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Ligabue: Mondovisione

27 musica - ligabue mondovisione
• di LUCIANO LOCCI


7 lettere come Luciano, 7 lettere come Ligabue e 7 mesi come il tempo che è trascorso dall’uscita del suo ultimo album Mondovisione. Per essere precisi il nono di studio dell’artista emiliano, (A che ora è la fine del Mondo? del 1994 non si può definire un vero disco di canzoni inedite ma una mini raccolta di alcune canzoni mai pubblicate, e altro, che non avevano trovato posto negli album precedenti alla sua uscita) è stato pubblicato il 26 novembre dello scorso anno e dopo sette mesi lo si può valutare bene. Prima di descriverlo diciamo subito che questo è un disco molto migliore del precedente Arrivederci Mostro che, a mio parere, Corrado Rustici aveva impostato con una produzione non del tutto convincente e soprattutto eccessiva che sovraccaricava alcune canzoni con delle sonorità che in parte ne rovinavano l’impasto fonico, soffocandola con alcuni suoni sbagliati per la musica di Luciano. Infatti, pochi mesi dopo, grazie all’uscita del cofanetto che conteneva anche l’album in versione acustica, si sono potute ascoltare, nelle versioni acustiche, le stesse canzoni: apparivano con un suono più asciutto e molte di queste risultavano più emozionanti e migliori delle versioni originali. Scritto questo, possiamo dire che Mondovisione è probabilmente il miglior album pubblicato dall’artista dai tempi del suo best seller Buon Compleanno Elvis. Qualcuno si chiederà perché questo titolo? Semplicemente il titolo è la sua visione del mondo espressa in dodici canzoni che manifestano principalmente l’indignazione, l’amore, l’identità, i sogni, il dolore e il tempo che passa. L’album, in realtà, contiene quattordici tracce inedite, tutte scritte dall’artista ma le canzoni in realtà sono dodici, perché due di queste sono delle semplici brevi strumentali. Il lavoro è stato registrato nel suo studio privato, lo Zoo Studio di Correggio (RE), e la produzione è stata affidata al tastierista della band, Luciano Luisi. L’album si mantiene abbastanza equilibrato e soprattutto non contiene canzoni inserite tanto per riempire il CD: nella sostanza tutte hanno liriche interessanti e sei di queste spiccano subito sulle altre. Sicuramente, al primo ascolto, colpiscono di più quelle che parlano dell’indignazione che l’artista prova per quello che avviene in un Paese che sta andando a rotoli. Tra queste spicca Il sale della terra, il singolo che ha preceduto l’uscita dell’album, ma quella che ha fatto più discutere è stata la canzone Il muro del suono, dalle liriche forti che mettono in evidenza la situazione buia che vive la nostra nazione e il popolo italiano. Tra le liriche più dure della canzone citiamo queste della parte finale che dicono: “…il vampiro non cambia / pistola alla tempia / non chiede scusa per tutto quel sangue / chi doveva pagare non ha mai pagato la carestia / chi doveva pagare non ha mai pagato l’argenteria / chi doveva pagare non ha mai pagato…”.  Corrisponde all’attuale situazione del nostro Paese, chi crea e genera i danni maggiori, in questa società, spesso non paga mai il conto ed è l’unico che ne trae un beneficio. Non è un caso che nel testo ci sia la metafora horror del vampiro, che è quella figura mitologica che succhia la linfa vitale dei suoi simili ancora viventi. Non è certamente casuale che in entrambi i casi si sia fatta la scelta di una veste sonora decisamente più rock, perché il messaggio che si vuole comunicare è marcatamente più duro. Sotto l’aspetto musicale l’album si fa apprezzare per una produzione che punta sulla semplicità e non è mai eccessiva, i musicisti lavorano in funzione delle canzoni. Ottime sono le ritmiche della sessione americana composta da Michael Urbano e Kaveh Rastegar e i suoni delle chitarre elettriche che vengono suonate principalmente dai fedeli Federico Poggipollini e Niccolò Bossini. Tra le ballate si fanno notare la sentimentale Tu sei lei; una specie di dichiarazione d’amore per la persona che si ama, e la nostalgica Per sempre, che richiama varie immagini del suo passato. In definitiva, un disco che dopo 7 mesi si fa ascoltare ancora con molto interesse denota che si tratta di un lavoro piacevole, che non stanca dopo pochi ascolti. Questo solitamente avviene quando un album contiene buone canzoni e buona musica.


(Vulcano n° 80)

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