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Sfatiamo qualche falso mito! - 5

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«Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perchè se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.» (Henry Ford) • di DANIELA CORDA

 

Se lo Stato ha la sovranità monetaria:
1) è monopolista della moneta;
2) spende per primo, e solo successivamente raccoglie le tasse (che non finanziano la spesa);
3) può acquistare qualsiasi cosa venga messa in vendita nella propria valuta (compreso il lavoro);
4) può sempre onorare i debiti contratti nella propria valuta perché non può <<terminare>> la valuta;
5) deve spendere a deficit (cioè deve tassare meno di quanto spende) per permettere al settore privato di vivere dignitosamente e di risparmiare;
6) il debito pubblico contratto nella valuta emessa dallo Stato è un debito fittizio (una scrittura contabile) e, solo se denominato in una valuta estera (non controllata dallo Stato), rappresenta un debito reale.
7) causerebbe inflazione solo se continuasse a spendere in regime di pieno impiego dei fattori produttivi (disoccupazi non in un regime (come l’attuale) dove i fattori produttivi sono sotto impiegati.
8) potrebbe modulare la propria valuta secondo necessità, svalutandola (o per meglio dire, deprezzandola) o meno. Mentre oggi non dispone di quegli strumenti ed è costretto a “svalutare” qualcos’altro: il lavoro.

Lo Stato che non garantisce la possibilità di lavoro ma obbliga a pagare le tasse è uno stato TIRANNO”. “La disoccupazione è un crimine contro l’umanità” dott. Warren Mosler- macroeconomista - Stati Uniti, fondatore della MMT (Modern Money Theory), ritenuto tra i massimi esperti al mondo in sistemi monetari e gestione di debiti pubblici.

IL PROBLEMA NON E’ LA CASTA.
Sebbene desti scalpore, e soprattutto provochi indignazione, che degli individui percepiscano una pensione d’oro, o delle retribuzioni mensili a quattro zeri, mentre ogni anno in Italia aumentano le vittime della “crisi”, in realtà il problema non è la casta. Attenzione, è un problema anche quello, certo, ma “il” problema è un altro. Pensare che sia quello il problema, per usare le parole di un noto economista, è come preoccuparsi dell’erba alta del giardino e non curarsi della casa che va a fuoco.

Sommando i costi della democrazia (perché, che dir si voglia, per quanto eccessivi per certi versi appaiano, rappresentano pur sempre i costi della democrazia), - e quindi dei Comuni, delle Province, delle Regioni, dei rimborsi ai partiti, della Camera dei Deputati, del Senato, della Presidenza del Consiglio e della Presidenza della Repubblica -, otteniamo 6 miliardi all’anno. Troppi? Be’, il Fiscal Compact da solo ci costa ben 45 miliardi all’anno, più i 125 miliardi da versare al MES (Meccanismo di Stabilità Europea), di cui, secondo quanto riportato sul bollettino statistico della Banca d’Italia, sono già stati versati ben 43,7 miliardi. E poi ci sono gli interessi sul debito pubblico: e sì, perché avendo perso la sovranità monetaria, lo Stato oggi deve pagare degli interessi decisi dai “mercati” (quindi di gran lunga superiori agli interessi che decidono gli stati sovrani), perché sono questi ultimi che con l’introduzione dell’euro “prestano” i soldi agli stati dietro corrispettivo di un interesse.

Qualcuno potrebbe obiettare che, se anche versiamo quasi 130 miliardi all’Europa (nome improprio, visto che l’Europa è una zona geografica ben più ampia dell’euro zona), quest’ultima ci mette a disposizione dei fondi europei. Davvero? Sapete a quanto ammontano i fondi europei per l’Italia? Be’, per il programma 2007-2013 sono stati stanziati 49,5 miliardi, che diviso 6 (gli anni) fa 8,25 miliardi all‘anno, cioè meno di un decimo di quello che l‘Europa “ci prende”. Per il programma 2014-2020 sono stati stanziati invece 42 miliardi, appena 7 miliardi all’anno.

