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Ettore Lo Piccolo. Insegnante di vita

20.12 - primo piano . maestro lo piccolo
21 maestro lo piccolo
21 maria laura putzu
• di ANGELO PUSCEDDU

 

In tanti ricordano Ettore Lo Piccolo come il "maestro più amato" della scuola elementare di Decimomannu. Sono trascorsi trent'anni dalla sua scomparsa e continua a vivere nel cuore e nella memoria dei cittadini decimesi; per questo ci piace ricordarlo così. Palermitano di nascita, classe 1935, iniziò giovanissimo la sua carriera di insegnante-educatore nel carcere minorile "Malaspina" di Palermo. Da subito iniziò a farsi apprezzare per i suoi valori, i suoi ideali, le sue capacità educative e le sue metodologie, tant'è che, a distanza di tanti anni, nel 1989, un ex alunno di tale Istituto, pubblicò una lettera molto commovente su Famiglia Cristiana, quando però il suo ex maestro non c'era già più.

I figli Alessandra e Francesco hanno fornito la copia e mi è sembrato bello citare alcune parti per rendere voi lettori partecipi di un'emozione così intensa.

"...Quasi ancora bambino finii in carcere minorile, dove ebbi a conoscere la vera solitudine e tristezza. Ogni giorno la dentro mi sentivo diventare più cattivo, nessuno mi voleva bene e dentro di me c'era l'odio; desideravo solo morire. Fintanto che nel carcere arrivò il nuovo professore, il mio maestro. Si chiamava Ettore Lo Piccolo: un nome che è stato molto importante per tutti noi lì dentro. Era tanto giovane lui stesso, fu la salvezza mia e di tanti altri. Egli ci voleva bene, ci fu maestro in tutto e ci insegnava per la scuola e per la vita. Con lui imparai finalmente a leggere. Mi insegnò il rispetto per me stesso e a non odiare nessuno, e mi fece conoscere un nuovo padre, Dio, che da allora non mi ha più lasciato, nei momenti belli e in quelli brutti... Adesso, comprando la cartella al mio bambino, ho pensato a lui: se sono diventato onesto, tanto merito è suo. Oggi voglio augurare al mio bambino di trovare un maestro come il mio, che lo rispetterà anche se non è un bambino modello... E a tutti i professori voglio dire che un buon maestro vuol dire tanto e che il loro è un mestiere importante, che neanche sanno quanto bene possono fare. Infine spero tanto che il mio maestro legga questa lettera, per fargli sapere che gli sono grato".

Parole molto commoventi e toccanti, che descrivono quello che è stato e ha rappresentato il maestro Lo Piccolo nel mondo della scuola per tanti bambini, soprattutto i più disagiati, i più deboli e i più bisognosi.

Nel 1961 arrivò in Sardegna dove iniziò ad insegnare, in ruolo supplente, in vari paesini della Regione.

A Sini conobbe una giovane collega, Maria Laura Putzu, anche lei insegnante molto apprezzata a Decimomannu, se ne innamorò e nel 1964 si sposò divenendo "sardo" a tutti gli effetti.

Nel 1969 venne trasferito a Decimomannu. Qui iniziò a coinvolgere, a trascinare e a far appassionare tanti bambini allo sport. Tra le varie attività, portò il gioco delle quattro porte, i giochi della gioventù, ecc.... distogliendo tanti bambini dai rischi della strada, inculcandogli regole, spirito di squadra, principi di solidarietà e valori di vita.

Si dedicava a loro con passione e dedizione anche fuori dall'orario scolastico e gratuitamente.

Era il maestro che, quando gli alunni erano stati particolarmente buoni, faceva la lezione di scienze sfoderando la collezione dei minerali, insetti, rettili, che teneva in vasetti sotto spirito sulla sua scrivania.

Era il maestro che insegnava a parlare senza la paura di sbagliare, che chiedeva sempre "tu che ne pensi", era interessato alle opinioni.

Era quello che guidava i suoi alunni al mondo.

Era quello che insegnava ai suoi ragazzi ad avere fiducia in se stessi, a sviluppare la curiosità per i fatti del mondo, ad avere il rispetto per le cose e per le persone. Era davvero un "maestro".

Personalmente Ho conosciuto Ettore Lo Piccolo nel 1979/80, allora ero un giovane inesperto, alle prime armi e non di ruolo. Lui mi è stato tanto vicino, mi ha dato tanti consigli, mi ha fornito delle guide che mi sono state molto utili. L'anno in cui è stato male ha fatto di tutto affinché io riuscissi ad avere la supplenza annuale della sua classe. I suoi alunni lo adoravano. Non potrò mai dimenticarlo, è stato per me una guida, un pilastro, un riferimento importantissimo.

Tanti bambini, ex alunni oggi adulti, e persone di Decimomannu lo ricordano e gli sono grati e riconoscenti.

