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Sfatiamo qualche falso mito! - 4

14-15 sfatiamo qualche falso mito (4)
«Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perchè se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.» (Henry Ford) • di DANIELA CORDA

 

Quarta Parte

 

Se lo Stato ha la sovranità monetaria:

1) è monopolista della moneta;

2) spende per primo, e solo successivamente raccoglie le tasse (che non finanziano la spesa);

3) può acquistare qualsiasi cosa venga messa in vendita nella propria valuta (compreso il lavoro);

4) può sempre onorare i debiti contratti nella propria valuta perché non può <<terminare>> la valuta;

5) deve spendere a deficit (cioè deve tassare meno di quanto spende) per permettere al settore privato di vivere dignitosamente e di risparmiare,

6) il debito pubblico contratto nella valuta emessa dallo Stato è un debito fittizio (una scrittura contabile) e, solo se denominato in una valuta estera (non controllata dallo Stato), rappresenta un debito reale.

7) causerebbe inflazione solo se continuasse a spendere in regime di pieno impiego dei fattori produttivi (disoccupazione = zero), non in un regime (come l’attuale) dove i fattori produttivi sono sotto impiegati.

 

Lo Stato che non garantisce la possibilità di lavoro ma obbliga a pagare le tasse è uno stato TIRANNO”. “La disoccupazione è un crimine contro l’umanità” dott. Warren Mosler- macroeconomista - Stati Uniti, fondatore della MMT (Modern Money Theory), ritenuto tra i massimi esperti al mondo in sistemi monetari e gestione di debiti pubblici.

 

LA SVALUTAZIONE OGGI SI CHIAMA DEPREZZAMENTO. I detrattori della Lira, oltre a spaventare l’opinione pubblica con il fantasma dell’inflazione, non mancano di parlare di svalutazione (spesso intesa come sinonimo di inflazione, che è una cosa completamente diversa). Parola cara ai media, il cui abuso risulta efficace, sebbene spesso non ne conoscano neppure il significato (vedi Giovanni Floris a più riprese a Ballarò), per dissuadere - o meglio, terrorizzare-  chi osa pronunciare le tre parole proibite: USCITA DALL’EURO.

Intanto va spiegato, a chi si riempie la bocca con questo termine, che cos’è in realtà la svalutazione. E’un rapporto tra due valute (euro/dollaro; euro/sterlina; dollaro/yen, ecc.), quindi una valuta può deprezzarsi nei confronti di una valuta ma può, contemporaneamente, apprezzarsi nei confronti di un’altra. Esempio: se il dollaro si deprezza del 50% rispetto all’euro significa che 1 euro equivale a 2 dollari; viceversa se si apprezza il doppio rispetto all’euro, serviranno 2 euro per un dollaro.

 Parlare di svalutazione oggi non è corretto, sarebbe più corretto parlare di deprezzamento: la svalutazione è un rapporto tra due valute in regime di cambio fisso, quello vigente ai tempi del ‘gold standard’ (il sistema aureo), quindi fino al 1971, e non oggi che il regime di cambi è fluttuante, ovvero viene deciso dall’incontro tra la domanda e l‘offerta sul Forex (Foreign Exchange Market, il mercato valutario). E uno Stato, che ha la sovranità monetaria, può decidere di deprezzare/apprezzare la propria valuta liberamente. Viceversa, oggi «data l'impossibilita' di svalutare la moneta si insiste a svalutare il lavoro. Cosi' peggiorano le condizioni di tutti i lavoratori, padri e figl», Stafano Fassina, PD, 01/02/2013. Ricetta, quella della svalutazione del lavoro, ben nota alla Germania. Infatti i prodotti tedeschi sono stati resi più competitivi rispetto ai prodotti degli altri paesi dell’Eurozona proprio grazie alla riforma Hertz che, comprimendo i salari, ha dato l’input all’export.

