenuto ha diritto a un colloquio al mese e solo attraverso un vetro; non si possono ricevere i pacchi e solo su autorizzazione del magistrato possono uscire dalla Casa circondariale per andare a trovare un famigliare con gravi problemi di salute”.

Che fine farà Buoncammino?
“È una domanda che mi fanno in molti, ma il destino di quella struttura non dipende da me. Attualmente è ancora nella disponibilità del Ministero di Grazia e Giustizia e al momento si pensa che alcuni uffici vengano utilizzati dal Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria. Ho sentito in questi giorni tante personalità e tanti politici che propongono progetti o di farne un uso particolare; molti di questi signori, però, dimenticano una cosa: quell'edificio e sotto il vincolo anche del Ministero dei Beni Culturali, pertanto certi progetti, secondo me improponibili, sono campati in aria e non vedranno mai la luce”.

È vero che c'è la fila delle varie emittenti televisive per riprendere i locali del vecchio carcere di Buoncammino?
“Sì, abbiamo avuto la visita della RAI, TCS, Videolina, e adesso abbiamo una richiesta da parte della BBC, famosa emittente inglese”.

Cosa vogliono vedere?
“Beh, Buoncammino è uno dei carceri più vecchi d'Italia, è ancora arredato ed è una bellissima struttura architettonica. Ha dei sotterranei e dei documenti storici che sono preziosissimi e che raccontano la storia del nostro Paese per quanto riguarda il nostro settore. Mi sto adoperando perché questi volumi vengano salvaguardati, catalogati e archiviati in locali idonei che sto predisponendo qui a Uta. Sarebbe un delitto mandare in malora decenni di storia penitenziaria”.

 

(Vulcano n° 83)

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