 

IL PROBLEMA NON E’ NEMMENO LA CORRUZIONE. 
La corruzione non è un fenomeno degli ultimi dieci anni (ricordano tutti Tangentopoli e il lancio delle monetine a Bettino Craxi, ciò nonostante economicamente si stava meglio, un caso?), e soprattutto non è un fenomeno made in italy. Secondo la classifica mondiale dei paesi più corrotti l’Italia si piazza al 69° posto; gli Stati uniti al 19° e il Regno Unito al 14°. Eppure questi due Paesi non solo non sono in recessione come il nostro ma, al contrario, stanno crescendo economicamente con un PIL che è cresciuto del 1,9 %, nel 2014 negli USA (mentre quello italiano ha registrato un risultato negativo anche quest’anno: -1,9%), e di più del 3% nel 2014 nella Gran Bretagna. Senza contare che anche la disoccupazione in questi due Paesi è inferiore a quella dell’Italia (al 5,9% quella statunitense e a 6,6% quella britannica). Chi usa l’argomento della corruzione per giustificare questo disastro economico, vedi i mass media, in realtà vuole distogliere l’attenzione da “il” problema.

 

IL PROBLEMA NON E’ L’EVASIONE FISCALE.
Un’altra delle più grandi mistificazioni perpetuate dai media negli ultimi decenni è il problema dell’evasione fiscale. Intanto va distinta l’evasione fiscale in un paese a moneta sovrana da quella in un paese non a moneta sovrana. Nel primo caso è sicuramente un problema etico (sebbene sia una conseguenza, e non la causa, dell’eccessiva pressione fiscale) ma non è assolutamente un problema economico. Questo perché, una volta appurato che le tasse, in un Paese a moneta sovrana, NON finanziano la spesa pubblica (ma semmai è il contrario), è facile intuire che l’evasione giova e non danneggia l’economia: questo perché se uno evade, quei soldi li spenderà in beni e servizi e quindi farà girare l’economia, viceversa se pagasse le tasse quei soldi finirebbero fuori dal circuito privato. Idem se un milionario porta i soldi nei paradisi fiscali: verrebbero comunque spesi in un circuito privato per l’acquisto di beni e servizi e gioverebbero l’economia di quel paese.

Non esiste un banchiere centrale o un ragioniere di Stato che non sappia che le tasse in regime di moneta sovrana non finanziano neppure un soldo di spesa pubblica (alcuni pur sapendolo mentono per dovere, come Draghi, Mr. Goldman Sachs). Oggi, certo, lo Stato non emettendo la moneta e dovendola prendere in prestito dai mercati deve, attraverso le tasse, sia finanziare la spesa e sia ripagare gli interessi, ma sono soprattutto questi ultimi a rappresentare un problema. Per capirci: per i danni causati dall’alluvione a Olbia sono stati spesi 2 milioni (i danni ammontano a circa 220 milioni), e di interessi passivi sul debito l’Italia paga oggi oltre 240 milioni AL GIORNO. Dal 2011 al 2014 ci sono un milione e duecentomila disoccupati in più (per una perdita di capacità produttiva di circa il 25%), che significano all’incirca:
- 36 miliardi di salari in meno e;
- 24 miliardi di valore aggiunti in meno in mano agli industriali;
per un calo del PIL da 1638,9 miliardi di euro del 2011 (ricalcolato con le nuove regole) a 1618,9 miliardi di euro (cioè 20 miliardi circa)!

 

ANCORA CONVINTI CHE I PROBLEMI SIANO LA CORRUZIONE E L’EVASIONE?!
Nel 1997, l’economista Wynne Godley, collaboratore del Tesoro britannico, scriveva: «Le nazioni dell'euro non solo rinunceranno alla propria moneta sovrana, ma anche alla loro capacità di spesa.  Con l’Unione Monetaria i governi non potranno più essere finanziati dalla Banca Centrale e dovranno prendere in prestito sui mercati aperti.  Questo rischia di essere troppo costoso per loro, persino impossibile. Le restrizioni di budget a cui queste nazioni si sottopongono, infliggeranno una depressione economica all'Europa, che essa non potrà risolvere» (The Observer in August 1997).

 

(Vulcano n° 82)

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