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La parola ai giovani decimesi

11 i giovani di assemini e la politica. un rapporto decisamente non idilliaco
• di MONICA ATZEI

 

Parlare di politica per i giovani e con i giovani non è facile, sembrano distanti, in una bolla di sapone che appartiene solo a loro e in cui noi non possiamo, non dobbiamo entrare quasi fosse una sfera intima, particolare. I giovani della mia generazione, forse non avevano le idee tanto chiare, forse non erano “bombardati” da tante notizie, non c’era internet con cui sapere “tutto e subito” ma avevano, forse, una passione innata, un ideale. Di questi tempi, trovare dei giovani con cui affrontare le problematiche politiche attuali e costruire una “chiacchierata” è stata una sorta di impresa. Son state raccolte poche interviste, ho trovato resistenze, diffidenze e purtroppo anche indifferenza. Ma anche ragazzi che ci credono ancora e hanno le idee chiare su come poter affrontare meglio questo particolare momento storico.

Le interviste raccolte sono sette, il target scelto per l’età: 18/35 anni, le interviste sono senza filtri, ognuno ha espresso liberamente il suo pensiero e chi ha voluto mantenere l’anonimato è stato rispettato.

 

Queste le domande poste:

Cosa pensi della politica?
A cosa serve la politica?
Cosa significa per te la parola riforma?
Riforma istituzionale, la riforma della giustizia, la riforma del lavoro, la riforma della scuola: qual è per te la più importante?
Quale partito ti dà più fiducia?
Quale politico ti dà più fiducia?
Come possiamo far avvicinare i giovani alla politica?

 

Tiziana S. 29 anni Operatrice di call center 

  • Se devo parlare della politica presente nella mia terra oggi penso che sono molto confusa. Forse sono io che non ci capisco molto, forse sono loro che non vogliono farmi capire. Ora come ora penso che il termine politico non sia corretto. Teoricamente chi governa, e parlo di chi sta al vertice, dovrebbe prendere decisioni con e per il popolo. E se devo essere sincera il popolo lo vedo abbandonato a se’ stesso. Si passano le colpe da persona a persona ( avrei utilizzato il termine partito, ma ormai i partiti non esistono quasi più. E se c’è ancora qualcuno che tiene fede al proprio partito è un eccezione). E’ facile dire tante belle parole per infondere speranza. Ma non servono parole, servono fatti.  Servono persone che vogliono davvero governare il paese facendo di tutto per aiutarlo a rialzarsi. Ecco a cosa dovrebbe servire la politica: governare lo Stato nei suoi vari settori al meglio, indipendentemente dal proprio credo politico. Penso anche che non ci sia opposizione degna di essere definita tale e che quindi il credo politico sia solo: soldi e potere.
  • Riforma per me significa innovazione. Significa migliorare qualcosa adeguandolo alle esigenze presenti in quel momento.
  • Non penso ci sia una di queste riforme più importante di un’altra. Sono riforme molto delicate e collegate tutte tra loro. Per questo non faccio una classifica. Devono, anzi dovrebbero, camminare insieme.
  • Il partito che appoggio è il partito comunista. O almeno lo sarebbe se esistesse ancora. Tolta questa possibilità il partito a cui do più fiducia è il PD. E nonostante magari alcune delusioni, alcune cose che mi lasciano perplessa è ancora l’unico partito che mi sento di appoggiare.
  • Per quanto riguarda il politico…Bhe appoggiando  il PD ho già dato la mia risposta, nonostante mi tenga qualche riserva!
  • Penso che il modo più semplice per far avvicinare i giovani alla politica sia quello di coinvolgerli. Ma coinvolgerli sul serio! Farli partecipare attivamente alla vita politica e ascoltare anche il loro pensiero.. D’altronde i giovani dovrebbero essere il futuro…No? 

