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Assemini in MoVimento. Intervista al Sindaco Mario Puddu

06.03 - primo piano . intervista a mario puddu
• di CARMEN CORDA

 

A quasi due anni dall’inizio del suo mandato abbiamo intervistato il Sindaco di Assemini. Unico Sindaco in Sardegna appartenente al Movimento Cinque Stelle e tra i pochi in Italia, Mario Puddu si dice onorato del ruolo di cui è stato investito dagli asseminesi e, tra consensi e critiche, si mostra determinato a portare a termine il suo mandato.

Sono passati quasi due anni dalla sua elezione, qual è il suo primo bilancio?
In teoria non dovrei essere io a giudicare il mio operato. Sapevo fin dall’inizio di dover pagare lo scotto dell’inesperienza ma pian piano le lacune si stanno, a mio giudizio, colmando. La mia impressione è positiva, la mia città mi appassiona e poterla rappresentare e amministrare, per me è un onore; al di là delle difficoltà che posso aver incontrato, quella di essere il primo cittadino, chiamato a dare il proprio esempio, è sempre un’emozione fortissima, sento il peso del ruolo e di tutte le responsabilità che ne derivano. Inoltre, credo molto nel Movimento di cui faccio parte e sono contento della particolarità di essere l’unico sindaco del M5S in Sardegna e uno dei pochi in Italia, sento quindi un doppio dovere, verso i cittadini asseminesi e verso tutti gli attivisti del Movimento in Sardegna e non solo.

Come Lei sa, dal punto di vista della scienza politica o semplicemente del linguaggio politologico, vi inscrivete nel fenomeno della cosiddetta “antipolitica", volendo apportare un cambiamento radicale, è questo il motivo del successo del M5S?
Si siamo stati identificati così ma credo che l’antipolitica sia stata fatta in realtà dagli altri. Siamo anche stati definiti una “forma di protesta” e, dal nostro punto di vista il M5S, con tutte le sue battaglie, prima tra tutte la lotta alla corruzione, la salvaguardia dell’onestà, ha in sé quella spinta che è sì popolare, ma quando ti trovi ad amministrare, quella forma di protesta deve essere incanalata, deve provare a dare realizzazione, nei fatti, ai nostri principi e a tutto quello che è nel nostro dna. Senza eccessi e con equilibrio perché, ad esempio, un’eccessiva condivisione può significare un rallentamento della macchina amministrativa. Quindi la giusta condivisione a seconda delle tematiche, accompagnate dalla giusta trasparenza e preparazione che penso che noi abbiamo.

A tal proposito, quanto contano l’esperienza e la competenza in politica? Chiunque può fare politica?Chiunque può fare politica no, è troppo generale, penso servano tante caratteristiche. Il nostro gruppo consiliare è molto variegato, ci sono casalinghe, laureati, disoccupati, sono rappresentate più o meno tutte le classi lavorative e la società è rappresentata in tutte le sue forme perché serve il contributo di tutti. La competenza è fondamentale, specie nella guida di un assessorato, ma conta anche l’approccio. C’è un assessore in particolare che, ad esempio, non aveva mai approfondito una certa tematica ma lo ha fatto in seguito, col giusto approccio e con il giusto metodo, indispensabile per riuscire a programmare. Sto parlando di Gianluca Mandas, Assessore alle Politiche del Territorio, con il quale stiamo portando avanti, per la parte che ci compete, l’iter per il PUC, una lacuna che Assemini ha da 20-30 anni. Attendiamo notizie dalla Regione e siamo pronti ad apportare le notifiche che ci chiederanno; riteniamo di aver fatto tutto ciò che ci è stato chiesto e che ha significato fare dei “tagli” alle aspettative, in particolare dei piccoli proprietari. Lo abbiamo fatto con sacrificio e nostro malgrado ma, se tutto andrà bene, potremmo magari rispondere alle loro aspettative iniziali, e ad un loro quasi diritto, che le amministrazioni che ci hanno preceduto gli avevano assicurato, andando oltre le aspettative che la nostra comunità e la crescita di Assemini potevano dare.