Cito qualche esempio:

Elvio Deidda, ex alunno: "Era una persona veramente capace. E' stata l'unica persona che ho veramente apprezzato. La maggior parte della mia formazione positiva la devo a lui. Persone come lui ne nascono una volta ogni trecento anni. Io mi ritengo un privilegiato ad averlo conosciuto";

Giorgio Mameli, ex alunno: “…il premio più prezioso non è dentro una vetrina… lucido ed in bella vista… né nella scatola dei ricordi… al caldo nel cuore… la voce buona di un uomo semplice…di un uomo buono… che mi ha voluto bene ed io a lui…”;

Filiberto Littera, ex alunno:

“Grande, grande maestro non solo scolastico ma soprattutto di vita. Devo molto a lui, ai suoi consigli e ai suoi insegnamenti. Non esistono parole per ringraziarlo. Ancora oggi quando penso a lui, mi vengono le lacrime agli occhi;

Ettore Melis, ex alunno: “Oggi ho cinquantuno anni suonati…gli anni passano e far memoria e ricordare episodi relativi a più di quarant’anni fa non è semplice. Specialmente oggi, dove trovare un attimo libero diventa sempre più difficile, presi come siamo da mille problemi e difficoltà che la vita ci riserva. Rimangono però indelebili, scolpiti nella memoria, attimi… “frame”, microfilm, che hanno segnato la tua vita e la tua infanzia, persone speciali che hai avuto la fortuna di conoscere e che, in un modo o nell’altro, hanno significato qualcosa di grande per te… le persone più care e più vicine, i genitori, la famiglia, ed i primi educatori “esterni”… le suore… poi il primo il fiocco e il grembiule con la prima cartella rigida, l’ingresso a scuola e… il mio Maestro. Mi ricordo come fosse oggi…per me piccolo, che lo vedevo dal basso, era altissimo, con il dolcevita, la giacca e l’indimenticabile “pizzetto”!!! Questo gli dava sicuramente un aspetto autoritario, ma dietro quest’aspetto burbero, ricordo una persona dai modi pacati e gentili, aveva sempre la situazione sotto controllo e, nonostante fossimo una classe abbastanza vivace, riusciva a mettere ordine con poche parole, portandoci alla ragione e alla riflessione. Aveva un particolare carisma. Ricordo che gli altri maestri in quel periodo, adottavano metodi più severi e spicci. Noi potevamo ritenerci dei privilegiati. A pensarci oggi anche i suoi metodi di insegnamento erano “inusuali”. Ricordo come fosse oggi quando decise di insegnarci a leggere i quotidiani…passammo l’intera mattina a leggere le notizie di buona lena sotto la sua guida. Ricordo che la cosa stupì parecchio non solo noi…Ho avuto, assieme ai miei compagni, la fortuna di averlo avuto fino alla quinta elementare. Così, con i suoi modi diretti e pacati, ci insegnò a collaborare tra di noi, a creare gruppo in modo costruttivo e a vedere la scuola non come un luogo di punizione ma come un percorso di vita piacevole. Lui è stato una di quelle persone“speciali” che hanno segnato la mia vita…il suo ricordo rimarrà indelebile impresso nella mia memoria”;

Cristina Melis, ex alunna:

Lultima volta che lho ricordato è stato qualche tempo fa per raccontare ai miei figli che andavano a scuola che bel ricordo avevo del mio maestro. Era un uomo distinto, imponente, molto severo ma con uno spiccato senso dellumorismo. Il suo modo di fare altero e deciso, qualche volta le sue punizioni (in piedi dietro la lavagna per i bambini più vivaci), ci hanno insegnato il rispetto e leducazione che noi bambini, alle prime esperienze al di fuori della famiglia, avremmo dovuto imparare per il resto della vita. Mai ci saremo sognati di disturbare durante la lezione! Nel 1978, in quarta elementare, fu lui a raccontarci del rapimento di Aldo Moro. Ci teneva aggiornati e si discuteva dei fatti e degli eventi che capitavano in Italia in quegli anni e ciò conferma il suo spessore… mai dimenticherò il mio Maestro!;

Patrizia Tripputi, ex alunna: "Io e la nostra famiglia abbiamo un bellissimo ricordo di Ettore Lo Piccolo, maestro di mio fratello Ettore e Maria Laura Putzu, mia maestra. Due persone degne di grande stima e testimoni veri di quei principi che, purtroppo, oggi non si riscontrano più in maggior parte degli insegnanti. Avevano autorevolezza verso i loro alunni ed una grande passione per la propria professione. Quando si parla di vocazione si intende proprio questo. Erano dei veri educatori. Ciò che io e mio fratello ricordiamo, sono i loro insegnamenti che ancora oggi ci ritornano in mente. Il nostro rapporto fondato sulla lealtà e correttezza è stato così bello che, ancora oggi, in famiglia, se ne parla con tanta nostalgia. Fieri di averli avuti come maestri e amici”;

Cristina Curia, ex alunna:

“Un grande maestro, avrò sempre un caro ricordo di lui”;

Sergio Ponti, conoscente:“I miei genitori erano colleghi, mio padre fece addirittura un discorso di commemorazione in cimitero, il giorno del suo funerale”;

Dopo qualche tempo dalla sua scomparsa, molti cittadini proposero all'Amministrazione Comunale che la scuola elementare di Decimomannu fosse a lui intitolata. La proposta fu portata in Consiglio ma non ebbe l'approvazione perché sembra che all'epoca non fosse ancora trascorso, dalla sua morte, il periodo di tempo minimo richiesto a tale scopo dalla vigente normativa.

Oggi, a distanza di trent'anni, molti concittadini chiedono che la scuola possa portare finalmente il suo nome, il nome del "maestro più amato" che vive nel cuore e nella memoria di ciascuno di noi, glielo dobbiamo e confidiamo nella sensibilità degli amministratori. Ciò recherebbe grande prestigio allo stesso Istituto, dove educò diverse generazioni di uomini e di donne, per aver annoverato tra i suoi docenti un grande maestro di vita e sarebbe motivo di vero orgoglio per l'intera comunità decimese mantenere e onorare in tal modo la memoria di un autentico formatore di cittadini portatori di solidi valori umani e morali.

È giusto che una figura come quella del maestro Lo Piccolo abbia un posto riconosciuto nella storia del progresso culturale e sociale del nostro centro.

 

(Vulcano n° 82)

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