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Il sacrificio dei giovani di Decimoputzu durante la Grande Guerra

24-25 combattenti di decimoputzu in un poster degli anni 20 voluto da mussolini per tutti i paesi ditalia
Viaggio nel tempo alla riscoperta delle vicende umane dei giovani di Decimoputzu morti durante la Prima Guerra Mondiale. Per un doveroso ricordo a Cento anni dallo scoppio del conflitto. • di GIULIANA MALLEI

 

A partire da questo anno 2014 si commemorerà (fino al 2018) il centesimo anniversario dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Ben 100 anni ci separano dal quel triste evento che insanguinò l'Europa e l'Italia.

L'Impero Austriaco e l'Impero Tedesco, desiderosi di espandersi territorialmente, dividevano l'Europa e miravano ad ingrandire i propri territori ai danni degli altri Stati. Fu così che il 28 giugno 1914 l'erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, l'Arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie, l'Arciduchessa Sofia, vennero uccisi da un giovane anarchico durante la loro visita ufficiale alla città di Sarajevo in Serbia. Questa fu la scintilla che fece esplodere il sanguinosissimo conflitto. Infatti esattamente un mese dopo, il 28 luglio, l'Austria dichiarò guerra alla Serbia: un gigantesco impero contro un microscopico Stato: sarebbe stata una lotta impari. La Russia, la Gran Bretagna e la Francia accorsero in aiuto della Serbia e si schierarono in sua difesa.

Momentaneamente l'Italia rimase neutrale, ma al suo interno fu dilaniata dalle polemiche tra Interventisti e Neutralisti. I primi ritenevano che una guerra veloce avrebbe impedito all'Austria e alla Germania di continuare ad espandersi, quindi avrebbe consentito un progresso economico per tutte le classi sociali, con un conseguente maggior benessere per tutti. I secondi invece ritenevano che una guerra avrebbe portato ulteriore miseria e il prezzo più alto lo avrebbero pagato proprio i più poveri.

L'Italia mantenne la sua neutralità per circa un anno; il 26 aprile 1915, in gran segreto, fu sottoscritto a Londra un patto (tra Russia, Francia, Gran Bretagna e Italia) in base al quale l'Italia sarebbe entrata in guerra entro un mese e, in caso di vittoria, avrebbe ottenuto cospicui compensi territoriali (come il Trentino, Trieste, l'Alto Adige, l'Istria). L'Italia mantenne la parola, il 23 maggio 1915 dichiarò guerra all'Austria ed entrò nel conflitto aprendo un nuovo fronte. Quindici mesi dopo, il 28 agosto 1916, l'Italia dichiarò guerra anche alla Germania.

Le ostilità, come ben sappiamo, ebbero termine il 4 novembre 1918 con la firma dell'armistizio.

Il bilancio finale fu di 9 milioni di morti tra i soldati e 5 milioni di morti tra i civili, una guerra fratricida senza precedenti.

Il periodo post bellico fu molto difficile, infatti numerosi reduci tornarono a casa mutilati e invalidi e non poterono riprendere a lavorare a causa delle menomazioni; per loro non era prevista nessuna pensione né indennità. Li attendeva la miseria più nera. Per questo motivo fu altissimo il numero dei suicidi. Per chi invece non perdette le speranze, furono anni di duro lavoro sottopagato e di ingiustizie sociali durissime che traghettarono l'Europa verso un altro conflitto ancora più sanguinoso del precedente.

Con l'avvento del Fascismo in Italia si ritenne giusto avviare un lavoro di giusta commemorazione dei caduti e di riordino dei cimiteri militari. Nel 1922 iniziò, per volere di Mussolini, la raccolta dei fondi per la costruzione di monumenti ai Caduti, dapprima nelle grandi città, poi nei piccoli centri. In quello stesso anno fu nominato, in ogni singolo paese d'Italia, il “Comitato per la Raccolta delle offerte per l'erezione del monumento ai caduti in guerra”. Anche a Decimoputzu fu eretto tale monumento, in via Grande.

