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Il palazzo giudicale di Decimo dai documenti e dagli avvenimenti

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• a cura di Angelo Sanna

 

Nel periodo giudicale Decimo Maggiore era molto importante. I redditi, la posizione, le strutture urbane e i punti di comunicazione la tenevano strategicamente in considerazione. Non era vicinissima allo stagno e al mare, ma era percorsa da una serie di corsi d’acqua fra i quali uno piuttosto importante che poteva essere navigato. Non era facile da invadere o oggetto di scorrerie da parte dei saraceni, che invece prendevano di mira le zone rivierasche quali, la stessa Cagliari, Assemini e tutte le Ville dello stagno di Decimo. La curatoria di Cagliari (Plumino) era molto grande e ricca, i giudici erano sottoposti a molte pressioni esterne da parte delle repubbliche marinare di Genova e Pisa, anche le scorrerie arabe avvenivano con frequenza, forse tutte queste situazioni convinsero i Giudici cagliaritani a spostarsi dalla loro sede alle Ville vicine ma più protette e più controllabili.

Nel XIII secolo (1216) Decimo era sede di Curia e c’era un palazzo turrito, nel quale soggiornavano i giudici. Secondo Tangheroni i Giudici di Cagliari erano soliti spostarsi nelle Ville del giudicato. Benedetta di Massa aveva redato documenti in molte Ville, quali; Assemini, Uta, Quartu e Decimo. Il 12 Gennaio 1216 la Giudicessa reggente di Caller, Benedetta de Lacon-Massa redigeva un documento: ”… actum in Callari, in curia palatii de Decimo …” (instrumentum donacionis facte dicto Archiepiscopatui per iudicem Trogodorii de Ugnali cum uxore sua Bera et instrumentum aliud donacionis facte per Parasonum iudicem Calaritanum et Arboree et Benedictam eius uxorem sub data in curia palacii de Decimo anno ab incarnazione domini M°CC°XVII° indicione quinta nec non aliud instrumentum donacionis seu concessionis facte per Guillemum marchionem Masse et iudicem Calaritanum actum in Sancte Gilie anno incarnacionis Dominice Millesimo CC° Nono [sic!]”), intendendo con “actum Callari” il giudicato di Cagliari. Questa parte del documento ci fa capire che Decimo in quelli anni non era ancora curatoria, ma aveva una sede (palacii) con la Curia che poteva ospitare il giudice e il suo seguito (corte). Il centro sempre importante, mantenne questa importanza sino al XV secolo, quando nel 1421 fu infeudata a Giovanni de Sena.

Nelle relazioni delle commissioni delle belle arti è detto che la chiesa di Sant’Antonio Abate sorge dove ci fu un edificio di notevole importanza sociale e politica. Forse la sede del palazzo turrito?

Nel 1258 dopo 350 anni, a causa delle scorrerie dei Pisani, che distrussero anche Santa Igia, il Giudicato di Caller cessò di esistere. Il regno fu preso in mano dai Pisani che modificarono i contorni geografici delle curatorie e ne crearono delle nuove con la spartizione del Giudicato. E’ probabile che Decimomannu sia diventato capoluogo di curatoria verso il 1257, quasi alla fine del giudicato di Cagliari, o proprio all’inizio della presa di possesso dei Pisani. I documenti confermano che nel 1258 Decimo e la sua curatoria fu affidata ai Donoratico, Gherardo della Gherardesca. Un censimento del Trecento, fatto fare dai della Gherardesca conferma che Decimo-Maioris era il centro più importante della curatoria, oltre che il capoluogo era anche quello che dava più reddito. Nei registri è annotato che la villa di Decimomannu è quella che acquista i maggiori quantitativi di sale, segno di ricchezza e industriosità. Solo dopo il 1393 le annotazioni per gli acquisti del sale scompaiono.

E’ probabile che dopo la spartizione del Regno (Giudicato) di Cagliari, Decimo abbia proseguito nelle attività agricole e artigianali ad un certo livello, e i suoi abitanti abbiano anche prosperato, infatti negli anni successivi, quando ci fu l’invasione catalano-aragonese, fu la base dei Pisani ed ebbe importanza poiché le truppe attesero lo scontro con gli spagnoli, prima di dirigersi verso Cagliari e scontrarsi a Lutocisterna.

