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Compleanni musicali: “Crime of The Century” Supertramp (A&M, 1974)

31 crime of the century supertramp
Le sedute di prova, svolte in una vecchia fattoria del XVII secolo messa a disposizione dalla casa discografica A&M, portano gli inglesi Supertramp (curioso fenomeno di pop brillante d’oltre Manica) al grande successo di Crime of The Century e al primo posto delle classifiche britanniche. «Dreamer» e «Bloody Well Right», brani tratti dal terzo disco della band, suscitarono buoni responsi anche negli USA. • di TONINO USCIDDA

 

Per iniziare una carriera in un campo come quello del rock non basta a volte la buona volontà, ci vogliono anche i mezzi: e la storia è piena di talenti in erba che comprano la loro prima chitarra a rate ai grandi magazzini. Sotto questo punto di vista i Supertramp sono stati abbastanza fortunati; pur non disponendo delle risorse necessarie ad acquistare una strumentazione decente, riuscirono a risolvere il problema incontrando un fan miliardario benevolente (sic) e dallo spiccato spirito mecenatesco. Ma la sorte si sarebbe presa una pronta rivincita, inghiottendo le sofisticate apparecchiature del giovane gruppo in un burrone della Norvegia (ma forse questa è solo leggenda). Per sfondare i Supertramp dovettero attendere cinque anni dalla fondazione e chissà quanti da quando avevano pensato di diventare qualcuno nel mondo delle “stelle”. I primi due album (Supertramp e Indelibly Stamped), incisi rispettivamente nel 1970 e nel 1971, passarono largamente inosservati ed è solo con Crime of The Century che ruppero il ghiaccio. Della formazione originale sopravvissero solamente Richard Davies e Roger Hodgson - che composero tutte le canzoni della band - mentre il batterista Bob Bemberg, il sassofonista John Helliwell e il bassista Doug Thompson si aggregarono poco prima dell’incisione di questo long playing.

Crime of The Century è stato il primo di una lunga serie di lavori discografici che sistematicamente scalarono le classifiche di ogni paese. Soltanto cinque anni più tardi si affermano negli Stati Uniti con uno degli album più venduti della storia, Breackfast in America; successo colossale e irripetibile di sempre (in testa alla classifiche di Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e molti altri Paesi grazie a tre superlativi hit). La ricetta di tanto successo si basava sull’incredibile affiatamento raggiunto da Richard Davies e Roger Hodgson, due teste che pensavano come una. La stessa vena compositiva, la stessa voce e lo stesso modo di cantare (spesso in falsetto), lo stesso stile nel suonare, ma soprattutto lo stesso potenziale creativo adeguatamente sfruttato.

Le loro tematiche - sviluppate in finto naif – davano l’impressione che si rivolgessero direttamente ai teen agers, ma è un fatto che dentro i loro testi c’era sempre qualcosa di sostanzioso: una presa di posizione sociale («Asylum», «Rudy»), un incoraggiamento («School»), una sottile autoironia («Crime of the Century»). La traduzione però non è di quelle che rendono al massimo, anche perché i testi dei Supertramp erano organizzati in maniera da rendere al meglio nella generosa interpretazione visuale che veniva offerta negli show dal vivo, in cui il gruppo eccelleva. E’ pure vero che gran parte della loro fama venne costruita con una serie di esibizioni live dove riuscirono ad ottenere – grazie alla enorme perizia tecnica – una qualità di suono fantastica.

Fautori del sound più pulito che si potesse immaginare (…), i Supertramp basavano la loro musica specie sul tappeto di tastiere, fornito da Davies e Hodgson, al quale si contrapponeva la sostenuta sezione ritmica di Bemberg e Thompson; lavoro spesso oscuro ma incessante il loro. Invece, soprattutto dal vivo, il punto focale era il sassofono del talentuoso John Helliwell che - grazie anche al modo bizzarro di muoversi sulla scena - assumeva il ruolo di leader. Su tutto, ovviamente, le candide voci di Davies ed Hodgon: acute, cristalline, immancabilmente precise.


(Vulcano n° 81)

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