Dal censimento del 1911 risulta che a Decimoputzu si contassero 1.273 abitanti; nel 1915, in tanti furono chiamati a combattere, ben 30 di essi sacrificarono la loro giovane vita.

Con il presente articolo intendiamo ricordarli tutti, attraverso ciò che è stato possibile reperire presso gli archivi con una ricerca rapida. Sarebbe bello approfondire ulteriormente l'argomento se qualche giovane di Decimoputzu si appassionasse a questo argomento, ovviamente con la collaborazione del Comune.

In questo nostro breve viaggio nel tempo possiamo descrivere gli ultimissimi istanti di vita di questi nostri fratelli che ci hanno lasciato in così giovane età; il più anziano di loro (Giuseppe Montis) stava per compiere 38 anni, il più giovane ne aveva appena festeggiati 19 (Salvatore Bellu).

Il primo giovane di Decimoputzu cadde il 15 giugno 1915, a soli 22 giorni dall'ingresso dell'Italia in guerra. Il giovane era Costantino Ena (di Salvatore), la morte lo colse sul Monte Tofane dopo un combattimento cruento nel quale fu gravemente ferito. Egli apparteneva al 45° Reggimento Fanteria Brigata Reggio, il cui motto era: “Con fede ed in silenzio”. L'estate trascorse senza lutti per Decimoputzu, ma il 22 ottobre 1915, morì Pietro Corona (di Sisinnio), nato il 26 ottobre 1896. La morte lo colse sul Carso, le gravi ferite riportate in combattimento non gli diedero scampo e 4 giorni prima del suo diciannovesimo compleanno morì lontanissimo da casa. Apparteneva al 76° Reggimento Fanteria Brigata Napoli, il cui motto era: “Con l'ardire la Gloria”. Appena nove giorni dopo anche Giuseppe Loi (di Antonio), nell'ospedaletto da campo n°203, per le ferite riportate in combattimento, lasciò questo mondo: era 1° novembre 1915. Il suo Reggimento di Fanteria era l'85° Verona, il cui motto era: “Combattere da prodi”.

La Morte aveva deciso di mietere vittime in numero consistente, il 12 novembre fu la volta di Antonio Suella (di Antioco) che morì, il giorno dopo il suo 26mo compleanno, nell'ospedaletto da campo n° 33, per le ferite riportate in combattimento. Antonio era nato l'11 ottobre 1889 e apparteneva 46° Reggimento Fanteria Brigata Reggio, come il suo compaesano Costantino Ena.

Il giorno seguente, 13 novembre, anche Raimondo Masu (di Efisio) fu costretto alla dipartita. Purtroppo non fu possibile accertare quale fosse il suo corpo tra i tanti che furono raccolti dopo la battaglia. Perciò fu dichiarato disperso in battaglia sul Carso. Egli apparteneva al 151° Reggimento Fanteria Brigata Sassari.

Dopo di lui ci furono alcuni mesi in cui a Decimoputzu non giunsero notizie di nuovi lutti, ma nel 1916 ben sette giovani vite furono stroncate. Il primo caduto del 1916 fu Giacomo Racis (di Paolo) che trovò la morte sull'Altipiano di Asiago per le ferite riportate in combattimento. Apparteneva al 152° Reggimento Fanteria Brigata Sassari, il cui motto ben conosciamo: “Sa Vida pro sa Patria”.

Il 24 giugno morì Battista Ena (di Francesco) che lasciò questo mondo presso l'ospedale di Treviso per una malattia contratta al fronte. Il suo Reggimento di fanteria era il 60° Brigata Calabria, il cui motto era: “Con fede oltre la gloria”.

Pochi giorni dopo, il 27 giugno, la morte chiamò Luigi Cambarau (di Efisio), caduto sull'Altipiano di Asiago per le ferite riportate in combattimento. Il suo Reggimento di Fanteria era il 152° Brigata Sassari.

Appena il giorno successivo, anche Salvatore Marongiu (di Francesco), fu privato della vita sul Monte Zebio in combattimento. Anch'egli apparteneva al 152° Brigata Sassari.

