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L'incredibile e vittoriosa battaglia ambientale di Orani

80 - 16 franco pinna sindaco di orani
Raccontiamo ai lettori di Vulcano la vittoriosa rivincita di un piccolo paese della Barbagia contro una multinazionale, la quale avrebbe voluto impiantare nel territorio 35 pale eoliche, senza nessuna ricaduta positiva sul paese e i suoi abitanti. • di GIULIANA MALLEI


La storia che stiamo per raccontare è una novella a lieto fine che però ha tenuto col fiato sospeso gli abitanti di un piccolo paese della Barbagia.
Il paese in questione è Orani, tremila anime e un territorio ricco di bellezze naturali, archeologiche e artistiche; la sua economia è di tipo misto, si pratica l'allevamento, l'agricoltura e l'attività mineraria (sono presenti miniere di talco e feldspato); l'artigianato è inoltre molto vario e spazia dalla produzione di stoffe e velluti (Orani è il regno dello stilista Paolo Modolo), pellame, ceramica, ferro battuto e falegnameria.
Abbiamo incontrato sindaco di Orani, Franco Pinna, il quale ci ha raccontato dall'inizio questa incredibile vicenda.
Il tutto ha avuto inizionel 2009 quando una multinazionale spagnola, la GAMESA spa, si propone al Comune di Orani per stilare il Certificato Verde con una manifestazione di interesse. Segue un silenzio di 4 anni, fino al dicembre 2013 quando, attraverso i giornali, il Comune di Orani e tutti gli oranesi vengono a conoscenza del fatto che il loro territorio è interessato da una valutazione di impatto ambientale per l'allestimento di un parco eolico.
Il progetto in questione prevedeva il posizionamento di 9 pale eoliche, 7 in territorio di Orani e 2 in territorio di Nuoro. Questo solo in una prima fase perché poi il progetto stabiliva l'installazione di ben 35 pale nel giro di 29 anni. Inoltre le pale sarebbero state collegate tra loro attraverso un elettrodotto con delle cabine elettriche di tanto in tanto. Un impatto ambientale notevole, se si considera che ogni pala raggiunge i 150 metri di altezza.
L'aspetto più incredibile era dato dal fatto che il Comune era all'oscuro di tutto. Si è venuti a conoscenza del progetto nel dettaglio quando è stata attivata la procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) che ha attivato l'ufficio SAVI della Regione. Immediatamente il sindaco ha avuto un incontro con il Country Manager della GAMESA spa, che ha provveduto a snocciolare le cifre dell'investimento che la Società multinazionale si accingeva ad affrontare: 30 milioni di euro. In realtà l'investimento era inferiore di circa il 50% perché ben 16 milioni di euro sarebbero stati gestiti direttamente dalla GAMESA spa poiché quest'ultima produce direttamente tutti i macchinari necessari alla strutturazione dell'impianto. Al contempo il Country Manager non ha saputo, o voluto, specificare quelli che potevano essere i vantaggi di tale progetto per il Comune e la popolazione di Orani.
Il Comune si è dichiarato non favorevole per tutta una serie di ragioni. Infatti il  progetto si sarebbe dovuto realizzare in un'area ricca di pertinenze, difatti sono presenti: zone archeologiche, forestali e ambientali, inoltre una vasta porzione ricadeva nel parco Geo-Minerario, un'altra porzione si trovava nel SIC del Monte Gonare, infine un'altra area era stata devastata da un incendio nel 2007 e pertanto è protetta.
Conseguentemente il primo cittadino ha provveduto a scrivere una lettera alla Giunta Regionale con tutte le motivazioni che impedivano la realizzazione dell'opera.
Nel frattempo anche il Comune di Nuoro ha affermato la propria contrarietà al progetto.
La multinazionale ha quindi messo in campo l'artiglieria pesante applicato la procedura della Pubblica Utilità, mossa micidiale effettuata senza preavviso che metteva Orani con le spalle al muro. Un vero e proprio atto di forza.
Gli oranesi hanno accettato la sfida ed èstata indetta una assemblea pubblica alla quale ha preso parte l'intera popolazione.La procedura di Pubblica Utilità prevede infatti, tra le altre cose,  espropri forzati e la costruzione di strade che vengono poi recintate e attraversano intere tanche senza tener conto delle già esistenti strade di campagna dividendo proprietà in due o più parti in modo da avere l'accesso garantito all'impianto senza ostacoli 24 ore su 24.
Durante l'assemblea è stato ribadito il “NO”, da parte di tutta la popolazione, ma la GAMESA spa ha affermato che sarebbe andata avanti per la sua strada. Dall'alto della sua potenza, lasciava intendere che il paese di Orani, nonostante il suo diniego, non aveva voce in capitolo su un'opera di grandi proporzioni come la loro.