 

CON IL RECUPERO DELLA SOVRANITA’ MONETARIA SI DEPREZZA L’EURO, NON LA LIRA. Sarà l’euro ad essere deprezzato rispetto alla nuova valuta, che rappresenta il motore di crescita. Ciò perché, secondo la teoria dei tassi di cambio, il reale valore della moneta è la quantità di ricchezza creata dalle spese produttive in tale valuta. Quindi con il ritorno alla lira si avrebbe che quest’ultima, la nuova valuta, sarebbe fortemente richiesta, se non altro perché si devono pagare le tasse in quella valuta, per cui la forte richiesta la farebbe apprezzare da subito sul mercato e di contro si deprezzerebbe la vecchia valuta, l’euro, perché tutti gli italiani cercherebbero di sbarazzarsene per convertirla nella nuova valuta. Ed è proprio perché la Troika teme il deprezzamento dell’euro che cerca in tutti i modi, soprattutto attraverso i mass media, di terrorizzare l’opinione pubblica paventando una apocalittica svalutazione della Lira.

 

E’ IMPOSSIBILE IL RIFIUTO DELLA NUOVA VALUTA. Il rifiuto della nuova moneta da parte dei paesi esportatori (Cina, USA e paesi emergenti) è semplicemente impossibile, è solo un’altra superstizione perpetuata dai media. Gli esportatori dovrebbero scegliere: niente esportazioni, con più grave calo dei loro profitti, o accettare la nuova moneta.

 

LA SVALUTAZIONE NON E’ LA FINE DEL MONDO. L’Italia attualmente è utilizzatore della moneta, non la emette e non la può gestire. Se uscisse dall’euro si troverebbe non a “utilizzare”, ma ad EMETTERE la propria valuta, che potrebbe modulare secondo necessità. La valuta forte può rappresentare un problema per uno stato che esporta prodotti all’estero. Il Giappone, ad esempio, è uno stato che emette la propria valuta: lo Yen (la moneta giapponese) è internazionalmente considerato una valuta rifugio, è enormemente richiesto sul mercato. Questo ne causa un apprezzamento tale da penalizzare le esportazioni dei produttori Giapponesi. Per ovviare a questo problema lo Stato Giapponese periodicamente emette grosse quantità di Yen con l’obiettivo preciso di svalutarlo e rendere più competitivi i propri produttori sui mercati internazionali.

La stessa operazione è stata effettuata dalla Svizzera nell’estate 2011, quando la Banca centrale svizzera si è dichiarata pronta a stampare Franchi in quantità “illimitata” per frenarne l’apprezzamento eccessivo nei confronti dell’Euro. Inoltre, una valuta ‘forte’ richiede di essere tenuta a tassi d’interesse molto alti, e questo di fatto strangola l’economia produttiva locale, con un costo del denaro impossibile per le aziende (vedi l‘Italia oggi), ma è invece certamente vantaggioso (solo) per i “mercati”.

Tra le previsioni più pessimistiche spicca quella del gruppo bancario Nomura che, nel 2011, ha fatto uno studio prevedendo che rispetto all’Euro attuale la “nuova lira” avrebbe una svalutazione di circa il 30%. Oggi il rapporto euro/dollaro è 1.30 circa, occorrono 1.30 dollari per acquistare 1 euro. Tornando alla lira (secondo questa previsione) occorrerebbe circa 0.95 dollari per acquistare 1a “nuova lira”. Sarebbe lo stesso rapporto che esisteva tra euro e dollaro dal 2002 al 2006, quando occorreva circa 1 euro per acquistare 1 dollaro, per cui un rapporto sostenibilissimo e per nulla drammatico. Inoltre non è vero che la svalutazione si scarica in toto su ogni bene prezzato circolante, in quanto solo una parte dei beni circolanti è prodotta all’estero e importata e, più precisamente, il fabbisogno energetico effettivo che l’Italia importa dall’estero è una cifra molto più bassa di quello che si pensi, circa l’1,8% del PIL.

