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Il rapporto insegnante-studente

01.04 - il rapporto insegnante-studente - 2
• di MONICA ATZEI - seconda parte

 

La scuola in questi ultimi anni ha avviato un processo di trasformazione e modificazione, per adattarsi alla nuova realtà contemporanea e poter rispondere efficacemente alle nuove esigenze degli studenti. Tornare indietro, non è possibile! Anzi dobbiamo continuare ad affinare ancora i metodi, gli approcci, i sistemi, gli orari, i luoghi…

Dobbiamo essere in grado di dare a ciascun ragazzo la possibilità di cogliere ogni occasione per imparare nel corso della sua intera vita, per ampliare le proprie conoscenze, abilità e attitudini, questo per adattarsi al mondo attuale che è mutevole, complesso e interdipendente. Per riuscire in questo intento, l’educazione deve essere organizzata attorno ai “pilastri” della conoscenza: imparare a conoscere, quindi acquisire gli strumenti della comprensione; imparare a fare, per essere in grado di agire creativamente nel proprio ambiente; imparare a vivere insieme, così da partecipare e collaborare con gli altri; imparare ad essere, quest’ultimo “pilastro” è dato dalla somma degli altri tre.

Ma benché questi buoni propositi siano sulla carta e negli ultimi anni molte cose siano cambiate nella scuola, possiamo dire che comunque la scuola non è cambiata. Ecco il paradosso!

In effetti cambiano i sistemi scolastici, si sono introdotte nuove tecnologie, si modificano i contenuti dell’insegnamento. Ma non sempre i risultati rispondono alle attese. Le innovazioni tecnologiche, i nuovi programmi, le LIM, il registro elettronico e le nuove metodologie hanno migliorato (in qualche caso peggiorato) l’efficienza del sistema scolastico ma non sono riusciti a cambiare la scuola. Queste innovazioni non sempre ottengono successi, bisognerebbe andare oltre una semplice funzionalità e deficienza del sistema scolastico.

Socrate sosteneva che il vero insegnamento comincia proprio là dove finisce la scuola, più dei contenuti e della didattica a lui interessava la finalità educativa. Quindi dobbiamo “lavorare” su questo terreno: l’educazione, i principi, i valori, la moralità; anche se cambiano bisogni, motivazioni, gli anni passano ecc. il fondamento della scuola è la finalità educativa, proprio come dice Socrate. La scuola può cambiare la società attraverso la valorizzazione e il rispetto delle persone, affermare la priorità della persona. Dovremmo fare il possibile, noi insegnanti, affinché l’alunno si apra all’interazione con gli insegnanti e i compagni tanto più quanto si sente sicuro e sente garantita e rispettata la sua personale modalità di crescita. Ciò vuol dire che la condizione educativa ideale è quella in cui si crea una sorta di “sinergia”, quella in cui il rispetto e l’empatia facilitano il conseguimento dell’autoconsapevolezza che permette all’alunno di trovare, di cogliere nel suo essere il suo processo formativo. E a noi insegnanti cosa spetta? Spetta il non facile compito di “entrare” nel mondo privato dell’alunno e di starci bene; di essere sensibile, momento dopo momento, ai cambiamenti, ai sentimenti che possono esserci nel ragazzo e stargli accanto.

 

01.04.2015

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