Un’altra menzione del palazzo giudicale la troviamo nel 1353, in un modo importate e cruento. I rapporti tra spagnoli e il giudice di Arborèa cambiarono e Mariano IV dichiarò guerra ai catalani. Il furente ardore delle truppe sarde si manifestò quando queste, in marcia per cercare di impadronirsi della villa di Cagliari (Caller), dovunque incontrassero resistenza il loro impeto la abbatteva, tanto che stavano per conquistare tutto il Campidano. Giunsero a Decimo, per i catalani era un punto cruciale che doveva essere difeso oltremodo, ma stranamente per gli Arborèa fu facilissimo conquistarla e si trovarono la strada spianata verso Cagliari. La facilità della conquista della villa di Decimo, innescò tutta una serie di considerazioni e di prese di posizione contrastanti, tanto che gli Aragonesi accusarono il conte Donoratico di fellonia e gli Arborèa di tradimento che portò ad un processo. Dagli atti del processo si può apprendere che nel “palazzo” di Decimo ci furono degli episodi, violenti, cruenti e i soldati arborensi, anche se in maniera “guerresca”, dimostrarono la loro fierezza ed attaccamento a Mariano.

Donato Matius, nel suo interrogatorio, riferisce che il Conte Donoratico fu catturato, mentre dormiva nel suo “palatium” e che le truppe arborensi bloccarono le entrate e le uscite dalla Villa, onde impedire che venissero portati dei rifornimenti ai catalani, il giorno seguente (11 Settembre) lui stesso vide i cavalieri di Mariano avanzare con i vessilli degli Arborèa, verso Quartu.

Altro testimone abitante di Decimo, Pietro Fagus, racconta la cattura, oltremodo umiliante, del Conte, fu fatto genuflettere di fronte ad Azzo e all’armentario” Pietro e che il palazzo fu circondato. Per quanto la Villa si fosse ormai arresa e nel palazzo non ci fosse resistenza, continuarono con la ferocia “guerresca”, uccidendo tutti, compreso il giullare della corte. I soldati, forse per dare prova di coraggio, con baldanza issarono i vessilli con l’albero sradicato, sulla torre dopo averla scalata e da questa si calarono, urlando “Arborèa, Arborèa”, nel palazzo facendo una carneficina (Fonte: G. MELONI Lo stagno di Decimo e alcuni avvenimenti del medioevo sardo catalano. Il processo contro Gherardo Donoratico, in Mediterraneo e Sardegna nel Basso Medioevo, Pisa 1988).

In altra situazione non molto tempo dopo, il Palatium decimese e la sua piazza furono sede di una più sobria e importante cerimonia.

 Il primo parlamento sardo si tenne nel 1355 a Cagliari e fu voluto da Pietro il Cerimonioso per affermare la presa di possesso della terra sarda. In quella occasione molte Ville della curatoria furono invitate a partecipare e queste, democraticamente, con delle assemblee elessero i rappresentanti: Nella villa di Decimo Maggiore questo fu fatto nella piazza antistante il palazzo turrito del “governo”.

Il 17 Febbraio 1355 i rappresentanti della villa di Siponte, riuniti a Decimo (in villa Decimi Maioris) eleggono Benedetto de Arcedi (Benedictum d’Arçedi) loro sindaco procuratore. Nella stessa giornata, ma con sedute diverse si eleggono anche gli altri procuratori. Per San Sperate è eletto Filippo Pinna (Philipum Pinna). Per Assemini i procuratori eletti furono due; Filippo Espano e Margario Frau (Philipum Espano e Margarium Frau), Assemini nei documenti è riportato come Darsemini e Darçemini e l’assemblea fu registrata come; “ actum in villa Decimi Maioris”. Gli abitanti di Seponte e “de Sent Esperado” elessero quindi un procuratore, Assemini due eDecimomannu tre. Come recita l’atto, furono eletti; Andrea de Pulchro Loco, LeonardoQuartana e Estreuam Collo, “… ipsoque consillio congregata in platea ipsius ville ante nos pitium vel turrim domini ville iamdicte …”.

All’assemblea del primo parlamento sardo, per la curatoria di Decimo furono presenti: Decimi Maioris con tre rappresentanti, Assemini (Darçemini) con due rappresentanti, questa Villa accorpava anche un’altra Siponte e Sanctus Staraqui, mentre Siponte e Sant Esperado avevano un solo procuratore per ciascuna. C’è da specificare che le Ville nel parlamento sardo comunque, potevano esprimere un solo voto (Fonte: Acta Curiarum, Regni Sardiniae. Il parlamento di Pietro IV d’Aragona (1355) a cura di G. MELONI).

Negli anni successivi non abbiamo trovato altre menzioni del palazzo. Se la chiesa di Sant’Antonio Abate fosse stata costruita sul vecchio palazzo si potrebbe pensare che sia del XV secolo, cosa possibile, poiché Decimo Maioris perse la sua importanza a partire dal 1421, anche se quando entrò a far parte della Baronia di Monastir dei Bellit-Brondo fu sede di Curia, per cui agli inizi del XVI secolo ci doveva essere ancora una sede per poter redigere gli atti, forse il “palatium”.

 

(Vulcano n° 82)

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