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La festa di Santa Greca

80 - 2 centro commerciale naturale decimomannu
• di Franco Dalmonte, Presidente del CCN

 

La festa di Santa Greca suscita, come sempre, molte polemiche. Il punto di vista dei commercianti e artigiani Decimesi è noto da tempo. C'è l'aspetto religioso della festa, che porta un grande numero di fedeli nel nostro paese, e ci sono i festeggiamenti civili e tutta una serie di altre iniziative quali fuochi d'artificio, giostre, torronai, arrostitori di maialetti e muggini, bancarelle di cianfrusaglie etc. L'insieme di tutti questi eventi ha come risultato un afflusso straordinario di persone che non porta alcun beneficio economico per il paese, salvo che quest’anno "gli arrostitori locali" sono stati privilegiati dall’amministrazione comunale rispetto ai “non residenti” il che è meglio di niente.

Noi ci ostiniamo però ad immaginare una festa diversa, un momento di grande mobilitazione di tutto il paese e dell’area circostante, che utilizzi il richiamo della sagra per mettere in mostra le sue migliori espressioni culturali, artistiche, folkloristiche, produttive, artigianali, culinarie: un paese intelligente, che coglie l’occasione per farsi conoscere e far conoscere alla Sardegna le proprie tradizioni e il meglio di se stesso, come si usa dire “i propri saperi e i propri sapori”.

Questo comporta molte modifiche alla stanca ripetizione del solito trantran: si potrebbe studiare una diversa localizzazione delle bancarelle (per esempio, sistemandole nella circonvallazione che congiunge la piazza della Chiesa con la vecchia stazione ferroviaria) e si potrebbe dimezzare il numero degli espositori, posizionandoli tutti su un unico lato della strada, senza creare quell’ingorgo pericolosissimo che si verifica la Domenica, con gravi rischi per la sicurezza delle persone. Credo che i più grandi e frequenti miracoli di Santa Greca siano “il bel tempo” che è quasi sempre assicurato e la mancanza di incidenti, in mezzo a quell’infernale intasamento della Domenica.

Ma per realizzare queste idee o altre che si potrebbero contrapporre, è necessario un programma di “rinascita” del paese, da troppi anni soffocato dalla mancanza di una seria guida politica.

Se si volessero fare le cose dette sopra, si scoprirebbe che non è possibile realizzarle per mancanza della “materia prima”: cioè per mancanza delle cose da mettere in mostra. Infatti, dove sono le associazioni e le iniziative culturali? Dove sono i pittori, gli scultori, i musicisti? Dove è il gruppo folkloristico del paese? Dove sono le attività produttive e gli artigiani capaci di produrre manufatti da portare all’attenzione dei visitatori? Dove sono e quali sono i piatti tipici decimesi? Conosciamo le panade di Assemini, il torrone di Tonara o le lumache di Gesico, ma è più difficile dire quale pietanza caratterizza Decimomannu e quali siano i saperi e i sapori del paese.

I saperi e le capacità esistevano: le abbiamo conosciute e possiamo testimoniarlo. Sono certo che esistono anche oggi, ma sono nascosti, ignorati e non sostenuti. A nulla servono le 40 associazioni di cui è ricco il paese: sono troppe, di piccole dimensioni e difficili da coordinare. E su questo sarebbe necessario intervenire con rapidità ed energia.

Infine è necessario effettuare una revisione totale dell’assetto urbanistico e viario del paese, non per necessità delle imprese, ma per soddisfare le esigenze dei cittadini: un paese che rende difficile e poco piacevole il soggiorno ai propri cittadini non è ospitale neppure per i commerci e per le iniziative imprenditoriali. Ma questo è un argomento troppo importante e complesso, e sarà il caso di approfondirlo in altra occasione.

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