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Decimomannu. L’uomo “invisibile” che vive in auto

80 - 14 roberto mascia allinterno della sua auto
80 - 14 roberto mascia
Una vicenda emblematica, amara. L’ennesima storia di ordinaria emarginazione che vede per “protagonista” il disoccupato cagliaritano Roberto Mascia. L’uomo – decimese d’adozione e residente nel paese sin dal 1987 – vive da oltre tre mesi nell’angusto abitacolo della propria auto posteggiata nella centrale via Parini a Decimomannu. • di TONINO USCIDDA

 

L’automobile non più come mezzo di locomozione per svagarsi o recarsi al lavoro, ma adibita a rifugio in tempi di grave crisi occupativa. Roberto ha 48 anni, è disoccupato, è genitore separato ed è, purtroppo, anche un “uomo invisibile” per non pochi suoi pari di questo strano paese. “Uomo invisibile” (avete capito bene) che vive suo malgrado chiuso per lo più all’interno della propria piccola, malconcia, autovettura posteggiata da oltre tre mesi (!) davanti al giardino pubblico di via Parini.

Roberto è persona dignitosa, ma anche disperata perché oltre a un lavoro stabile – ma c’è da dire che si presta, tutte le mattine, a svolgere le mansioni più umili pur di ricavare pochi euro al mercato ortofrutticolo di Sestu - ha perso anche il calore umano che solo la famiglia e gli amici (quelli veri) sanno dare. Roberto è separato da anni ed è padre di due figli adulti che ama e non vede da tempo, nonostante abitino a poche centinaia di metri dal suo auto-rifugio. «Ne soffro particolarmente perché nulla al mondo è più importante di loro. Meno male che sono una persona forte» sostiene Mascia. «Ritengo di aver vinto in passato battaglie ben più impegnative di questa. Invece – ammette sconsolato – mi è impossibile, per ora, venire a capo di questo difficile momento. Comunque sia – Roberto non ci sta a darsi per vinto -  sono certo che prima o poi qualcosa cambierà e non solo per me ma - è l’augurio - anche per tantissime persone che versano nella mia condizione».

Il servizio sociale del Comune si sta occupando del tuo caso? «Si, per il momento ricevo un piccolo contributo mensile di 150 euro, percepito una volta sola. Inoltre – tiene a precisare - sono stato inserito nella lista d’attesa di coloro da impiegare nei cantieri di lavoro comunali. L’assistente sociale Elisabetta De Vita – ricostruisce il disoccupato - mi ha invitato a trovarmi una sistemazione abitativa (montagna impervia da scalare) assicurandomi che il Comune si sarebbe fatto carico, inizialmente, di contribuire alle spese». Sulla stessa lunghezza d’onda il primo cittadino Anna Paola Marongiu: «...il sindaco mi ha reso edotto su l’inesistenza nel paese di alloggi o monolocali da adibire, anche in via provvisoria, ai senza lavoro».

Altri contatti? «In questi mesi non ho visto né sentito nessun altro esponente dell’amministrazione comunale. Solo il comandante dei vigili Manca mi ha avvisato di provvedere a spostare l’auto (non marciante e sprovvista di bollo e assicurazione) in altro luogo, magari nello spiazzo senza un filo d’ombra posto dietro il Palasport. Questo per via – riferisce - delle non troppo velate proteste di qualche abitante del quartiere». Quindi all’indifferenza si aggiunge anche una certa insofferenza. Cosa che fa a cazzotti con la solidarietà. «Purtroppo si, nessuno ha dimostrato sinora attenzione per la mia precaria situazione». Roberto non usa mezzi termini quando aggiunge: «Avverto invece, mi rincresce dirlo, un certo disprezzo e nessuna compassione...». Parole di pietrama anche di dignitosa speranza vengono pronunziate da questo giovane padre da tempo immemorabile senza un salario e senza i suoi affetti più cari «...non tutto nella vita viene per nuocere e la ruota dovrà pur girare per il verso giusto. O no?». Tenacia, volontà, spirito di iniziativa non mancano a quest’uomo sfortunato. Valori che forse lo aiuteranno (…) a superare il tunnel buio della disperazione e della miseria.  Non interiore nel caso di Roberto.

 

(Vulcano n° 80)

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