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I giovani di Assemini e la politica: un rapporto non idilliaco

11 i giovani di assemini e la politica. un rapporto decisamente non idilliaco
• di LUCA PES

 

La scarsa partecipazione attiva nei circoli di partito, le percentuali di votanti in costante calo. Ma qual è il reale rapporto tra i giovani asseminesi e la politica? Passeggiando per le vie della cittadina, abbiamo raccolto dichiarazioni e pareri tra i soggetti che costituiscono il futuro della nostra società. Abbiamo proposto ai ragazzi sei domande riguardanti il concetto di politica e la sua utilità per il cittadino, il significato della parola riforma e quale sia la riforma più urgente ed infine quale grado di fiducia ripongono nei partiti e negli esponenti politici che ci governano. Ne esce un quadro variegato in cui alcuni ragazzi rispondono molto sinteticamente manifestando il loro malcontento, mentre altri articolano con maggiore loquacità le proprie risposte.

La più giovane intervistata, R. M., 20 anni, disoccupata, pensa che la politica dovrebbe dare risposte diverse ed essere costruttiva, non “distruttiva” come spesso accade. La parola riforma, a suo parere, significa cambiare totalmente e non rinnovare parzialmente, mentre come riforma fondamentale pensa a quella costituzionale, dalla quale poi dovrebbero scaturire tutte le altre. Non esistono partiti né esponenti politici che abbiano la sua fiducia.

Incontriamo successivamente M. D., 30 anni, abilitata alla professione di psicologa ma disoccupata, la quale esprime un pessimo giudizio sulla politica e crede che essa sia utile solo ad arricchire chi occupa cariche pubbliche. La parola riforma, secondo il suo pensiero, consiste nel modificare una legge obsoleta a causa dei mutamenti avvenuti in una società. Pensa che le riforme siano tutte importanti, ma indica quella del lavoro come la più urgente. Non ha schieramenti politici né personaggi della vita politica che le ispirino particolare fiducia.

A. L., 27 anni, disoccupato, pensa che oggi la politica sia utile solo ad alcuni elementi della società, mentre gli altri figurano come semplici spettatori. Inoltre, ritiene che la politica dovrebbe servire alla diffusione e alla conservazione della democrazia, mentre oggi è una coperta corta che si spartiscono in pochi. La parola riforma, spiega, significa rifare qualcosa che già esiste ma necessita di miglioramenti. Ritiene che il problema principale non sia quale riforma fare ma chi la realizza, perché le misure adottate non risolvono mai i problemi di molti ma hanno lo scopo di conservare gli interessi della casta. Non ripone fiducia in nessun partito, anche se vede negli esponenti del M5S gli unici che si stanno dando da fare. Totale sfiducia, invece, nei singoli esponenti politici.

Ben articolato il pensiero di C. C., 35 anni, ricercatrice. Pensa alla politica come ad un carrozzone trainato da personali interessi ed egoismi, ritenendo che anche il più piccolo degli impieghi negli enti pubblici venga interpretato in questa maniera. La politica, secondo C., è un grande contenitore, indispensabile, che racchiude tutte le azioni e le attività necessarie a governare un Paese o anche una piccola realtà locale. A suo parere, pertanto, serve a gestire spazi e persone delineando percorsi che, almeno idealmente, dovrebbero corrispondere ad un sentire comune. Per quanto riguarda il termine riforma, gli attribuisce proprio il significato della parola ri-forma, cioè dare nuova forma, in questo caso ad una istituzione, ad un sistema, intervenendo su un testo normativo preesistente. Il fallimento di buona parte delle riforme, afferma, si spiega col fatto che tradiscono l'intento della parola stessa. In riferimento alla più importante delle riforme, C. risponde nessuna di esse, nel senso che fino a quando non muterà la cultura civica e politica di questo Paese, a suo parere si potranno scrivere tutte le riforme del mondo ma non porteranno a nulla. Al momento, nessun partito e nessun politico le danno fiducia. Infine, ci dice che se le avessimo chiesto “quale partito bandiresti?” avrebbe risposto con estrema facilità: la Lega, la quale, secondo C., è un partito dichiaratamente xenofobo e razzista che drena consenso servendosi di un popolino di ignoranti.

Non usa mezzi termini D. F., studente universitario di 23 anni, che ci liquida con una frase: “sono profondamente disgustato dalla politica e da tutti i politici”.