Lo Stato, d’altra parte, potrebbe in qualsiasi momento intervenire con politiche fiscali per sostenere gli eventuali maggiori costi (potrebbe, ad esempio, detassare quei beni acquistati all’estero), mentre oggi non può intervenire in alcun modo e deve limitarsi a subire passivamente le scelte di soggetti (privati) esteri.

Se la nuova Lira fosse debole rispetto al dollaro, inoltre, questo porterebbe investitori (con dollari) a venire in Italia perché, per loro, risulterebbe conveniente. E questo comporterebbe l’ingresso di molti dollari in Italia da utilizzare anche, eventualmente, per far fronte all’esiguo fabbisogno del 1,8% del PIL.

 

LA SVALUTAZIONE RILANCIA L’EXPORT. La svalutazione della “nuova lira” rilancerebbe tutto l’export italiano a livelli altissimi, con entrate forti di capitale straniero che compenserebbe gli esigui costi delle importazioni.

 

NESSUNA RICADUTA SUI REDDITI ITALIANI. E’ importante sottolineare che nulla accadrebbe ai redditi degli italiani, perché sarebbero prezzati in lire e, se lo Stato si prefiggesse come unico interesse da perseguire quello pubblico, attuando politiche MMT, sarebbero sostenuti senza limiti dallo Stato. Tutto ciò che è prezzato in lire e prodotto e venduto all’interno dell’Italia non subirebbe variazioni alcune. Per la quota non maggioritaria di beni e servizi che la “nuova lira” dovrebbe acquistare all’estero, vale il discorso dell’aumento di entrate nazionali in valuta straniera con cui pagare quegli acquisti, grazie all’aumentato export italiano che una “nuova lira” svalutata ci garantirebbe. Inoltre, oggi sempre meno produttori di energia (Russia, Arabia Saudita, ecc.) desiderano pagamenti in Euro, proprio perché è una valuta forte. Infine, la piena occupazione perseguita con politiche della MMT, posta in essere per mezzo di piani di lavoro transitorio garantito dallo Stato (PLG) - che aumentando i redditi rilancerebbero la domanda interna, la quale si tradurrebbe in  più consumi, i quali a loro volta si tradurrebbero in più vendite, innescando un circolo virtuoso che consentirebbe all’economia di tornare a crescere e al settore privato di rifiorire e di poter attingere dai piani di lavoro transitorio per assumere persone che, nel frattempo, sarebbero state formate dallo Stato, al fine di far fronte alla maggiore produzione innescata dall‘aumento della domanda -  rilancerebbe la nostra economia e dunque attirerebbe anche gli investimenti stranieri in Italia, che significano altro capitale estero con cui pagare le nostre importazioni. Infatti è l’economia florida che attira i capitali stranieri; l’economia al collasso attira solo gli sciacalli che possono comprare le imprese italiane a prezzi stracciati sfruttando la manodopera locale con salari da fame.

 

LA BENZINA COSTEREBBE MENO. Oltre il 60% del prezzo del carburante oggi è dato dalle accise, ovvero da tasse. Tornando alla moneta sovrana lo Stato, non avendo più bisogno di far pagare queste tasse inutili ai cittadini, dal momento che potrebbe disporre di tutto il denaro di cui necessita, potrebbe abbattere da subito il 60% del prezzo.

 

LIBERIAMOCI DALLE SUPERSTIZIONI! «c’è un elemento di verità nel ritenere una superstizione il fatto che il bilancio dello stato debba essere pareggiato in ogni momento. (…) Una delle funzioni della vecchia religione è stata quella di spaventare la gente attraverso a volte, ciò che potrebbero essere considerate "credenze mitologiche", spingendola quindi a comportarsi in un modo che, alla fine, la vita civile esigeva. (…)». Paul Samuelson, Premio Nobel per l’Economia 1970.



(Vulcano n° 81)

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