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Dove va il tempo che passa?

80 - 26 attualità filosofica - una scena del film edge of tomorrow
• di GIANCARLO PILLITTU


“Dove va il tempo che passa?”. Questa domanda -  che, come ricorda Remo Bodei, Einstein rivolse a Kurt Gödel (vedi p. 7 del libro dal titolo omonimo sotto menzionato) - allude ad un complicato intreccio tra tempo, memoria, identità personale e realtà. Ma senza il sentimento del tempo non si comprenderebbe il senso profondo di tale interrogativo. Il sentimento del tempo, fondamentalmente del tempo passato, corrisponde alla nostalgia.
Rispetto al destino del tempo passato (dove va?) si può assumere una prospettiva soggettivistica o oggettivistica.
Prospettiva soggettivistica: il tempo passato finisce nella memoria. E’ un’idea che risale ad Agostino. Ma bisogna distinguere tra memoria naturale, ovvero il ricordare, che ha una natura dinamica (il ricordo si modifica col passare del tempo), e una memoria artificiale, costituita da supporti materiali di vario tipo (diari, fotografie, filmati), che ha una natura statica (sebbene possa produrre altre immagini mentali ed attivare in tal modo un processo dinamico aperto).
Nell’ambito della memoria naturale vi sarebbe poi da distinguere tra ricordo vero e proprio, che è volontario, e sogno, involontario.
Prospettiva oggettivistica: il cosmo come memoria. Nietzsche propone la dottrina dell’eterno ritorno dell’uguale, che prevede il ripresentarsi dei medesimi avvenimenti in un ciclo temporale in cui il passato viene salvato ma reso anche immodificabile. La fantascienza suggerisce però un’altra soluzione: il loop temporale, che rende possibile il ritorno al passato con la possibilità di modificarlo, cambiando scelte e azioni compiute e pertanto le loro conseguenze future.
La letteratura (narrativa e saggistica) e il cinema si esercitano instancabilmente su tali temi. Facciamo qualche esempio tra le opere che ci hanno maggiormente stimolato. Tra i romanzi: G. Musso, Chi ama torna sempre indietro, BUR, Milano 2009. Tra i film: Looper (2012) del regista Rian Johnson, interpretato da Joseph Gordon-Levitt e Bruce Willis; Edge of Tomorrov – Senza domani (2014) diretto da Dong Liman e interpretato da Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton. Tra i saggi: A. C. Varzi – R. Casati – N. Vassallo – C. Bianchi, Stramaledettamente logico. Esercizi di filosofia su pellicola (a cura di Armando Massarenti), Laterza, Roma-Bari 2009; W. Kinnebrock, Dove va il tempo che passa. Fisica, filosofia e vita quotidiana, Presentazione di Remo Bodei, il Mulino, Bologna 2013.
Ma il loop temporale è razionalmente, scientificamente, concepibile? Secondo Kinnebrock: “Il passato è dato una volta per tutte e non può venir modificato. Ne esiste una sola versione: quella realmente accaduta” (p. 78). La ragione di ciò è data dalle “innumerevoli contraddizioni” che “la possibilità di viaggiare nel passato” comporterebbe: “L’esempio più celebre è quello del tizio che, viaggiando nel passato, uccide la donna che sarà sua nonna. Ma se la donna muore, il tizio difficilmente verrà al mondo” (Ivi).
Tuttavia, la fantascienza risolve tali contraddizioni assumendo la possibilità di un condizionamento reciproco di passato e futuro, sebbene nell’ambito di un ciclo temporale delimitato dal loop.
Ma a quale pressante esigenza umana risponde la possibilità di viaggiare nel passato, in un modo o nell’altro? Il bisogno di recuperare il tempo trascorso anima le ipotesi a metà strada tra la metafisica, la scienza e la fantascienza descritte nelle opere citate, poiché non accettiamo l’idea di aver perso del tutto il passato. Vorremmo che il tempo vissuto fosse in qualche modo rivisitabile, che consistesse in una dimensione spazio-temporale con la quale poter ancora oggettivamente, e non solo soggettivamente (nello spazio-tempo della nostra “caverna” interiore) interagire. Dal nostro punto di vista, si tratterebbe di una versione aggiornata, contaminata scientificamente e fantascientificamente, della concezione metafisico-teologica dell’immortalità dell’anima. Non ci rassegniamo mai sino in fondo all’idea di aver perso per sempre le persone a noi care (e di scomparire del tutto noi stessi). Vorremmo poterle rivedere, ancora e ancora.


(Vulcano n° 80)

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