Il 6 luglio la Morte colse Daniele Manca (di Giovanni) sul Monte Zebio, anche le sue ferite si rivelarono mortali. Il suo Reggimento di Fanteria era il 226° Brigata Arezzo, che recitava il seguente motto: “Irrompo e travolgo”.

Antonio Filippino (di Carmelo) lo seguì il 22 luglio, morì sul monte Zebio in seguito alle ferite riportate in combattimento. Egli apparteneva al 151° Reggimento Fanteria Brigata Sassari.

Una disgrazia, durante uno spostamento, falciò in un attimo la vita di Giuseppe Ena (di Salvatore), era il 14 dicembre e una valanga di neve lo travolse con altri commilitoni. Il giovane era fratello del primo caduto di Decimoputzu, Costantino. Apparteneva al 45° Reggimento Fanteria Brigata Reggio, proprio come suo fratello.

Il 1917 portò via “solo” quattro giovani putzesi. Il 4 giugno la Morte raggiunse Antonio Lisci (di Gaetano), caduto sul medio Isonzo per le ferite riportate in combattimento. Apparteneva al 205° Reggimento Fanteria Brigata Lambro. Tale Brigata ebbe una vita breve (dal 1915 al 1917) e non ebbe mai un motto.

Il 24 agosto cadde in battaglia sul Carso Beniamino Muscas (di Giovanni), apparteneva al 130° Reggimento Fanteria Brigata Perugia, il cui motto recitava: “Fata virtute assecuti”.

Pochi giorni dopo, il 2 settembre, fu la volta di Francesco Argiolas (di Fabiano) morto nell'80° Sezione di Sanità. Anch'egli apparteneva al 152° Reggimento Fanteria Brigata Sassari. Dieci giorni dopo, l'11 settembre, spirò Pietro Racis (di Sisinnio) per le ferite riportate in combattimento. La morte lo colse nell'ospedaletto da campo n°28, apparteneva al 151° Reggimento Fanteria Brigata Sassari.

Nel 1918 le morti dei soldati putzesi raggiunsero il numero di otto. L'armistizio fu firmato il 4 novembre, ma per l'intero anno la Morte continuò inesorabile a mietere le sue vittime. La prima vittima di quell'anno fu Giuseppe Montis (di Efisio), che ricopriva il grado di Sergente. Cadde in battaglia il 28 gennaio, a monte Col del Rosso, in uno degli scontri più cruenti e sanguinosi. Essendo stato impossibile riconoscere i suoi resti, fu dichiarato disperso. Ma la sua morte eroica ebbe un riconoscimento ufficiale, infatti fu decorato con la medaglia di bronzo al Valor Militare nel 1919. Apparteneva al 151° Reggimento fanteria Brigata Sassari, ed era il più anziano tra i combattenti di Decimoputzu caduti nella Grande Guerra.

Il 23 marzo anche Emanuele Sabiucciu (di Giuseppe) lasciò questo mondo. La orte lo colse per malattia mentre si trovava in prigionia. Apparteneva al 152° Reggimento Fanteria Brigata Sassari. Davide Cambarau (di Giovanni) ebbe invece la “consolazione” di morire a casa, il 3 giugno una malattia contratta in guerra portò via la sua giovane vita, stava per compiere 21 anni. Il suo Reggimento di Fanteria era il 259° Brigata Murge il cui motto era: “Nella Vittoria la Fede; per la Vittoria l'Arme”. Undici giorni dopo anche Efisio Collu (di Salvatore) fu stroncato presso il Monte di Bella per le ferite riportate in combattimento. Apparteneva al 266° Reggimento Fanteria Brigata Lecce, il cui motto non siamo riusciti a trovare. Il Primo luglio Giuseppe Marongiu (di Efisio) fu stroncato in seguito ad un infortunio per fatto di guerra presso l'Altipiano di Asiago. Apparteneva al 3° Reggimento Artiglieria da Fortezza Brigata Piemonte, anche in questo caso non siamo riusciti a reperire il motto della Brigata. Il 22 agosto la Morte chiamò a sé Pietro Ena (di Paolo); il giovane si trovava a Cagliari, supponiamo, presso l'ospedale militare, fu stroncato da una malattia. Egli faceva parte del Battaglione Tracomatosi, composto da uomini affetti da Tracoma, una malattia che colpiva gli occhi (dovuta alla poca igiene). I soldati che appartenevano a questo Battaglione svolgevano compiti sedentari in fureria. Purtroppo la malattia poteva degenerare e colpire altri organi, dati gli stenti a cui erano sottoposti i soldati durante la grande Guerra, non era raro che questa patologia portasse alla morte.

