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Il rapporto insegnante-studente

12.04 - il rapporto insegnante-studente - 3
• di MONICA ATZEI - terza parte

 

“Per crescere una persona ha innanzi tutto bisogno di poter accedere a cose, luoghi, a processi, a eventi e a documenti. Ha bisogno di vedere, di toccare, di armeggiare, di cogliere tutto ciò che un ambiente significativo contiene” (Ivan Illich)

 

La base di partenza per ogni processo educativo è la maturazione del soggetto e ciò consente allo stesso di acquisire gli apprendimenti che permettono il suo sviluppo; in una progettazione educativa, come quella tra insegnante e adolescente, è necessario assemblare delle griglie flessibili in cui il linguaggio verbale e il linguaggio non verbale interagiscano continuamente per creare un buon clima didattico/esperienziale. Questo implica un utilizzo di specifici strumenti a supporto delle prestazioni: infatti, essi diventano fondamentali per raggiungere gli obiettivi preposti, per migliorare ulteriormente le proprie aspettative evidenziando sempre di più la necessità di creare quel legame tra insegnanti, alunni e il loro quotidiano tenendo conto degli aspetti sociali e personali.

Comunicare e comprendersi diventa ogni giorno un’esigenza sempre più sentita, la società e di conseguenza la scuola, sta diventando ogni giorno più multiculturale e globale; le differenze legate alla diversità di razza, cultura, religione ma anche status economico e sociale che fino a qualche anno fa erano viste come “svantaggio” diventano ricchezza e pertanto anche l’educazione e la formazione devono essere rivolte alla valorizzazione che caratterizza la società post-industriale e cioè l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione che nella scuola, e nei suoi contesti formativi, sono più che mai coinvolti nel processo di trasformazione messo in atto dalla introduzione delle nuove tecnologie e di come queste vengono utilizzate per formare l’uomo di domani. Infatti la comunicazione serve a formare gli individui affinché siano in grado di affrontare ciò che la società in continua evoluzione offre loro. Sono molti i fattori che nella scuola influenzano i momenti comunicativi e di conseguenza i momenti cognitivi dell’individuo alunno: la cooperazione ad esempio, che è caratterizzata da una stretta interazione e un costante confronto fra insegnanti e alunni, infatti questa indirizza i discenti verso un modo di lavorare caratterizzato da accorgimenti che favoriscano l’interazione utilizzando degli strumenti di condivisione che si creano attraverso una solida interazione.

La figura dell’insegnante come mediatore tra soggetto e realtà che lo circonda sollecita il funzionamento cognitivo dell’alunno, affinché risolva da solo i problemi che ogni attività pone. Attualmente la scuola deve orientarsi ad una pedagogia costruttivista ed interattiva, in cui si dà valore al lavoro di gruppo. Cambia, quindi, anche il concetto di apprendimento che oggi diventa, soprattutto, costruzione ed elaborazione di quanto appreso. È con questa ottica di evoluzione che si inseriscono le nuove metodologie didattiche, che permettono di imparare direttamente dall’esperienza e dall’osservazione, attuando il passaggio tra l’essere sapiente all’essere agente, coniugando le proprie competenze alle proprie esperienze. Le nuove metodologie permettono di imparare anche su una realtà non osservabile come ad esempio Internet con la sua nuova interazione didattica. Si delinea, allora, come oggi sia necessario formare e formarsi per attuare quell’unione pedagogica che serve nella condivisione delle informazioni e delle conoscenze; il gruppo è “posizionato” sulle abilità di interazione e di organizzazione dei materiali fruibili nella nostra quotidianità. In particolare, la capacità di organizzare e gestire attività collaborative implica, da un lato, la conoscenza delle tecnologie più idonee a supportare l’interazione e la produzione di strategie che supportano problematiche “ad personam”, dall’altro la consapevolezza delle dinamiche introdotte dalla comunicazione mediata che implicano aggregazioni di gruppo.

Italo Calvino scrive che la parola Educare significa “introdurre alla realtà e al suo significato l’uomo, indirizzandolo a quella libertà che insegni a stimare e amare se stessi, frutto della nostra tradizione culturale in un mondo dove si parla di capitale umano e di educazione là dove l’educazione stessa comporta un rischio ed è sempre rapporto tra le due libertà”.

Da qui bisogna partire per arrivare al presente che è di metamorfosi culturale e quindi far capire ai nostri ragazzi, futuri uomini, il messaggio che i loro sogni possono concretizzarsi apprendendo le varie libertà del mondo.

 

12.04.2015

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