Lei si è detto onorato del suo ruolo. A me piace ricordare che nel linguaggio anglosassone i funzionari pubblici e le persone che operano per il bene pubblico sono chiamate, appunto, public servants e si considerano al servizio della comunità. Da noi questa idea fondamentale si è persa di vista?
Mi fa sorridere che i membri del Parlamento siano chiamati “onorevoli”, io sono “onorato”, è diverso. Penso che uno se lo debba meritare di essere chiamato “onorevole” e spesso non è così se pensiamo a ciò di cui si sono macchiati spesso in Regione e in Parlamento. Ecco perché noi preferiamo definirci cittadini o portavoce,perché questo siamo. In campagna elettorale spesso ci si riempie la bocca di problematiche che poi si dimenticano ma nel M5S c’è questa terminologia che ci ricorda che siamo dei portavoce. Io essendo un Sindaco ho un ruolo istituzionale di governo più gravoso rispetto ad altri ruoli.

Qual è il suo rapporto con la cittadinanza?
Qualcuno potrebbe dire che io sia in perenne campagna elettorale, nel senso che il mio approccio non è mai cambiato. Ho sempre detto che uno dei vizi peggiori dei politici è il volta faccia, mostrare due volti, uno pre-elezioni e l’altro post-elezioni. I politici devono stare sempre tra la gente, a contatto con le persone per avere il diritto di portarne le istanze, invece si tende a farlo solo per ottenere il voto. Io sono sempre in giro e penso che non ci sia pregio migliore che stare a sentire quello che le persone hanno da dire poi, certo, bisogna essere avveduti, non si può ascoltare tutti con scelleratezza. Però anche l’uomo con le migliori capacità se rinchiuso in una stanza non può essere un buon politico. Io non so se e quanto sono bravo o buono, però di sicuro sono sempre tra la gente, sia fisicamente sia con gli strumenti che la tecnologia mi mette a disposizione. Vent’anni fa non c’era Facebook, cinque anni fa sì ma i sindaci che mi hanno preceduto non lo hanno di sicuro utilizzato; dico Facebook ma il discorso vale per qualunque altro social network che consente questo contatto. Io lo sto facendo, non raccolgo solo consensi, che comunque non mancano, ma anche critiche e sono proprio queste, se costruttive, che ti consentono di migliorare il paese.

Al momento cosa c’è in cima alla vostra agenda politica?
Importantissimo il bando di Igiene Urbana, forse una delle cose più importanti che faremo e speriamo di lasciare un segno positivo per i prossimi sette anni. Penso che miglioreremo qualitativamente la città e sono convinto che gli asseminesi pagheranno il giusto. Uno dei più brutti periodi che ho passato è stato quello dell’arrivo delle cartelle della TARI; ricevevo i cittadini e devo dire che qualche volta le bollette erano davvero eccessive e non è che noi potessimo fare tantissimo in proposito. Con il nuovo bando, che porta la nostra firma, ne va della nostra faccia e della nostra buona amministrazione. Ci crediamo molto e ci stiamo lavorando anche in questi giorni perché siamo in una fase di passaggio, poi il programma sarà operativo dal gennaio 2016 per essere ultimato nel 2016-2017. Il fine è quello di far pagare meno.

