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Disaffezione verso la politica o verso i politici?

14 disaffezione verso la politica o i politici
• di DANIELA CORDA

 

Si parla tanto di disaffezione verso la politica di questi tempi, ma la verità è un’altra: la disaffezione è verso le istituzioni, verso i politici.

E non c’è da stupirsi che anche alle ultime elezioni regionali in Emilia Romagna abbia stravinto l’astensionismo, sebbene il caparbio Renzi abbia, mediaticamente, preferito mostrarsi entusiasta del risultato formale, ignorando quello sostanziale.

La ragione di questa disaffezione non è difficile da capire. In un‘indagine condotta a Uta, le persone hanno dato pressoché tutti le stesse risposte: “non ci sentiamo rappresentati”, “chiunque governi pensa solo a riempirsi la pancia”, “loro guadagnano tanto, mentre qui ci sono persone che hanno grosse difficoltà”, “sono tutti uguali”. Queste le risposte di persone umili che, probabilmente, non conoscono il contenuto dei trattati europei, ma che hanno intuito ci sia qualcosa che non va. “Non ci sentiamo rappresentati” è perché effettivamente non esiste più la democrazia rappresentativa, nata con la Costituzione repubblicana. Quelli che un tempo erano i rappresentanti (i parlamentari) hanno votato dei trattati europei (senza peraltro conoscerne il contenuto) con cui hanno ceduto la sovranità parlamentare sancita dalla Costituzione alle elìte finanziarie, cioè oggi il potere legislativo è passato dal Parlamento italiano alla Commissione Europea: organo privo di legittimazione democratica, composto da persone provenienti e influenzate dalle lobbies finanziarie (si contano oltre 15‘000 lobbisti a Bruxelles). Ma a chi risponde la Commissione Europea? A nessuno, infatti secondo l’art. 17 del Trattato su l’Unione Europea (TUE): «[..] I membri della Commissione sono scelti in base alla loro competenza generale e al loro impegno europeo e tra personalità che offrono tutte le garanzie di indipendenza - dagli Stati, nda-. [..] La Commissione esercita le sue responsabilità in l’acqua potabile, ecc. POTRANNO ESSERE LE CORPORATIONS (cioè le multinazionali, che nel frattempo si saranno comprate le varie aziende italiane, compresi i terreni agricoli, fatte fallire di proposito attraverso la pressione fiscale eccessiva), A FARE CAUSA A INTERE NAZIONI, presso tribunali speciali creati ad hoc. In quali casi? Tutte le volte che riterranno che i Parlamenti di quelle nazioni hanno legiferato nell’Interesse Pubblico e non nel loro interesse. Ancora, l’agricoltura nazionale e a km 0 verrà devastata dalle logiche liberiste del dumping commerciale, saremo invasi dagli OGM (organismi geneticamente modificati), nessuna sicurezza alimentare, né sui farmaci. E tanto altro. Tutto questo recherà effetti devastanti al nostro Paese, come già accade per l'agricoltura ed il commercio in molti Stati africani con gli accordi di libero mercato con gli USA.

E poi ci sono le tanto attese riforme strutturali, presentate come la panacea di tutti i mali, che Tommaso Padoa Schioppa spiegò bene, il 3 ottobre 2003, sul ‘Corriere della Sera’: «Nell'Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev'essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l'individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità».

In un Paese, come l’Italia, dove i mercati finanziari e le multinazionali ogni giorno giocano con le vite di milioni di persone, quasi come se giocassero al Monopoli, ha davvero senso chiedersi perché aumenti la disaffezione verso individui che, come l’attuale presidente del Consiglio (messo lì dai mercati finanziari), contano meno di niente?

 

(Vulcano n° 82)

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