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I giovani e la politica

5 i giovani e la politica
• di SANDRO BANDU

 

Perché oggi i giovani sono lontani dalla politica?

Questa è la domanda che oggi noi come giornale ci poniamo, cercando una risposta, o le risposte, tra i vari articoli che troverete più avanti. Certo, qualcuno storcerà il naso e dirà: “Veramente non sono solo i giovani che oggi sono distanti dalla politica, ma è un'intera popolazione che si è disaffezionata alla politica, ai partiti, ai parlamentari che oggi ci governano”.

Tutto vero, ma noi abbiamo fatto una scelta per restringere il campo e per capire se un giorno da queste nuove generazioni potrà spuntare un leader che saprà portarci fuori dal marasma politico che attanaglia la nostra nazione.

Prima si diceva che i giovani avevano poco spazio e che i politici più attempati non volevano mollare la poltrona. Oggi pare che le cose stiano finalmente cambiando e da circa dieci mesi in Italia i giovani hanno le leve del comando; a capo del governo vi è Matteo Renzi che ha 39 anni ed è circondato da una squadra di giovani ministri: ben 9 su 17 sono sotto i 45 anni e solo tre sono i ministri oltre i 60 anni. È sicuramente uno degli esecutivi più giovani della storia della nostra repubblica.

Ma alcune domande sorgono spontanee: riuscirà questo Governo a fare meglio di chi lo ha preceduto? Avrà la forza di fare le tanto agognate riforme? Tutti i componenti del Governo avranno la forza morale per farle in maniera onesta? Noi ci sbilanciamo e almeno, pensiamola in maniera ottimistica, speriamo e pensiamo positivo.

Ma forse questo non basta, e dice bene Giovanni Casula, un giovane decimese che si occupa di politica, direi una mosca bianca, che nell'articolo pubblicato nella prossima pagina afferma che per essere un buon politico non basta avere solo l'onestà, anche se è uno dei requisiti principali soprattutto nella nostra Italia, ma occorrono anche le competenze, perché non me ne faccio niente di un politico onesto se poi non capisce nulla e non riesce a produrre quei progetti, quelle benedette riforme che servono per dare una svolta al nostro Paese.

Quindi per far andare avanti un Paese occorrono soprattutto politici onesti e capaci e che abbiano la fiducia della vera maggioranza di quel Paese; abbiamo visto che ormai gli elettori che si recano alle urne sono sempre meno, e sono soprattutto i giovani che non vanno a votare: evidentemente qualche motivo ci sarà.

Ma questo non è solo una preoccupazione italiana e, senza addentrarci in altre nazioni dove la democrazia è un optional, notiamo che questo è un problema comune a tutti i Paesi della sfera occidentale, dove si pensa regni la democrazia. Conoscete tutti la percentuale della popolazione statunitense che elegge il proprio Presidente della Repubblica. Ebbene negli USA solo il 20 % dell'intera popolazione va a votare e di questi meno del 5 % ha un'età sotto i 35 anni. In Germania, la tanto decantata locomotiva d'Europa, nelle ultime elezioni nazionali un sondaggio ha rivelato che su un campione di giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni, meno della metà di questi conoscevano con esattezza il giorno delle elezioni. Anche lì evidentemente i giovani e la politica sono distanti anni luce.

Come si diceva, più avanti troverete gli articoli con le interviste ai giovani e a qualche politico più navigato del nostro territorio. Cercheremo di capire perché i nostri giovani non si vogliono occupare di politica; vogliamo anche conoscere il loro pensiero e se essi, quando ascoltano i nostri politici alla TV, riescono a capire tutto ciò che dicono. Vorremmo sapere, per esempio, cosa significa per loro la parola riforma e tante altre parole in auge nel politichese parlato.

Perché è proprio questo il punto: i giovani sono lontani dalla politica non solo perché vi è un susseguirsi di scandali (il Mose di Venezia, l'Expo di Milano, il sistema mafioso di Roma capitale solo per citare gli ultimissimi), ma soprattutto perché non riescono a comunicare con i nostri politici che si riempiono la bocca di paroloni e concetti, talvolta veramente incomprensibili, che capiscono solo loro.

Certo i giovani, e anche i meno giovani, non possono e non vogliono più dare fiducia a persone che forse rappresentano solo se stessi. A una casta politica che ha ingannato e scassato le nostre casse e, come si vede ancora, continua a depredare il nostro Paese. Hanno rubato tutto, anche il futuro dei nostri ragazzi, di intere generazioni che si affacciano oggi sul mondo del lavoro.

Ma questo è retaggio anche di politiche sbagliate e irresponsabili che hanno origini datate.

Pensate che nel 1972, era in carica il primo Governo Andreotti, il debito pubblico italiano era al 52,2 %, vent'anni dopo, nel 1992 e in carica vi era ancora Andreotti, il debito pubblico italiano era più che raddoppiato al 105 %.

Per questo, quando sento dire che prima si stava meglio, mi viene da sorridere, per non piangere. Qualche decennio fa si stava meglio perché si è rubato, sperperato e vissuto oltre le possibilità del momento. Oggi ne paghiamo le conseguenze e coloro che dicono che prima vi erano politici più capaci e accorti forse debbono rivedere le loro convinzioni.

In quel ventennio, tra il 1972 e il 1992, ha governato gente come Andreotti, Moro, Rumor, Cossiga, Craxi, Forlani, De Mita, Amato: ecco i giovani d'oggi, e anche i meno giovani che perdono il lavoro e non sanno più a che santo votarsi, debbono ringraziare soprattutto queste persone, che hanno fatto lievitare enormemente il nostro debito pubblico.

Oggi chi governa, non importa se destra, centro o sinistra, ha sulla gobba un insormontabile peso, quello del debito pubblico, che quasi annulla qualsiasi sforzo di buona e onesta gestione politica.

Per questo sarà difficile, e speriamo di non essere al punto di non ritorno, rimettere in sesto il nostro Paese e con esso far riavvicinare i giovani alla politica. Perché se no non sapremo mai se il mondo giovanile ne è distante perché disgustato dai partiti, dalle istituzioni o se è la politica distante anni luce dal mondo giovanile.

 

(Vulcano n° 82)

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