 

Alessio C. 18 anni studente al liceo classico 

  • Penso che la politica stia perdendo credibilità.
  • La politica serve a gestire le questioni di un determinato Stato, tanto quelle interne quanto quelle legate alle relazioni con i Paesi esteri.
  • La parola riforma per me significa cambiamento e innovazione rispetto ad un qualcosa precedentemente costituito.
  • Le più importanti sono la riforma della scuola e del lavoro.
  • Rispondere alle ultime due è un po’ difficile.
  • Migliorandola e soprattutto attuando riforme che possano dare una speranza ad ogni giovane per quanto riguarda la loro futura vita lavorativa. 

 

Roberto A. 33 anni avvocato e funzionario di provincia 

  • La politica dovrebbe essere lo strumento per risolvere i problemi ma oggi è diventata essa stessa un problema incapace di risolverli a causa della inadeguatezza dei suoi interpreti.
  • La riforma della scuola e del lavoro sono inscindibili. Se non si formano adeguatamente i giovani anche la migliore riforma del lavoro non servirà a nulla.
  • Quale partito mi dà fiducia? Difficile a dirsi. Direi più determinate persone che partiti.
  • Difficile esprimere il nome di un politico ma indico due nomi: Di Maio e Civati.
  • Allora l’avvicinamento dovrebbe essere volontario. Mi spiego meglio: se i giovani non si interessano della politica non li si può costringere e non darebbero alcun apporto utile. Al tempo stesso, un grande problema è dato da coloro che cercano di mantenere le poltrone o posizioni di potere impedendo ai giovani di inserirsi. Anche il giovane più interessato e volenteroso spesso deve fare i conti con i muri che vengono eretti da chi ha paura di essere (usando un termine renziano) “rottamato”. Questo vale sia a livello nazionale sia locale. Certi personaggi sono duri a lasciare spazio. Ovviamente lasciare spazio a giovani preparati e capaci…non a trogloditi che non sanno nemmeno l’italiano. 

 

Giuseppe S. 20 anni studente di scienze politiche 

  • La prima e la seconda domanda potrei riassumerle in una sola risposta: penso che la politica sia il mezzo più valido per amministrare e gestire la società; mettere d’accordo gli individui e eseguire le scelte migliori per unire,tenere in ordine e far progredire la società.
  • Per riforma intendo l’azione di modernizzazione della società, e il miglioramento dal punto di vista sociale morale economico e istituzionale.
  • Ritengo che tutte e quattro le riforme siano di uguale importanza. Quella istituzionale perché nel corso del tempo lo stato italiano si è strutturato in modo tale da creare una distanza quasi incolmabile tra cittadini e istituzioni, con queste ultime che peccano di mancanza di trasparenza e di accessibilità per tutti. Quella della giustizia perché troppo spesso si trasforma in ingiustizia. Quella del lavoro perché le leggi italiane al riguardo sono ferme a quarant’anni fa quando il mercato del lavoro era completamente differente e perché oggi i giovani son quasi esclusi dal mondo del lavoro. Quella della scuola perché ritengo che in materia l’Italia sia fortemente arretrata rispetto agli altri Paesi.
  • Il partito sul quale io riporrei la mia fiducia è un partito che ha come obiettivo il progresso sociale.
  • Per quanto riguarda il politico preferisco non rispondere.
  • Il problema non è solo avvicinare i giovani alla politica, ma soprattutto formarli. Io sono uno studente di scienze politiche e troppo spesso noto che il problema non è la lontananza ma l’ignoranza di molti giovani (e non solo) che sentenziano senza sapere minimamente di che parlano.