Secondo l’opinione di G. M., 35 anni, che dirige un centro fitness, la politica è totalmente da rifondare, con la necessità di fare piazza pulita senza nessun contatto tra vecchio e nuovo corso. Egli crede che, attualmente, essa serva solo a riempire le tasche di chi occupa cariche importanti. Il suo concetto di riforma è quello di smembrare completamente qualcosa e ricomporla, dando vita a nuove forme. Ordina le riforme, secondo l’importanza e l’urgenza del momento, indicando: costituzionale, giustizia, scuola, lavoro. Infine, nessun partito politico gode della sua fiducia e nessun esponente politico ritiene sia degno della sua attenzione.

Sul nostro cammino ci imbattiamo poi in F. C., 31 anni, laureato ma commerciante per mancanza d’alternative, il quale sostiene di avere una concezione quasi utopistica di politica. Sogna, infatti, una politica che faccia il bene del Paese e dei territori, senza doppi fini, senza imbrogli, senza ladri. La politica, secondo F., dovrebbe servire ad amministrare il bene comune nell'interesse di tutti. Purtroppo, però, dichiara, la politica oggi è tutt'altro. La colpa, prosegue, è di chi ci governa e di chi rifiuta di prendere parte attivamente alla vita politica (con un riferimento particolare alle nuove generazioni, poco attive nei partiti). Per quanto riguarda la parola riforma, F. la trasforma quasi in uno slogan: “rinnovare per migliorare”, affermando che i presupposti sono nobili, ma non se ne conoscono le conseguenze. Dopo una breve riflessione, indica come fondamentale la riforma del lavoro, considerando l'elevato tasso di disoccupazione in Italia. Inoltre, non disdegnerebbe una riforma fiscale, perché crede che tassare eccessivamente sia controproducente. Per quanto riguarda partiti ed esponenti politici, riportiamo le testuali parole: “è meglio stendere un velo pietoso…”

Abbiamo successivamente incontrato ed intervistato V. S., un’insegnante precaria di 34 anni, la quale pensa alla politica basandosi sul suo significato letterale: ciò che riguarda la cosa pubblica, quindi noi tutti. Secondo V., la politica serve a ben gestire la vita comune di ognuno di noi, a garantire servizi e diritti uguali per tutti. Dichiara invece di avere le idee confuse riferendosi all’utilità della politica, oggi, nel nostro Paese. Afferma che le riforme sono indispensabili perché l'Italia possa mettersi al passo con l'Europa e sono tutte quelle iniziative legislative che possano effettivamente cambiare le storture della società italiana. A suo parere, la riforma più importante, oggi, è quella del lavoro, mentre in secondo piano pone quella della giustizia. Dichiara di non aver molta fiducia, ultimamente, nei partiti, pur facendo parte di SEL perché rispecchia gran parte delle sue idee. Il politico che le dà più fiducia è il deputato di SEL Michele Piras.

S. A., 33 anni, tecnico luci freelance, va controcorrente e alla nostra prima domanda risponde: «Della politica penso tutto il bene possibile!» Secondo S., la politica sta alla base del nostro vivere quotidiano e relazionale. Afferma che la situazione politica italiana è disastrosa non perché molti politici siano delinquenti, ma perché parecchi italiani sono disonesti e truffaldini e la politica nazionale rispecchia esattamente la popolazione che rappresenta. Secondo S., la politica serve a creare le relazioni con il prossimo e dovrebbe consentirci di vivere in maniera più semplice e leale con gli altri. Una riforma, prosegue, è un cambiamento, o riadattamento ma con un’ottica di analisi più ampia. Per quanto riguarda la priorità delle riforme, S. indica che la più urgente in assoluto sia quella del lavoro. Ritiene, inoltre, che tutte le riforme più importanti non possano prescindere l’una dall’altra. Per quanto concerne gli schieramenti politici, da militante, ha parecchia fiducia nel PD, da lui definito l’unico partito ad avere una struttura organizzata. Tra i politici, non gli dispiace Beppe Civati, anche se non condivide in toto il suo pensiero. Ritiene, poi, che Prodi sarebbe stato un ottimo Presidente della Repubblica.

La nostra cittadina ci ha consentito di incontrare ragazzi che svolgono le più svariate attività e ci hanno offerto risposte diverse tra loro e spunti particolarmente interessanti. Mentre i giovanissimi (18-25 anni) sembrano particolarmente disinformati e disinteressati all’argomento, i ragazzi tra i 25 e i 35 anni hanno le idee chiare su ciò che li delude, sul perché sono distaccati dalla vita politica e su ciò che vorrebbero, specialmente per il nostro Paese. Il nostro augurio, è che queste non rimangano semplici parole gettate al vento.

 

(Vulcano n° 82)

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