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Nell’era dei Social Network siamo davvero liberi?

33 social network
• di DANIELE DESOGUS

 

4 Febbraio 2004, nasceva allora il social Network più conosciuto del mondo, cominciava il cammino verso la morte della nostra libertà. Con libertà, badate bene non si vuole intendere solo la libertà della persona in relazione ai vari controlli a cui oramai possiamo essere continuamente sottoposti grazie ai dati che negli anni abbiamo depositato nei vari siti internet, ma la libertà che ci viene a mancare ogni istante della nostra giornata, dal momento in cui abbiamo scelto di renderci dipendenti a tutti quegli strumenti che ci permettono di rimanere in contatto col mondo intero, secondo per secondo.

Da quella data sono passati ormai dieci anni, e in un decennio strumenti che allora sembravano per pochi oramai sono alla portata di tutti, grandi e piccini, ricchi e meno ricchi. E’ difficile camminare per strada, viaggiare nei mezzi pubblici e non vedere qualcuno che armeggia con i propri polpastrelli su uno Smartphone o un Tablet, tutti intenti a condividere le proprie emozioni, i propri pensieri, a leggere un libro, un quotidiano o ancora a ripassare la lezione spiegata dal prof qualche ora prima. Già perché nell’era del social, ormai tutto è a portata di dito, e forse è proprio per questo che ci viene difficile staccarci da tanta tecnologia, perché tutto ciò che riguarda la nostra vita ormai è conservato dentro quei circuiti senza i quali è triste dirlo, saremmo fuori dal mondo. Questa osservazione non è casuale, ma basata su una piccola raccolta di dati effettuata da me intervistando una dozzina di ragazzi di età compresa fra i 17 e i 25 anni. I dati parlano chiaro, seppur il campione esaminato è estremamente limitato in rapporto alla grandezza di questo fenomeno ci possiamo fare un idea di come viviamo questo rapporto con la tecnologia.

Tutti e dodici i ragazzi hanno attualmente attivo uno o più account nei vari social (Facebook, Twitter, Instangram, etc.) e undici di loro hanno sui loro Smartphone l’app che gli permette di collegarsi ai loro profili anche quando non sono a casa. L’unico tra loro che ha scelto di limitare l’uso di tali App è l’unico che ha cercato di tagliare una volta per tutte i rapporti con gli “amici di rete”, ma ha dovuto fare dei passi indietro per “forze di causa maggiore”. Qui torniamo a quello che ho detto in precedenza riguardo all'eccessivo coinvolgimento di internet e della tecnologia nella nostra vita. La pecora nera del campione esaminato è stato in qualche modo costretto a far marcia indietro poiché tutte le notizie della facoltà e del suo gruppo sportivo non venivano più fatte girare con l’ormai antico SMS ma “postate” nei vari gruppi Facebook.

Tutti questi aspetti hanno fatto sì che noi dipendessimo da loro, non come da principio dove era la loro sopravvivenza a essere determinata da noi utenti e dal numero di iscrizioni. Le nostre vite stanno man mando prendendo forma secondo le tendenze internaute del momento dove la nostra tanto adorata privacy viene svenduta da noi stessi senza troppi pensieri. Già, la privacy che pensiamo di avere sotto controllo limitando qualche opzione qua e là nelle impostazioni del nostro account viene smarrita con i nostri continui aggiornamenti di stato, selfie e condivisioni varie. Per di più non si è poi neanche tanto sicuri per quanto riguarda il trattamento dei nostri dati personali, che son facilmente reperibili da hacker e governi. Emblematica sotto questo punto di vista è la frase pronunciata per il quotidiano “Repubblica” dal Presidente del garante per la protezione dei nostri dati personali: "I social network non sono gratuiti, i nostri dati sono il prezzo da pagare.”

Purtroppo siamo caduti dentro questo mondo cibernetico, la tecnologia ci sovrasta e siamo prigionieri della rete, che purtroppo non ci offre solo le miliardi di informazioni utili che possiamo avere a portata di click, ma ci ha trascinati dentro un baratro da cui sarà difficile uscire.

Dopo anni di lotte e di sangue versato per ottenere la libertà contro gli oppressori son bastati dei semplici strumenti creati dalle nostre stesse mani per riportarci in schiavitù?


(Vulcano n° 81)

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