Ma i sardi sono testardi e hanno indetto una seconda assemblea pubblica che la GAMESA spa proprio non avrebbe voluto, infatti proponeva orari di incontro assurdi tipo le 15,00 pomeridiane, ora in cui la gente lavora. Si è comunque riusciti ad organizzarla e in questa occasione è stato presentato il progetto alla popolazione. La tensione, già alle stelle, si è fatta incandescente ed è esplosa. Gli oranesi hanno urlato il loro “NO” più sentito davanti ad un progetto che non prevedeva niente di chiaro e nulla di concreto per il loro futuro.
A questa seconda assemblea è seguito un Consiglio Comunale che ha deliberato all'unanimità il rifiuto del progetto. Il Consiglio Comunale, in materia, è sovrano.
Pochi giorni dopo è stata indetta una Conferenza dei Servizi alla quale hanno partecipato numerosissimi enti che, a vario titolo, potevano essere interessati, tra i quali vi erano l'Aeronautica e l'ENAC. In questa sede il paese di Orani si è presentato con una dettagliata descrizione della propria identità economica.
Non molto tempo dopo la Conferenza dei Sevizi,il Comune è stato informato, dapprima in via informale e poi in via formale, che il progetto non avrebbe trovato realizzazione.
Infine, alcuni giorni fa, la stessa GAMESA spa ha ufficialmente annunciato che ha archiviato il progetto.
La vicenda che lei ci ha raccontato dovrebbe aiutare i sardi a riflettere sui tanti progetti, con un enorme impatto ambientale, che si vorrebbero realizzare nella nostra isola, ma che allo stesso tempo offrono poca chiarezza. Quale tipo di riflessione suggerisce?
Innanzitutto è inaccettabile che sui nostri territori siano gli altri a decidere e men che meno le multinazionali. Sono fermamente convinto che le piccole comunità debbano avere l'autonomia decisionale assoluta. Non sono contrario alle energie rinnovabili, ma la realizzazione di un qualunque impianto che le pone in essere deve essere oggetto di concertazione con le istituzioni locali e con la popolazione e non deve essere una imposizione dall'alto.
In secondo luogo, come sardi, dobbiamo domandarci: a chi serve questa energia? Ricordiamo che la nostra isola produce già una quantità enorme di energia, siamo infatti in sovrapproduzione, ma per chi la stiamo producendo? Certamente non per noi stessi. Infatti in Sardegna l'energia costa il 30% in più che nel resto della Nazione. Questo è assurdo e inaccettabile. La nostra energia qui prodotta grazie al vento, al sole e al clima dovremo averla gratis.
Quindi lei, a priori, non è contrario alla realizzazione di impianti per l'energia rinnovabile?
Come ho già detto, non lo sono. Sono invece fermamente convinto che ogni progetto di questo genere debba essere chiaro e limpido in ogni aspetto e da subito la popolazione deve entrare nella concertazione. La Comunità di Orani ha potuto evitare un grosso danno ambientale perché in modo compatto e deciso ha voluto capire e sapere fino in fondo, come era suo diritto, e alla fine ha scelto di rinunciare ad un progetto oscuro che per la popolazione sarebbe stato inutile e deleterio.
C'è stato un momento in cui ha pensato che non potevate farcela contro un colosso come la GAMESA spa?
Confesso che ho temuto moltissimo che non ce l'avremo fatta, data anche l'alta tensione durante la seconda assemblea pubblica.
Ci sono state delle conseguenze dopo il termine della vertenza?
Per Orani è stata una grande gioia. La GAMESA spa ha provveduto invece a licenziare il Country Manager.
Come ho già fatto dalle pagine del sito labarbagia.net il 25 maggio scorso, vorrei dire a tutti i miei colleghi sindaci: non lasciatevi ammaliare dalle offerte economiche. So bene che in periodi di magra come questi per le casse comunali offerte simili possono tentare, ma occorre resistere e respingerle al mittente senza esitazioni come abbiamo fatto noi, perché il prezzo da pagare per il territorio è altissimo.

Ringraziamo sentitamente il dott. Franco Pinna per averci raccontato questa vicenda così interessante. Riteniamo che Orani abbia avuto un coraggio enorme opponendosi ad un gigante come la GAMESA spa e speriamo che il suo sia stato un ruolo da apripista e che tutti noi prendiamo coscienza che si può dire di “NO” per il bene, la salute e l'interesse di tutti.

N.B. Per un dettagliato resoconto della seconda assemblea pubblica rimandiamo all'articolo di Michele Arbau pubblicato sul sito www.labarbagia.net del 13 marzo 2014.

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