Il 5 ottobre morì, presso l'ospedale di Verona, Luigi Ena (di Efisio). Apparteneva al 2° Reggimento Fanteria Brigata Re il cui motto era “Fedele sempre”. A pochi giorni dalla firma dell'Armistizio, il 28 ottobre, cadde Salvatore Bellu (di Pasquale) sul Monte Grappa per le ferite riportate in combattimento. Il suo Reggimento di fanteria era il 41° Brigata Modena il cui motto così recitava: “Per Guida l'Onore, per Meta la Gloria”.

Finalmente giunse il 4 novembre, fatidica data in cui fu sancito il silenzio delle armi, ma la Morte aveva ancora lavoro. In tanti avevano contratto malattie e o ferite imperdonabili e ancora per due anni la sua impietosa opera andò avanti.

Nel 1919 ci furono ancora due vittime a Decimoputzu: Giorgio Racis (di Paolo) il quale morì a Cagliari per malattia. Egli era fratello di Giacomo, caduto nel 1916. Apparteneva all'81° Reggimento Fanteria Brigata Torino, che aveva il seguente motto: “Credo e Vinco”. L'ultima vittima fu Salvatore Ena (di Federico) che morì nell'ospedaletto militare n° 85 per infortunio, anch'egli apparteneva all'82° ReggimentoFanteria Brigata Torino.

Ci sia consentito offrire alcuni chiarimenti. Ogni Reggimento si componeva di due Brigate, numerate in modo susseguente; ogni Reggimento aveva un motto di guerra che, laddove è stato possibile, abbiamo ricordato. Come abbiamo detto precedentemente, Decimoputzu ha donato alla Patria 30 giovani vite, ma al momento non abbiamo potuto reperire notizie su ben quattro caduti: Angiargia Raffaele (di Francesco), morto in prigionia in una data imprecisata, appartenente al 49° Reggimento Fanteria Brigata Parma (di cui non abbiamo trovato il motto); Sabiucciu Efisio, Serreli Francesco e Suella Giuseppe. Ci rincresce davvero tanto non aver trovato ancora notizie su questi giovani caduti per un ideale molto più grande di loro e forse incomprensibile.

Infine ci sia consentito sfatare un mito, come ogni lettore avrà potuto notare, non tutti i caduti militavano nella Brigata Sassari. E' infatti una leggenda quella che vorrebbe i sardi tutti appartenenti alla Brigata Sassari. I nostri conterranei hanno invece combattuto in tutti i Reggimenti di Fanteria e Artiglieria, così come numerosi “continentali” hanno combattuto nella Brigata Sassari.

Chissà quante volte passiamo accanto al monumento dedicato ai caduti senza neanche guardarlo, eppure ogni volta il nostro pensiero dovrebbe andare a quei giovani che furono obbligati a lasciare la loro casa, i loro affetti e le loro povere cose, per andare a combattere in una terra lontanissima per delle ragioni inesplicabili. Il loro servizio fu imposto e mai retribuito, poiché si riteneva che dovesse essere un onore morire per la Patria senza nemmeno sapere il perché.

Commemoriamo questi nostri ragazzi con degne iniziative, affinché gli adulti non dimentichino e i giovani sappiano ciò che è accaduto e, ancora una volta, la Storia possa essere davvero Maestra di vita.

 

(Vulcano n° 82)

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