Che problemi avete ereditato dalle amministrazioni precedenti?
Gli allagamenti. Se ne verificano ancora anche se abbiamo messo mano già a tante opere facendo ripartire alcuni cantieri e mettendone in moto altri. C’è ancora da fare, a giorni partiranno i lavori nella zona di Monte Lepre e a tal proposito sollecito tutti i giorni il funzionario preposto. È angoscioso vivere con il pensiero dell’allagamento della tua casa, o dell’area che la circonda. Di peggio o di paragonabile c’è solo l’angoscia per la mancanza di un lavoro ed è una cosa che io sento tantissimo. Penso che una delle buone doti di un sindaco debba essere quella di fare sua ogni istanza, certo alcune fanno sorridere ma questa, e quelle che riguardano il lavoro, per le quali non posso fare tantissimo, è l’istanza che io sento come più forte e sulla quale stiamo lavorando nel modo più pratico possibile e qualche risultato comincia a vedersi. Risolvere questo problema è il regalo che spero di poter fare agli asseminesi. Abbiamo rimesso mano a qualche opera pubblica, come le scuole Pintus e dobbiamo intervenire su alcune strade problematiche. Speriamo di poter lasciare qualche buon segno come la pista di atletica, il parco di Santa Lucia e le piste ciclabili che ci procurano tante critiche e per la cui realizzazione deve cambiare un po’ la mentalità. Stiamo lavorando al sottopasso di via Coghe che congiungerà il Comune con la Stazione e che darà un collegamento dignitoso ad un quartiere troppo a lungo abbandonato dalle precedenti amministrazioni.

La recente revoca di due assessori ha rispolverato un’accusa non di rado rivolta al M5S, quella di una scarsa democraticità interna. Perché arriva questo messaggio?
Ognuno è responsabile delle proprie azioni. I “dissidenti”, così come tutti gli altri cittadini trovano sempre la porta aperta. Per quel che riguarda la “democraticità”, un sindaco ha tanti compiti, deve amministrare, ascoltare i propri cittadini, avere rapporti con la propria giunta, col proprio gruppo consiliare così come con l’opposizione. La scelta degli assessori è anzitutto fiduciaria ma deve anche rispondere al volere dei propri consiglieri, proprio perché io sono tutt’altro che un despota. Se lo fossi sarei solo e ora sarei già a casa. La maggior parte del nostro gruppo politico ha condiviso la mia scelta e questo è democratico. Il Sindaco ci mette la faccia in giro per il paese e ha avuto anche un certo riscontro, grazie a meriti suoi, del Movimento, grazie anche a demeriti degli altri, risponde delle buone azioni così come degli errori. Ci sono degli assessori di cui sono molto contento, nel momento in cui non lo sono più faccio delle scelte di cui rispondo io. Se i rapporti poi si incrinano anche a livello personale, le cose si complicano maggiormente. È come tra moglie a marito, non si può entrare nel merito. Il primo a dispiacersi di questa scelta sono stato proprio io, l’ho evitata per mesi ma infine si è resa necessaria. C’è stato un confronto schietto e sereno in cui ognuno ha esposto le proprie idee, dispiace che in seguito ci si è trincerati dietro le tastiere dei pc o dei cellulari e siano emerse altre cose. Io preferisco guardare in faccia le persone. Ciò che non accetto è che una scelta non condivisa basti a scomodare la parola “onestà”, questo non posso consentirlo. Se non sono d’accordo con te sono disonesto? Non scherziamo.

L’Assessorato ai Servizi Sociali, al di là delle persone che si avvicendano, è di difficile gestione, considerata la delicatezza della materia?
No, noi dobbiamo dare una certa linea politica. Gli uffici dei Servizi Sociali fanno un duro lavoro e sono tra i principali front office dell’Ente con i cittadini e svolgono il lavoro in autonomia. Certo per noi è importante poter dire la nostra su tematiche a noi care ma stava venendo a mancare il collegamento essenziale tra la nostra amministrazione e gli uffici, di qui la scelta della sostituzione.

La sua poltrona è solida quindi?
Sì. Il mio mandato termina nel giungo del 2018 ma se dovessi rendermi conto che la mia capacità amministrativa non è più proficua per il paese sarò io stesso a dire che andiamo tutti a casa senza che gli altri me lo chiedano. Non posso accettare che mi venga chiesto senza un valido motivo, per illazioni. No. Io finché avrò la certezza di poter portare avanti il nostro mandato, rimango al mio posto, non perché sia ancorato alla mia poltrona ma perché sono ancorato all’idea di poter contribuire a migliorare Assemini.

 

(Vulcano n° 83)

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