 

Alessandra C. 26 anni artista apprendista 

  • La politica secondo me dovrebbe essere un mezzo, una rappresentanza di tecnici che si prendano la responsabilità di essere rappresentanti della società. Come un medico si prende la responsabilità della tua salute, un politico deve prendersi la responsabilità del tuo posto in società. Ora questo manca. Premetto che da qualche tempo non vado a votare, perché, a mio parere, si vota un simbolo e le persone che invece si eleggono, si gestiscono dall’interno. Ora, quello che vedo, è una scatola chiusa, cioè vedo una scatola mi piace però non so cosa c’è dentro e la prendo ugualmente, ma poi?  Ora manca la vicinanza tra politici e persone comuni; mancano i sindacati, che prima facevano da ponte tra la politica e la società.
  • A cosa serve o a cosa dovrebbe servire? Dovrebbe funzionare in un determinato modo ma così non è. Mi sembra un modo come un altro per “aiutarsi”, per mettere determinate persone in posizioni strategiche, aumentare il divario fra le altri classi. Lo vedo come un modo per riempire la televisione di gossip, la politica è diventata gossip, i politici sono su tutti i giornali, nei talk show, vengono fotografati nelle loro azioni quotidiane e non solo per il loro “lavoro politico”. Invece, la politica dovrebbe servire a costruire una vita migliore. Non c’è qualcuno che controlli la politica, un supervisore, non c’è più il rispetto. Quando un unico gruppo di persone detiene il potere è sbagliato, invece, a mio parere, si potrebbero fare più  gruppi di persone che governano e si controllano a vicenda. Intendo dei tecnici, che siano scelti da noi e anche da una commissione, perché un governo tecnico valuta meglio le situazioni che si creano e le valuta al di sopra delle parti.
  • Riformare, per me significa dare una nuova forma e per dare una nuova forma si deve anzitutto mettere in discussione. Ci vuole un’evoluzione, bisogna auspicare a qualcosa di meglio. Ora invece la parola riforma è una parola che viene solo ripetuta, è divenuta uno slogan. Si sente troppo spesso parlare di riforma della sanità, ma dov’è? Per me vuol dire dare nuova forma a un qualcosa che non è completo, ma non deve nemmeno stravolgere ciò che è stato fatto precedentemente, continuare anche il lavoro iniziato prima, non solo demolire. Una casa si fa in fretta a buttarla giù, ma per rimetterla in piedi ci vuole tanto tempo. Ci vogliono proposte, non solo critiche; è inutile continuare a parlare dei problemi, dobbiamo trovare la soluzione, dobbiamo costruire.
  • Direi quelle istituzionali perché sono alla base della nostra società. Adesso le nostre istituzioni non mi rappresentano, non mi sento rappresentata da questa società, ma sembra che non si vogliano riformare le istituzioni. Bisogna che il popolo venga preso in considerazione, se voi in Parlamento non riuscite a mettervi d’accordo, chiedete a noi, il popolo è sovrano tramite il Referendum. E poi credo che sia importante la riforma della scuola perché c’è una involuzione, la nostra generazione sta regredendo. Io mi trovo bene con le persone più grandi di me, perché quelli della mia età o più piccoli hanno disimparato a parlare, non sanno fare una discussione costruttiva, non sanno confrontarsi. I più grandi filosofi si mettevano in discussione, perché parlando con le persone si possono imparare nuove cose. La collaborazione, il rispetto, l’educazione qui in Italia mancano. Probabilmente istituirei un nuovo modello scolastico, è sbagliato che i genitori si interpongano tra educatori ed insegnanti; i genitori devono collaborare con gli insegnanti, con i catechisti, con l’allenatore di calcio etc. affinchè il bambino o il ragazzo si prenda anche la responsabilità dei suoi sbagli. Quindi la riforma per me è modificare la forma e per questo bisognerebbe partire dalla cultura, partendo dalla scuola, educare alla cultura, insegnare i valori che si stanno perdendo. L’uomo è un ospite nel mondo, ma non ha più regole, non ha più il rispetto e deve nuovamente riformare la cultura dal piccolo, da sè stesso.
  • Non ho fiducia in nessun partito e non vedo impegno da parte loro per guadagnarsi la nostra fiducia, la fiducia non è una cosa innata, è una cosa che ti devi guadagnare.
  • Nessun politico mi dà più fiducia. Li trovo, chi più chi meno tutti uguali. Purtroppo quando si giunge nelle sfere alte, si arriva con molti compromessi e non per meritocrazia. Forse riesco a rispecchiarmi in realtà più piccole, come nei Comuni o nelle Province dove si conoscono le persone.
  • Sono una persona ottimista ma anche realista. Forse bisognerebbe costituire un nuovo organo, diminuire i politici, perché sono uno spreco di risorse. Mettersi da parte e far capire che loro sono al nostro servizio. Loro non sanno com’è il nostro mondo, loro non capiscono i nostri problemi perchè non li hanno. Vivono in un’ altra dimensione, dovrebbero vivere con noi, provare più ad esserci piuttosto che apparire, sembra vogliano fare le star. Devono riequilibrarsi e ricordarsi che loro sono lì perché li abbiamo messi noi. Far parte del nostro mondo, non giocare a fare i famosi. 

