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Assemini. Una vita da barbiere

18 salvatore collu insignito del diploma di maestro dopera e desperienza (1)
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Importante onorificenza di Maestro d’Opera e d’Esperienza conferita ad un barbiere asseminese di lunga data • di LUCA PES

 

Salvatore Collu, 72 anni ed asseminese DOC, barbiere da una vita. Da giovanissimo diventa ragazzo di bottega e da allora la sua esistenza si svolge in parallelo con i saloni di barbiere. Insomma, passano i decenni, cambiano le mode e le tendenze, ma Salvatore è uno straordinario esempio di professionalità, costanza e longevità sul lavoro.

Insignito, nel giugno 2014, del titolo di “Maestro d’Opera e d’Esperienza”, ci accoglie nel salone dove ancora esercita il proprio mestiere e ci parla della sua lunga carriera lavorativa passata a tagliar capelli e a radere barbe ai suoi affezionati clienti.

 Signor Salvatore, si prova sicuramente una gran soddisfazione nel ricevere un riconoscimento simile dopo decenni di lavoro.
E’ stato bellissimo ricevere un’onorificenza come questa, in primis perché si è trattato di un riconoscimento a livello nazionale che ha riguardato la mia attività lavorativa che dura ormai da decenni. Tale riconoscimento è stato conferito a persone con oltre quarant’anni di attività, ma io lavoro addirittura da un periodo di tempo superiore ai cinquant’anni!

 Ci parli della cerimonia.
Ho ricevuto un invito della Confartigianato, spedito dalla sede centrale di Roma. La premiazione si è svolta a San Vincenzo, in provincia di Livorno. Alla cerimonia erano presenti il Presidente Nazionale della Confartigianato, Giampaolo Palazzi, il Presidente Nazionale dell’ANIOC (Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche) ed il Senatore Carlo Giovanardi che consegnava i premi. Ho ricevuto una pergamena che ho appeso qui in barberia, oltre ad una croce ed ad una medaglia, all’interno di un cofanetto che custodisco gelosamente. Eravamo un centinaio di lavoratori provenienti da tutta Italia ed ho incontrato anche parecchi colleghi, barbieri e parrucchiere. Prima della consegna delle onorificenze, la banda musicale ha suonato l’Inno Nazionale. E’ stata davvero una bella cerimonia, molto emozionante per quanto mi riguarda.

 Questo attestato è arrivato al culmine di decenni di lavoro. A che età ha iniziato ad affacciarsi nelle prime barberie del paese?
Ero un ragazzino. A dodici anni ho iniziato a fare il ragazzo di bottega e questa attività si è protratta fino ai diciotto anni, poi ho fatto l’apprendista per qualche anno. Soltanto successivamente, nel ’64, ho aperto la mia attività in proprio. Sono, inoltre, un contribuente di lunga data: iscritto alla Camera di Commercio dal ‘61 come apprendista e dal ‘64 come titolare d’impresa. Nel 2015 pagherò il cinquantacinquesimo anno di INPS.

 Ha sempre lavorato in questo salone?
No, ho iniziato l’attività nel 1964 in una bottega di via Coghe, in quella che un tempo era la periferia del paese. Lavoro qui da oltre trent’anni, questa era la vecchia casa di mio padre e quand’ero piccolo abitavamo qui. Ovviamente il locale e l’arredamento sono cambiati parecchio nel corso degli anni, ho sempre cercato di tenermi al passo coi tempi.

 Quanti saloni ha conosciuto ad Assemini?
Ricordo che, negli anni ’60, siamo arrivati a oltre quindici barberie nel paese. Oggi i barbieri sono diminuiti di parecchie unità, nonostante gli asseminesi siano triplicati.

 Cosa vede nel suo futuro? Lavorerà ancora?
La stanchezza inizia a farsi sentire, ma lavorerò anche il prossimo anno e poi deciderò se affittare il locale. Sulla mia decisione influirà anche la pensione minima che danno agli artigiani, che non so se mi consentirà di vivere dignitosamente senza lavorare.

 I suoi clienti sono ancora tanti?
Si, sono tanti e affezionati. Qualcuno per ovvie ragioni non c’è più, ma ogni tanto si affaccia qualche viso nuovo. In media, faccio una decina di tagli al giorno. Grazie a Dio, ho il mio giro di clienti e mi sento fortunato.

 Come sono cambiate le tendenze nel corso dei decenni?
Le mode son cambiate parecchio da quando ho iniziato a lavorare. Ricordo, ad esempio, che negli anni ’60 il gel non esisteva, ma utilizzavo spesso le frizioni per il mantenimento dei capelli e devo dire che a qualcuno facevano davvero effetto… C’era poi l’abitudine di sfoltirsi la chioma ogni due settimane ed era quasi un obbligo farlo prima delle grandi feste come Natale e Pasqua. Ricordo che in quei periodi, a causa dell’affluenza dei clienti, non riuscivo neppure a rientrare a casa a mangiare un boccone per pranzo. Oggi ci sono dei tagli più moderni e bizzarri, le creste vanno per la maggiore. Io, nel mio piccolo, ho sempre cercato di tenermi aggiornato ed ho partecipato a dei corsi di formazione e ad alcuni concorsi, arrivando addirittura secondo in occasione di un campionato sardo. Solo una cosa è rimasta uguale nel corso dei decenni: il giorno tradizionale di chiusura, sempre il lunedì.

 Esiste ancora l’abitudine di farsi radere la barba?
No, ormai questa abitudine si è persa. Ricordo che anni e anni fa il mercoledì e nel fine settimana, tutti si facevano radere dai barbieri. Ma ormai, tra macchinette elettriche e le pratiche lamette usa e getta, quasi tutti si fanno la barba in casa.

 Il vostro settore ha in qualche modo risentito della crisi?
Un po’ di crisi si è fatta sentire anche per quanto riguarda i barbieri. Oggi parecchia gente ha l’abitudine di tagliarsi i capelli meno frequentemente e i ragazzi portano tagli “fatti in casa” utilizzando le macchinette taglia-capelli. La ricetta per combattere la crisi che pare stia funzionando è l’apertura di saloni unisex, in modo da diversificare la clientela ed accontentare entrambi i sessi.


(Vulcano n° 81)

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