 

Studente universitario 

  • Ritengo la politica sia l’arte di cambiare l’esistente, cambiare la società e che la vita della gente. Ritengo sia rovinata da chi la prende come un modo per fare carriera ed entrare nella stanza dei bottoni.  Di per sé una cosa nobile.
  • Serve a migliorare la società e gli individui.
  • Riforma significa cambiare le leggi, applicare delle modifiche al modo in cui stato e vita pubblica si amministrano. Ma a patto non sia un cambiare tanto per cambiare.
  • Ci sono molte urgenze, ma solo quando avremo una scuola pubblica più forte, rimetteremo in piedi il Paese. Il problema è che sembra da venti anni che riforma voglia dire smantellamento. E che ci adeguiamo sempre a modelli da noi inapplicabili come quello statunitense.
  • Fanno a gara nel darmene meno. Nessuno dei partiti italiani sembra adatto a salvare la situazione. Ormai l’obiettivo è vincere le elezioni, non lavorare bene.
  • Trovo Pietro Grasso una persona seria.
  • Occorre che i giovani trovino nei partiti le strutture e i contesti per sentirsi coinvolti. Occorre che le associazioni giovanili aprano sedi e le tengano vive costantemente, non solo a ridosso del voto. E’ quello che facevano i giovani comunisti e le associazioni analoghe una volta, andando nei quartieri.

 

Maria 34 anni educatrice 

  • Sono delusa dalla condotta reticente di alcuni politici e conseguentemente sono molto amareggiata dell’attuale politica.
  • La politica dovrebbe servire a migliorare le nostre condizioni di vita.
  • La parola riforma dovrebbe essere un cambiamento in positivo.
  • Le riforme elencate sono tutte importanti.
  • Attualmente nessuno.
  • Attualmente nessuno.
  • Si potrebbe avvicinare i giovani con più fatti e meno parole. 

 

Alla luce di queste interviste si evince un sempre maggior distacco dei giovani dalla politica, anche pensando al fatto che proprio queste non siano tante e che i ragazzi siano restii a parlarne. Non è soltanto disinteresse, ma sembrerebbe proprio un allontanamento. La classe politica attuale dovrebbe riconquistare i giovani, far risentire il diritto/dovere del voto, cercare di trasmettete i valori che si son persi, fare degli spazi dove poter parlare di loro e con loro. I giovani sono il nostro futuro, essi sono la classe politica che manderà avanti la Nazione, perciò è doveroso da parte loro uno sguardo attento alla politica, cercando di essere propositivi nel cambiamento. Da parte nostra, invece, possiamo accompagnarli in questo “cammino”, ascoltarli, confrontandosi e cercando di affrontare i temi che a loro sono più vicini. Forse in questa maniera riusciremo a dare un ideale alle nuove generazioni in cui poter credere. 

 

(Vulcano n° 82)

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